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«Arbitrato, nella riforma c’è uno sguardo aperto al futuro: svolta decisiva sulle misure cautelari»

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Francesca Sorbi: «Valorizzare la funzione dell'arbitro significa offrire un'ulteriore affermazione del ruolo centrale che spetta alla professione forense»
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La risoluzione stragiudiziale delle controversie è un obiettivo ambizioso per una giustizia vicina ai cittadini e in grado di valorizzare al meglio il ruolo dell’avvocato. Gli interventi che si sono susseguiti nel corso degli anni e che sono in cantiere – si pensi al disegno di legge delega per la riforma del processo civile – vanno nella direzione di una valorizzazione del lavoro delle Camere arbitrali forensi con l’utilizzo di strumenti sempre più adeguati.

La centralità dell’arbitrato

Il testo delle proposte in materia di arbitrato della “Commissione Luiso” sottolinea la centralità dell’arbitrato stesso con l’obiettivo di un potenziamento delle sue specifiche prerogative al fine di deflazionare il contenzioso giurisdizionale. Di qui l’esigenza di un rafforzamento della imparzialità del giudice arbitrale. Una figura di garanzia dalla quale deriva un sistema di trasparenza e dalla quale possono trarne tutti beneficio.

La relazione della “Commissione Luiso” stabilisce, a questo proposito, che in capo agli arbitri designati è attribuito «un generale obbligo di rivelazione di tutte le circostanze di fatto (quali, in via esemplificativa, la presenza di eventuali legami o relazioni con le parti o i loro difensori) che potrebbero minare la garanzia dell’imparzialità anche soltanto nella percezione delle parti stesse». Stiamo parlando del cosiddetto Duty of disclosure, contemplato a livello normativo già da altri ordinamenti e nei sistemi giuridici di Common law.

Il dibattito e le conseguenti proposte in materia di arbitrato intendono soddisfare esigenze precise. Spiccano il rispetto e il rafforzamento dei valori di terzietà e imparzialità in capo alla giustizia arbitrale. Altro aspetto di non poco conto è quello di creare fiducia nell’istituto tra i potenziali fruitori e tra i soggetti che intendono ricorrere alla giustizia arbitrale. Il dibattito nell’avvocatura è aperto e ci si interroga sulle prospettive future.

Arbitrato, parla Francesca Sorbi

Sulla figura dell’arbitro abbiamo parlato con Francesca Sorbi, consigliera del Cnf e vicepresidente della Fondazione dell’Avvocatura italiana. «Nel disegno di legge delega per la riforma del processo civile – dice l’avvocata Sorbi – troviamo una apertura verso un arbitrato capace di risposte immediate, aperto alle possibilità di interventi endoprocessuali, che potrebbero in effetti rendere più fluido l’intervento del Giudice privato. Mi riferisco alla possibilità di emettere provvedimenti cautelari. Il potere di emanare misure cautelari è un segnale di grande apertura verso un più ampio ricorso a questo strumento di giurisdizione, che raccoglie un’esperienza positiva della Camera arbitrale di Milano, sicuramente un organismo capace di competere a livello internazionale».

«Si tratta anche di una valorizzazione del ruolo dell’arbitro, che per vocazione è ricoperto dall’avvocato. In questo senso avremo una ulteriore affermazione della importanza della funzione del libero professionista forense, attraverso un’altra declinazione della giurisdizione che lo stesso professionista può gestire, direttamente con gli arbitrati ad hoc o meglio ancora ovvero attraverso un ente che amministra la procedura, come una Camera Arbitrale Forense».

Gli elementi innovativi dell’arbitrato

All’orizzonte si intravede una giurisdizione versatile; si tratta di un elemento innovativo. «Altro aspetto molto rilevante nella legge delega – evidenzia la consigliera del Cnf – è la previsione del passaggio tra giudizio arbitrale e giudizio ordinario e viceversa. Si tratta di una ulteriore apertura verso una maggiore duttilità nella scelta della giurisdizione. Una implementazione ulteriore, pensata in passato ma mai attuata, potrebbe consentire alle Camere Arbitrali forensi l’emissione di provvedimenti di ingiunzione di pagamento, riservando alla giurisdizione della stessa Camera l’eventuale giudizio di opposizione, nell’accordo delle parti».

Per i suoi costi, attorno all’arbitrato è stato costruito il cliché di una “giustizia per ricchi” in grado di soddisfare l’esigenza di sottrarsi alla giurisdizione ordinaria, ai suoi tempi ma anche alla aleatorietà di trovarsi davanti ad un giudice non adeguatamente preparato per risolvere il caso. Situazioni insostenibili per chi opera nel campo finanziario ed imprenditoriale, dove l’esigenza di una rapida definizione di una controversia prevale spesso anche sul buon esito della stessa.

Il falso problema dei costi

«Quello dei costi – conclude Sorbi –, è spesso un falso problema: quanto costa una causa sino al giudizio di Cassazione, considerando onorari, spese legali e contributi unificati vari? L’apertura verso una giurisdizione, chiamiamola così, privata non deve essere pensata come al ricorso ad una giustizia per ricchi. Possono essere previste regole che stabiliscono i compensi e incentivi fiscali anche per chi ricorre all’arbitrato. Quello su cui occorre riflettere è che se nel giudizio ordinario l’impegno per assicurare qualità può essere profuso dal difensore per quanto lo concerne personalmente, nell’ambito dell’arbitrato, specialmente quello amministrato dalle Camere Forensi, la qualità della prestazione diviene un impegno di cui l’avvocatura si fa carico per tutti i ruoli e le funzioni dell’intero giudizio arbitrale, non solo riguardo i difensori ma anche il giudice ed i servizi a supporto del procedimento».

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