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Toghe e politica, ecco la riforma del Csm targata Cartabia

Il piano della guardasigilli: sistema elettorale maggioritario, stretta alle porte girevoli tra toghe e politica e presenza (soft) degli avvocati nei consigli giudiziari
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«Coinvolgimento di avvocati e professori nei Consigli giudiziari»: è questa per ora la generica posizione ufficiale del Governo che si vorrebbe introdurre nella riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario. La Ministra Cartabia ieri ha incontrato separatamente tutti i partiti di maggioranza. Da quanto ci raccontano i parlamentari la Guardasigilli non ha espresso una posizione sulla possibilità di aprire al diritto di voto per gli avvocati in merito alle valutazioni di professionalità. Eppure lo chiedono tutti i partiti, o almeno come i Cinque Stelle non si opporrebbero.

L’intenzione è di coinvolgere gli avvocati ma sul come, ci dice il sottosegretario Sisto, «siamo in una fase di working in progress». La delegazione del Pd, composta da Anna Rossomando, Alfredo Bazoli e Walter Verini, ha suggerito per esempio alla Ministra una proposta che ha accolto con interesse: per evitare possibili conflitti di interesse tra l’avvocato del Consiglio giudiziario e il magistrato che si va a valutare, i dem suggeriscono che l’avvocato voti sulla base di un parere che formalmente ha elaborato il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di quel distretto, andando così a spersonalizzare il voto del singolo avvocato che diviene in pratica un delegato del Coa.

Tornando agli altri elementi di riforma, va detto che per il sistema di voto del Csm è stata accantonata la proposta Luciani del voto singolo trasferibile. Si mira ad un sistema maggioritario con collegi binominali con correttivi per rappresentare i gruppi minoritari. Prevista altresì la parità di genere sulle candidature. Non si abbandona del tutto l’ipotesi del sorteggio: se non arrivano spontaneamente il triplo delle candidature rispetto ai posti da assegnare per ogni collegio, si integrano per sorteggio tra i magistrati che non hanno negato la loro disponibilità. E scatta il sorteggio anche nel caso in cui non sia assicurata la parità di genere. Diverse le novità sulle toghe in politica: i magistrati non potranno candidarsi nel collegio in cui è compreso in tutto o in parte l’ufficio giudiziario in cui hanno prestato servizio negli ultimi tre anni. E all’atto dell’accettazione della candidatura dovranno essere posti in aspettativa senza assegni. Non c’è però lo stop alle porte girevoli, previsto dal ddl Bonafede e che i 5s hanno chiesto di mantenere, perché chi si candida – eletto o non eletto – potrà tornare a indossare la toga, anche se solo a certe condizioni, e comunque per un periodo di tempo potrebbe stare lontano dalle funzioni giudiziarie.

È prevista una riduzione dei magistrati fuori ruolo: il numero sarà definito in fase di delega. Per gli incarichi semidirettivi e direttivi si vuole individuare un contenuto minimo di criteri di valutazione, tra cui l’anzianità, per verificare tra l’altro anche le capacità organizzative. Per le valutazioni di professionalità si va verso una articolazione del giudizio positivo in: discreto, buono o ottimo. La riforma questa volta non sarà blindata come per il penale. La timeline dovrebbe essere questa: entro la prossima settimana, la Ministra formalizzerà la sua proposta che i partiti hanno chiesto di rivedere prima che la porti in Consiglio dei Ministri. Poi sarà dato spazio al lavoro sub emendativo al quale seguirà un altro incontro con i partiti. Quest’ultimi sono prudenti nell’esprimere un giudizio definitivo, aspettano di vedere il testo ultimo della proposta governativa. Comunque i presupposti per una buona riforma sembrano esserci.

Per Lucia Annibali di Italia Viva: «Noi non abbiamo preclusioni particolare sul sistema elettorale del Csm. Sicuramente si fa un passo avanti rispetto alla proposta Luciani, che in diversi punti è apparsa blanda. È importante che vengano affrontati adeguatamente gli altri nodi cruciali, come le porte girevoli, i fuori ruolo e le valutazioni di professionalità: e sembra che la strada è quella giusta se verranno confermati i paletti illustrati dalla Ministra, senza dimenticare il diritto di voto per gli avvocati nei Consigli giudiziari». Anche per Federico Conte (Leu) «si va sicuramente nella direzione giusta, potenziando l’impianto del ddl Bonafede. Io ho insistito molto per il diritto di voto per gli avvocati. La Ministra valuterà. Per noi è anche necessario rafforzare i percorsi formativi per i magistrati che ricoprono incarichi direttivi, non solo in merito ai modelli organizzativi ma anche per le competenze digitali». Per Walter Verini, relatore del provvedimento insieme al pentastellato Saitta, «una legge elettorale può aiutare a frenare le degenerazioni correntizie ma è evidente che nella magistratura ci vuole un grandissimo sforzo di autorinnovamento. Ho fiducia che le riforme del penale, del civile e dell’ordinamento nel loro insieme siano dei passi nella direzione giusta per una giustizia moderna e in linea con la Costituzione e col fatto che siamo un Paese europeo».

Più critico Pierantonio Zanettin, capogruppo di FI in Commissione Giustizia: «la soluzione proposta favorisce bipolarismo e mortifica i gruppi minori. Noi abbiamo riproposto il sorteggio temperato come unica soluzione per togliere potere alle correnti. Tra le nostre priorità lo stop alle porte girevoli. I magistrati eletti in politica non devono più poter rientrare a fare nè il pm, nè il giudice. Indispensabile anche una stretta sui magistrati fuori ruolo. E va riconosciuto il diritto di voto agli avvocati nei consigli giudiziari sulle valutazioni di professionalità dei magistrati». Fermare le porte girevoli fra politica e magistratura è anche «la priorità» del Cinque Stelle «insieme alla restituzione alla categoria della propria piena dignità dopo gli scandali degli ultimi anni».

Questi i punti principali portati al tavolo con la Guardasigilli dalla delegazione dei pentastellati- composta da Eugenio Saitta e Alfonso Bonafede. «È stato un colloquio cordiale e molto costruttivo – affermano deputate e deputati M5S della commissione giustizia -. Siamo contenti di constatare che l’impianto è quello della legge Bonafede già depositata alla Camera». Non si sbilancia Enrico Costa di Azione: «prima di qualsiasi valutazione aspetto di vedere il testo ufficiale. Posso dire che per il sistema di voto del Csm, per quel che concerne i giudici sono previsti 4 collegi nazionali e vengono eletti i primi due, con un recupero dei migliori terzi, che io ho ribattezzato ‘modello Champions League’. La cosa importante è che per la legge elettorale del Csm non ci sarà la delega. Per quanto riguarda le porte girevoli, ho proposto di distaccare i non eletti al settore civile». Anche Manuela Gagliardi di Coraggio Italia conferma «il nostro interesse a valutare e sostenere quanto la Guardasigilli presenterà».

Per la Lega ha partecipato all’incontro l’onorevole Roberto Turri: «per noi solo il sorteggio, seppur temperato, può mettere un freno al correntismo. Valuteremo la proposta formale che presenteranno. Sulle porte girevoli: per noi uno che entra in politica non deve fare più il magistrato, non deve ricoprire più funzioni giudiziarie. Con la situazione attuale c’è bisogno di decisioni forti, non di palliativi. Dopo Palamara tutti dobbiamo assumerci la responsabilità di fare norme chiare e che mettano fine al sistema clientelare».

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