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Cnf, Maria Masi al governo: «Stralciate la norma sul contributo unificato»

Maria Masi
Maria Masi, presidente del Consiglio nazionale forense, scrive al premier alla guardasigilli Marta Cartabia e al ministro dell’Economia Daniele Franco
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Riportiamo un estratto della lettera inviata ieri dalla presidente del Cnf Maria Masi al premier Mario Draghi, alla guardasigilli Marta Cartabia e al ministro dell’Economia Daniele Franco.

Il Consiglio Nazionale Forense desidera esprimere la forte preoccupazione suscitata dalla ipotesi di modifica all’art. 16 del Testo Unico in materia di spese di giustizia contenuta nella legge di Bilancio, laddove impedisce al personale di cancelleria di provvedere all’iscrizione a ruolo nel caso di omesso o erroneo pagamento del contributo unificato. Si tratta di una disposizione di più che dubbia costituzionalità che subordina l’esercizio dell’azione giudiziaria al pagamento di una somma di denaro.

La giurisprudenza costituzionale, infatti, ha a più riprese ribadito l’illegittimità delle norme che condizionano l’esercizio dell’azione ad adempimenti ulteriori, già a partire dai casi della cautio pro expensis (C. cost. 29 novembre 1960 n. 67) e, nella specifica materia tributaria, della clausola solve et repete (C. cost. 24 marzo 1961 n. 21). Esemplificativa appare, ancora, la sentenza con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 66 del Dpr 131/1986 (…), esprimendo il principio motivazionale secondo il quale non ci possono essere ostacoli di natura fiscale o contributiva all’accesso alla giustizia per il cittadino (C. cost. 6 dicembre 2002 n.522).

Fin dai suoi primi arresti, dunque, il giudice delle leggi ha reputato illegittima l’imposizione di oneri tributari e fiscali che rendessero «presumibilmente impossibile lo svolgimento delle attività processuali», conseguenza «in evidente contraddizione logica con la funzione del processo e con il principio sancito nell’art. 24 della Costituzione» (C. cost. 27 giugno 1963, n.113). (…)Un siffatto sistema (…) andrebbe inevitabilmente a provocare una inaccettabile compressione dell’accesso alla giustizia, a scapito dei cittadini e soprattutto a danno dei più deboli, nonché a gravare ulteriormente l’Avvocatura, anche sotto il profilo della responsabilità professionale. Alla luce di quanto sopra rappresentato, il Consiglio Nazionale Forense chiede espressamente il Vs. autorevole e risoluto intervento volto a stralciare la norma in oggetto, a tutela di quelle garanzie che costituiscono le fondamenta del diritto alla Giustizia.

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