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Ergastolo ostativo, alla Camera torna l’assedio giustizialista

ergastolo ostativo
Nella commissione Giustizia di Montecitorio si discute sulla legge che deve recepire il mandato della Corte costituzionale: consentire anche agli ergastolani di mafia e terrorismo di accedere, prima o poi, alla liberazione condizionale anche se non collaborano con la giustizia. Miceli (Pd) e Zanettin (FI) assicurano di voler cambiare il testo base del 5S Perantoni. Ma incombe il rischio che pentastellati e FdI replichino con l’accusa di voler “scarcerare i boss”…
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C’è un tempo per il garantismo, uno per le chiusure. Passata la golden hour della presunzione d’innocenza, il Parlamento torna a inebriarsi con le fragranze giustizialiste dell’era Bonafede. Su un tema, certo, delicato e pericolosissimo: l’ ergastolo ostativo. Così pericoloso che sugli eventuali tentativi di migliorare il testo base, firmato dal pentastellato Mario Perantoni, incombe una minaccia: e cioè il rischio che 5 Stelle e FdI reagiscano con l’accusa di “voler scarcerare i mafiosi”. E la deputata di Italia Viva Lucia Annibali, nelle scorse ore, ne ha avuto un assaggio, come lei stessa racconta in un’intervista al Dubbio.

Ergastolo ostativo, cosa dice la Consulta

Ricapitoliamo. Nella commissione Giustizia di Montecitorio è in corso l’esame della legge che deve recepire l’invito rivolto dalla Consulta con l’ordinanza 97 dello scorso 11 maggio: disciplinare l’accesso alla liberazione condizionale anche per quegli ergastolani ostativi che non collaborino con la giustizia. È praticamente un ordine: ma ci sono tutte le condizioni perché venga disatteso, o travisato. Quando c’è di mezzo la mafia tutto diventa più impervio, l’assedio giustizialista si fa irresistibile.

E così il comitato ristretto della commissione ha adottato, come “base”, il testo di Perantoni, che della commissione è anche presidente: un articolato carico di condizioni impossibili da rispettare per l’ergastolano che volesse ottenere la liberazione, e veder così riconosciuto il diritto costituzionale a una pena umana, orientata al reinserimento, non alla morte civile.

Più di tutto, secondo il testo base l’ergastolano deve provare con “assoluta certezza” (testuale) l’assenza di residui rapporti con la cosca (o l’organizzazione criminale generalmente intesa, visto che le norme si applicano pure ai terroristi). «È un testo semplicemente di partenza, ha una valenza tecnica», assicura il capogruppo di FI in commissione, Pierantonio Zanettin, «poi ciascuno farà i propri emendamenti. Certo, quella proposta da Perantoni è già una legge più lineare rispetto a quella ipotizzata da un altro deputato 5 Stelle, Vittorio Ferraresi. Noi comunque presenteremo le nostre modifiche, la base non va confusa col punto d’arrivo».

Ergastolo ostativo, la posizione dell’Anm

Chiarissimo: sulle intenzioni di Forza Italia non c’è motivo di dubitare. E neppure ce n’è su quelle del Pd, che nel comitato ristretto è rappresentato da un altro parlamentare di comprovatissima fede garantista, Carmelo Miceli: «Partiamo da un testo più snello rispetto a quello di Ferraresi, ma riteniamo debba essere migliorato. In audizione, il presidente Anm Giuseppe Santalucia ha segnalato tra l’altro la ridondanza che sembra permanere in alcuni passaggi, a cominciare dalla parte in cui si richiede che il detenuto dimostri l’assenza di collegamenti con l’organizzazione criminale in termini di assoluta certezza: Santalucia», ricorda Miceli, «fa notare che ne poterebbero derivare difficoltà interpretative notevoli».

E certo: come hanno scritto sul Dubbio due prime linee dell’avvocatura penale, Michele Passione e Maria Brucale, la certezza della prova, addirittura “negativa”, prevista in capo non all’autorità giudiziaria ma a una persona rinchiusa da trent’anni in carcere, è una pretesa assurda.

Oltretutto, il testo base seppellisce un istituto creato dalla giurisprudenza costituzionale, la “collaborazione inesigibile”, cioè impossibile, o “irrilevante”. «Il testo base supera la logica di quell’istituto», riconosce Miceli, «perché prevede che il recluso debba produrre una serie di allegazioni per poter accedere al beneficio. Quindi non basta più la collaborazione impossibile o irrilevante, cioè il limite oggettivo di chi proviene magari da un clan totalmente sgominato o svolgeva ruoli così marginali da non poter offrire elementi utili».

Non basta più, e quindi Santalucia anche qui ricorda che si dovrebbe «quanto meno prevedere un regime transitorio» per l’ergastolano che avesse già avviato una procedura basata sui margini consentiti dalla disciplina antecedente la nuova legge.

Ma appunto, gli aggiustamenti minimi, a cominciare dall’addio a quella pretesa di assoluta certezza, arriveranno davvero? Zanettin lo assicura. Miceli a propria volta spiega che martedì prossimo «come Pd, svolgeremo un’agorà, un confronto aperto a magistrati, avvocati e accademia, proprio sul 4 bis, per approfondire ogni aspetto in vista degli emendamenti». Il venerdì successivo, 3 dicembre, scade appunto il termine per proporre modifiche. Zanettin è chiaro: «Non anticipo gli emendamenti di Forza Italia, posso dire che saranno in linea con i princìpi fissati dalla Consulta: nessuna sottovalutazione della sicurezza, ma laicità e garantismo nel recepire la sentenza costituzionale».

Ergastolo ostativo, cosa faranno i “garantisti”?

E cosa succederà il giorno dopo se, per esempio, la “assoluta certezza” di Perantoni fosse corretta, da FI, Pd e Italia Viva, in “ragionevole probabilità”? E se qualche deputato avesse il coraggio di osservare come il vincolo della dissociazione, tra i tanti oneri previsti a carico dell’ergastolano, violi il principio del “diritto al silenzio”, di chiara derivazione costituzionale, cosa accadrebbe? Con ogni probabilità, M5S e Fratelli d’Italia (che ha depositato una proposta per cambiare addirittura l’articolo 27 della Carta) griderebbero al “salva mafiosi”. A quel punto i garantisti andrebbero fino in fondo?

Diciamo che stavolta, forse la prima volta nell’era Cartabia, sono sotto scacco. E chissà se almeno la guardasigilli potrà impartire, ai deputati, una lezione di diritto costituzionale, quando dovrà esprimere il parere sugli emendamenti.

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