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La Camera penale di Oristano nell’inferno del carcere di Massama

I penalisti hanno raccolto il grido di allarme e l’invocazione di aiuto che 160 detenuti della Casa di reclusione hanno rivolto a tutte le Autorità competenti e il 9 ottobre hanno effettuato una visita
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Ergastolani che, secondo l’ordinamento penitenziario, dovrebbero essere collocati in celle singole, sono sistemati in stanze da due e perfino da tre detenuti. Solo 35 detenuti su 263 lavorano. L’assistenza sanitaria comincia ad avere problemi. Basti pensare che diversi detenuti lamentano attese di anni per eseguire operazioni chirurgiche. L’80 percento della popolazione carceraria viene sedata con gli psicofarmaci.

Questa è l’esatta fotografia della situazione del carcere sardo di Massama, ultimamente al centro dell’attenzione per via delle proteste non violente e lettere dei detenuti indirizzate alle autorità competenti. A relazionare la situazione impetuosa è la Camera penale di Oristano. Il 9 ottobre scorso vi ha fatto visita la delegazione composta dalla Presidente Rosaria Manconi e dalle componenti del Consiglio Direttivo Maddalena Bonsignore, Romina Marongiu e Valentina De Seneen.

L’iniziativa – come si legge nella relazione -, oltre che dalla consueta attenzione della Camera penale di Oristano verso le problematiche carcerarie e in particolare della locale struttura, è scaturita dalla nota denuncia – più che altro un grido di allarme e una invocazione di aiuto rivolta a tutte le Autorità competenti – con la quale oltre 160 detenuti della Casa di reclusione lamentano gravi criticità e violazioni dei diritti fondamentali.La delegazione è stata accolta dal direttore Luigi Farci, dall’ispettore Adriano Sergi e da altro personale addetto alla sorveglianza, nonché da uno dei medici operanti nell’area sanitaria della struttura e da uno degli educatori in servizio, Salvatore Flore.

La visita ha riguardato l’intera struttura, gli uffici, le aule scolastiche, i luoghi di socialità, l’infermeria, l’area trattamentale, le celle destinate all’isolamento e tutte le sezioni.La delegazione della Camere penale di Oristano, ha potuto accertare che la struttura, nonostante sia stata realizzata in epoca recente, presenta gravi problemi strutturali, di manutenzione e di funzionamento. D’estate il caldo è torrido mentre le celle sono invase dalle zanzare. Sono presenti sia nei corridoi che nelle celle vistose chiazze di umidità e quando piove l’acqua filtra copiosa, tanto che in alcune celle (visitate al loro interno dalla delegazione) i detenuti sono costretti a raccoglierla nei secchi.

Sempre nella relazione, si apprende che al carcere di Massama non ci sono laboratori. C’è una palestra ma i detenuti segnalano che manca il bagno e gli attrezzi sono deteriorati o inutilizzabili. C’è una biblioteca ma per stessa ammissione del direttore non si riesce a farla funzionare perché non c’è personale, né associazioni di volontariato che la possano gestire utilmente. È presente la sala teatro/aula conferenze ma viene utilizzata in rari casi (e non sempre nell’interesse dei detenuti).L’area educativa, fondamentale per il trattamento dei detenuti, utile per la finalità rieducativa della pena, è un disastro.

Sempre la Camera penale di Oristano rende noto che, secondo l’educatore Flore, le carenze dell’area educativa determinano gravi conseguenze anche per ciò che concerne i detenuti comuni, spesso persone molto fragili e bisognose di concreto supporto, che in questo momento il carcere non riesce ad offrire.Come se non bastasse, solo pochi fortunati (in totale 35) – prevalentemente detenuti comuni- vengono destinati alle attività lavorative interne (pulizia, cucina, squadra di manutenzione) secondo una turnazione in base a una graduatoria.

Molti detenuti nelle sezioni Alta Sorveglianza si sono lamentati di non essere mai stati chiamati per lavorare. Al momento della visita non era presente la responsabile, ma la delegazione ha avuto modo di parlare a lungo con uno dei 4 “medici di base” dell’organico (Fabio Tolu) secondo il quale l’assistenza sanitaria offerta sia di ottimo livello. Ma, secondo l’educatore Flore, invece, ultimamente stanno facendo ingresso a Massama numerosi detenuti con specifiche e delicate esigenze sanitarie (non solo tossicodipendenti ma anche persone con gravi patologie) a cui il carcere non è in grado di assicurare adeguata assistenza.Il dottor Tolu ha riferito alla delegazione della Camere penale di Oristano, che la percentuale dei detenuti con problemi di natura psichiatrica è altissima. All’80% della popolazione carceraria viene praticata la sedazione o comunque terapia con psicofarmaci. Il medico ha sottolineato che a parte i detenuti con patologie psichiatriche conclamate e riconosciute, quasi tutti prima o poi si ammalano “di reclusione” e necessitano di cure con gli psicofarmaci.

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