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Violante contro Travaglio: «Offensivo e volgare su Berlusconi»

Violante
L'ex presidente della Camera, Luciano Violante si scaglia contro Marco Travaglio dopo la campagna denigratoria messa in atto contro Silvio Berlusconi
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Luciano Violante, tutt’altro che vicino alle posizioni politiche di Silvio Berlusconi, critica duramente il Fatto Quotidiano che nei giorni scorsi ha avviato una campagna di stampa contro l’ex presidente del Consiglio dei Ministri, circa la possibilità di candidarlo a presidente della Repubblica.

Secondo l’ex presidente della Camera dei Deputati, infatti, «tutti i cittadini che hanno più di cinquanta anni possono candidarsi. Spetta ai parlamentari decidere chi votare. Ad ogni modo le persone non vanno mai offese. È sbagliato usare questi toni nella lotta politica». Violante dunque ritiene che la campagna denigratoria di Marco Travaglio sia «offensiva e volgare», aggiungendo che le parole utilizzate dal direttore del Fatto, sono dequalificanti a prescindere.

Violante parla anche del caso Morisi

L’intervista rilasciata al Giornale, tuttavia, verte anche sul caso di Luca Morisi, l’ex Guru social di Matteo Salvini, la cui inchiesta per il festino di sesso e droga si avvia verso l’archiviazione. «Gli errori da chi sono stati commessi? Dai mezzi di comunicazione senz’altro, da chi ha creato il caso. È stata una battaglia politica contro la Lega non condotta dalla magistratura».

Come riformare il Csm: il commento di Violante

L’ex magistrato poi torna sulle funzioni del Consiglio Superiore della Magistratura: «Occorre rinnovare nel Csm solo i componenti che sono in carica da quattro anni. La rotazione ridurrebbe il potere improprio delle correnti. Il Csm dovrebbe avere due funzioni: tutelare l’indipendenza dei magistrati e assicurare il raccordo tra magistratura e altri poteri dello Stato. Col tempo entrambe sono venute meno. La magistratura si è autoisolata».

Infine, una critica al mondo dell’informazione: «La comunicazione giudiziaria che doveva garantire l’accusato è diventata anticamera della pubblica criminalizzazione, anche per il modo scandalistico con il quale i media trattano le notizie. Ci sono giornalisti di riporto che si limitano a prendere un pezzo di un’inchiesta e portarla sul giornale, senza riflettere, spiegare, contestualizzare, solo per fare uno scoop».

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