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Manovra, l’alt della politica sul contributo unificato: «Così si nega l’accesso alla Giustizia»

Civile
Anche le forze politiche esprimono preoccupazione per norma contenuta nel ddl Bilancio che vincola l'iscrizione a ruolo al pagamento anticipato del contributo. Fiammetta Modena (Fi): «Ratio comprensibile, ma testo da rivedere»
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Sta destando molta preoccupazione anche in tutti i partiti politici, di maggioranza e minoranza, l’articolo 192 contenuto nel Ddl Bilancio, atteso da domani in Commissione al Senato, che prevede lo stop all’iscrizione a ruolo in caso di mancato o anche parziale pagamento del contributo unificato (CU).

Il telefono della senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena ha iniziato a squillare presto ieri per una «rivolta generale» soprattutto da parte degli avvocati preoccupati per quanto previsto. La senatrice ci spiega che la ratio della norma è giusta ma va modificata per non penalizzare anche quelli che hanno sempre versato il CU correttamente: «Come si legge nella relazione tecnica della legge di Bilancio, l’entrata a regime del processo civile telematico ha determinato un progressivo aumento dell’evasione del pagamento del contributo unificato, con conseguente danno all’Erario. Partendo da questo dato, si è deciso probabilmente di punire tutti per il pessimo comportamento di qualcuno. Tuttavia l’introduzione di una previsione di questo tipo produrrebbe dei problemi. Il primo: siccome le cancellerie, come sappiamo, aprono spesso le buste telematiche con i loro tempi, a seconda del personale, si incorrerebbe seriamente nel pericolo di decadenza. Evidentemente deve instaurarsi un sistema in base al quale ci sia una previsione che obblighi le cancellerie, come già fanno oggi, ad avvertire l’avvocato nei tempi giusti per rimediare. Il secondo problema invece è molto più serio e di principio in quanto  attraverso una normativa di carattere fiscale si vogliono andare a toccare dei diritti che non sono solo processuali ma sostanziali.  La ratio della norma è dunque comprensibile però è necessario che si vada ad intervenire solo su quella esigua percentuale di chi non paga il contributo, non su tutta la categoria».

Per il senatore del Carroccio Andrea Ostellari, presidente della Commissione Giustizia del Senato: «La Lega è contraria a questo dispositivo perché rischia di limitare l’accesso alla Giustizia, che invece deve essere garantito a tutti e non condizionato da adempimenti fiscali. Abbiamo bisogno di liberare energie, non di comprimerle. E la tutela dei cittadini non può essere sottoposta a veti burocratici».

Contrario anche il Movimento 5 Stelle: la senatrice Elvira Lucia Evangelista, vice presidente commissione Giustizia, ci ha infatti detto: «Mi sembra che stiano scaricando sugli uffici giudiziari un compito che era dell’agenzia delle entrate ossia recuperare la tassazione non corrisposta con la cartella esattoriale. In questo modo peraltro si rischia di negare a un cittadino l’avvio di un procedimento giudiziario anche per un semplice errore di calcolo  dell’importo. Quindi negare giustizia per il mancato versamento di quella che è una tassa non mi sembra corretto». Sempre dal M5S arriva il commento di Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera: «Faccio mie le preoccupazioni espresse da diverse forze politiche in merito delle disposizioni in materia di contributo unificato contenuta nella legge di Bilancio: mi sembra inevitabile una modifica nell’interesse  dei cittadini».

Più duro il commento del responsabile giustizia di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro: «I ‘migliori’ aguzzini di governo subordinano l’accesso alla giustizia ad adempimenti fiscali. In caso di mancato pagamento o parziale pagamento del contributo unificato le cause non verranno più iscritte a ruolo. Più che draghiane disposizioni sembrano draconiane disposizioni che negano l’accesso alla giustizia. Il mancato o parziale adempimento fiscale da sempre comporta il recupero coattivo, non la preclusione del diritto ad ottenere giustizia. Se uno Stato non esercita più la giurisdizione abdica a se stesso. Il governo dei migliori corregga subito la peggiore stortura della storia della giustizia italiana».

Per il Partito Democratico ha parlato la vicepresidente del Senato e responsabile Giustizia e diritti, Anna Rossomando: «Siamo da sempre convinti che non ci possa essere un diseguale accesso alla Giustizia. Per questo motivo riteniamo necessario avviare un confronto sulle norme introdotte in legge di bilancio sul contributo unificato, così da valutare modifiche al testo». Per il responsabile giustizia di Azione, l’onorevole Enrico Costa, « interventi di questo genere hanno il sapore esclusivamente burocratico per ridurre il contenzioso. Ma al di là del fatto che sia o meno opportuno quanto previsto dall’articolo 192 della legge di Bilancio, se lo Stato pensa di fare cassa dovrebbe prima impegnarsi a raggiungere un altro risultato: siamo un Paese che recupera meno del 2% delle pene pecuniarie e di spese di giustizia, perdendo oltre 1 miliardo di euro l’anno. Si parta da qui».

Infine, per Italia Viva, abbiamo ascoltato il senatore della commissione giustizia Giuseppe Cucca: «questa previsione pare una follia: denegata giustizia per un fatto di denaro. Bisogna prendere atto che i contributi unificati sono elevatissimi e non possiamo consentire che la giustizia diventi solo per i ricchi. Bisognerà lavorare per trovare delle attenuazioni».

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