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Scontro nel Governo sulla liberalizzazione delle droghe

liberalizzazione delle droghe
In Italia si torna a discutere della liberalizzazione delle droghe dopo il via libera della Germania alla cannabis. Ma la politica si divide: le posizioni
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«All’interno del Governo ci sono sensibilità diverse» sul tema della liberalizzazione delle droghe: lo ha sottolineato il ministro per le Autonomie, Maria Stella Gelmini, intervenendo alla VI Conferenza Nazionale sulle dipendenze a Genova. «Dico con chiarezza», ha aggiunto, «che faccio parte di un pensiero, di una corrente culturale, che non solo è contraria a qualsiasi forma di legalizzazione di ogni tipo di sostanza stupefacente, ma sono anche convinta che non esista una libertà di drogarsi ma che l’azione dello Stato possa e debba concentrarsi soltanto sula liberazione dalla droga».

Gasparri e Giovanardi contro la liberalizzazione delle droghe

«C’è molta ipocrisia in materia di droga. Ed emerge tutta alla conferenza sulle dipendenze in corso a Genova. Il ministro Dadone affida alle interviste le sue tesi sbagliate pro cannabis legale e non propone nella conferenza forti iniziative per la prevenzione e il recupero in materia di tossicodipendenze. Bene hanno fatto il ministro Gelmini e il presidente Fedriga, intervenendo nella conferenza, a dire no ad ogni legalizzazione e a ribadire che la droga non si combatte distribuendo droga. Bisogna aiutare le comunità e il volontariato, oggi non adeguamente sostenuto o addirittura abbandonato, pur avendo i migliori risultati nella lotta alle dipendenze. Bisogna rafforzare e riqualificare i servizi pubblici. Bisogna applicare le leggi che consentono ai detenuti tossicodipendenti di lasciare il carcere se accettano un percorso in una comunità». Lo dichiarano i senatori Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi.

«Dalla droga si esce così, non legalizzando e esaltando di fatto le sostanze stupefacenti. Invece mancano proposte adeguate per la prevenzione e il recupero. Grande assente nel dibattito è il rischio che comporta il referendum, che punto ad alimentare la circolazione non solo della cannabis ma anche a sdoganare la cosiddetta droga dello stupro, il cui spaccio verrebbe punito al massimo con una multa. Ma di questo non si parla, preferendo l’ipocrisia e le frasi fatte. Siamo a Genova per sostenere il volontariato in prima linea, siamo impegnati come sempre per combattere le dipendenze con la cultura della solidarietà e della vita. Contro chi con le sue proposte e i suoi referendum apre la strada a nuovi errori e a nuovi orrori« concludono.

Detenuti e le droghe, i numeri della Cartabia

«Al 30 giugno scorso erano 14.891 i detenuti con problemi di tossicodipendenze su un totale 53.637 persone ospiti degli istituti penitenziari, il 27% del totale dei detenuti: una grandissima quota della popolazione reclusa e con grandissime diversità al suo interno». Così il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, alla VI Conferenza Nazionale sulle dipendenze a Genova. 

Liberalizzazione delle droghe, il no di Fedriga

«Penso che dobbiamo porci con realismo e trasparenza di fronte al modello sociale che abbiamo imposto alle nuove generazioni: un modello dove il fallimento, il sacrificio vengono esclusi e se noi diciamo che non esiste il sacrificio e non esiste il fallimento il risultato è l’isolamento, l’individualismo e il ricorso magari a sostanze perché non si accetta quello che fa parte della vita tra cui la sofferenza». Lo ha affermato Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni, intervenuto sul palco della VI conferenza nazionale sulle dipendenze, in corso a Palazzo Ducale di Genova.

«Sono d’accordo con chi ha detto che non bisogna usare le droghe per fare campagna elettorale, ma non credo che la droga si combatta legalizzandola, non mi risulta che dalle dipendenze legalizzate ci sia stato un grande risultato nel loro utilizzo o non utilizzo» ha aggiunto Massimiliano Fedriga,. «Non va giustificato il non aver saputo affrontare la lotta al narcotraffico – ha detto Fedriga – Se non riusciamo a combatterlo allora legalizziamo? Così non funziona: dobbiamo prenderci delle responsabilità».

La posizione del ministro Dadone

«Oggi approdiamo qui a Genova dopo un confronto fitto con i rappresentanti dei Ministeri, delle Regioni, del privato sociale, del servizio pubblico, delle forze di polizia, degli organismi di intelligence ma anche di organismi internazionali. Ricominciamo qui da Genova, 20 anni dopo la terza conferenza in cui fu protagonista don Gallo che spronò tutti invitando a “pensare alla grande”. Ecco, io credo questo dovremmo fare, porci come obiettivo». Così la ministra per le Politiche giovanili con delega alle politiche antidroga Fabiana Dadone nel suo intervento alla VI Conferenza Nazionale sulle dipendenze “Oltre le fragilità”, in corso a Genova.

Dodici anni «è un periodo estremante lungo di silenzio intollerabile», ha detto poi Dadone. «Vorrei che da Genova ripartissero dei processi, che diano origine poi a un cambiamento organico, inclusivo, senza steccati ideologici, senza un dualismo preconcettuale: affrontiamo tutti insieme degli allarmi che sono diffusi. Non focalizziamoci solo su quelle che sono le nostre convinzioni», ha sottolineato. «Guardiamo ai dati, la Relazione annuale dice chiaramente che soprattutto i ragazzi sono molto attenti a procurarsi le nuove sostanze psicoattive».

Anche questo, ha aggiunto, «deve spingere non solo i rappresentanti dello Stato ma tutti coloro che si occupano del fenomeno a domandarsi che cosa spinge i ragazzi a colmare tale vuoto. Bisogna dunque intervenire prima. E dobbiamo lavorare tutti insieme: Governo, Parlamento, Europa, territori, associazioni e comunità e spero che alla fine di questa Conferenza, grazie al documento che si produrrà, non soltanto ci sarà il piano di azione che a livello governativo dovremo adottare ma ci sarà anche una discussione importante in termini legislativi per aggiornare quello che è il Testo Unico del ’90».

I numeri in possesso del ministero dell’Interno

«Rispetto al 2019, si è registrato nel 2020 un incremento di circa l’8% di sequestri droga. Tuttavia rispetto al biennio 2017 e 2018, quando i sequestri arrivavano a 120 tonnellate di stupefacenti, si è rilevata una tendenza a riduzione stimata in 70 tonnellate. I decrementi riguardano quasi tutte le sostanze, ad eccezione della cocaina, delle droghe sintetiche e della cannabis. Nel 2020 c’è stato un record assoluto nei sequestri di cocaina, ne sono state sequestrate quasi 13 tonnellate, un quantitativo mai raggiunto in precedenza. Riguardo alle droghe sintetiche il dato dei sequestri è del +13,9%». Così il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese alla VI Conferenza Nazionale sulle dipendenze a Genova.

Lamorgese ha anche citato uno studio del Cnr sulla diffusione di droghe e alcol in Italia ha evidenziato che nei ragazzi tra i 15 e 19 anni di età il 19% ha assunto sostanze psicoattive illegali. Per il ministro «decisamente elevata è anche l’incidenza assunzione delle droghe nell’ infortunistica stradale. Negli ultimi 6 anni la polizia stradale ha effettuato controlli su oltre 7mila conducenti e più del 10% sono stati sanzionati per guida sotto effetto di stupefacenti».

Orlando dice sì alla liberalizzazione delle droghe

«È certo che l’approccio meramente repressivo contro le dipendenze è stato pregiudizievole, respingente e non si è fatto carico delle fragilità, non ha cercato di capirle, è stato sostanzialmente una collettiva auto assoluzione rispetto ai fallimenti collettivi. Credo che vada costruita una strategia ampia, che coinvolga la famiglia, le scuole, il sistema sociale e sanitario». Lo ha detto il ministro del Lavoro Andrea Orlando a Genova alla VI Conferenza nazionale sulle dipendenze. «Mi auguro che la conferenza metta una pietra tombale sulla stravagante tentazione di immaginare una via italiana alla lotta alla  droga, o meglio soltanto italiana, la lotta alla droga può essere solo globale, la scala minima è quella europea».

«Nel momento in cui un partner non proprio irrilevante e un alleato non proprio trascurabile come la Germania sembra cambiare profondamente linea, credo sia inevitabile che qualche riflessione si faccia anche nel nostro Paese, anche perché quella scelta determinerà dei riflessi che riguarderanno anche il nostro Paese, lo si voglia o no, in un mercato unico senza frontiere» ha spiegato Andrea Orlando. «Andiamo oltre ipocrisie, ideologie e stereotipi che sono il presupposto fondamentale di quello stigma contro il quale diciamo di voler cooperare«, ha concluso Orlando.

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