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Il Diritto è l’arma più forte anche contro le mafie

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Che la giustizia italiana possa e debba ripartire dal Sud del Paese è un’intuizione decisiva del Cnf. Per anni, decenni, la politica ci ha raccontato che senza il Sud l’Italia non sarebbe ripartita, un refrain che durava giusto il tempo di una campagna elettorale
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L’idea che la giustizia italiana possa e debba ripartire dal Sud del Paese è un’intuizione decisiva del Cnf. Per anni, decenni, la politica ci ha raccontato che senza il Sud l’Italia non sarebbe ripartita, un refrain che durava giusto il tempo di una campagna elettorale: a urne chiuse il nostro Sud tornava di nuovo “questione meridionale”, ineluttabilmente risucchiato dentro quella narrazione di un mezzogiorno “geneticamente” criminale e criminogeno.

E così lo Stato smontava, o quanto meno indeboliva, i suoi presidi democratici per insediarsi come presenza minacciosa, autoritaria. La lotta alla mafia, ci hanno spiegato per anni, si gioca sul confine dello Stato di diritto. Il Sud, e la Calabria in particolare, è dunque divenuto laboratorio politico, un’enclave nella quale sperimentare una sorta di democrazia “temperata”. Parliamo, per esempio, delle centinaia di comuni sciolti per mafia e delle migliaia di aziende interdette da “semplici”, e spesso discutibilissime, relazioni prefettizie. E quali sono i risultati di questa smobilitazione dei diritti? Nessuno o quasi. I comuni continuano a essere sciolti: quelli di Platì, Locri, San Luca sono stati “licenziati” due, tre volte, dimostrazione evidente che questa misura deprime la volontà popolare, (non dobbiamo infatti dimenticare che quei consigli comunali erano stati eletti dal popolo), senza intaccare il potere mafioso.

Stesso discorso per quel che riguarda le interdittive antimafia. Quando si scopre – e capita assai spesso – che quelle aziende bloccate dallo Stato sulla base di un semplice sospetto non avevano nulla a che fare con la ’ndrangheta, sul terreno non troviamo altro che cenere: capitali naufragati e posti di lavoro bruciati. Siamo dunque al paradosso di uno Stato che alimenta l’esercito dei disoccupati: carne da macello a disposizione di mafie che si nutrono della disperazione dei cittadini e che subdolamente assumono il ruolo di “anti-Stato” benevolo. Insomma, l’idea che il Sud sia solo un’emergenza è una strada che porta al fallimento, a un vicolo cieco. Anche per questo l’iniziativa del Cnf è di straordinaria importanza, perché la sola presenza dei vertici dell’avvocatura italiana – simbolo stesso del Diritto – può di certo favorire un cambio di rotta.

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