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Violante: «L’Alta Corte è un passo avanti per la giustizia, non la vendetta sui magistrati»

Intervista a Luciano Violante, ex presidente della Camera dei Deputati. «Positivo che a Cernobbio sia stata ripresa la mia proposta di una Corte di giustizia per i ricorsi delle toghe»
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«Riportare ordine nei rapporti fra politica e magistratura: è urgente. Ed è possibile, senza che si consumino vendette». Luciano Violante ne parla a proposito dell’Alta Corte, sua storica proposta rilanciata dal Forum Ambrosetti a Cernobbio. Ma l’ex presidente della Camera risponde, con il proprio appello, innanzitutto alla domanda forse decisiva sul futuro della giustizia: siamo alla resa dei conti del post Mani pulite? Una parte della magistratura, per esempio il pg di Palermo Scarpinato, evoca “un assalto finale della politica per riavere le mani libere”. Vuol dire che il cappio del ’93 soffoca ancora lo slancio riformatore? «Non intendo polemizzare con nessuno», è la premessa di Violante. «Credo che le preoccupazioni potrebbero avere qualche fondamento. Ma d’altra parte non possiamo vivere in una società amministrata dalla giustizia penale. Perciò bisogna guardare avanti, perché con i sospetti reciproci non si va lontano. È necessario capire insieme cosa è possibile fare per superare la ipertrofia del diritto penale».

Intanto a Cernobbio il Forum Ambrosetti ha rilanciato la proposta avanzata alcuni anni fa da lei, presidente: conferire a un’Alta Corte di giustizia, esterna al Csm, la giurisdizione disciplinare su tutti i magistrati.

Ho letto che nella Corte ipotizzata al Forum Ambrosetti i componenti sarebbero nominati dal ministro della Giustizia: sarebbe una soluzione non praticabile. In realtà nella mia ipotesi l’indicazione spetterebbe, per un terzo ciascuno, a tutte le magistrature, al Parlamento e al presidente della Repubblica. Negli ultimi due casi, gli eleggibili dovrebbero vantare gli stessi requisiti necessari per la nomina a giudice costituzionale. E riguarderebbe tutte le magistrature, ordinaria, amministrativa, contabile, tributaria, militare.

Con un limite alla quota complessiva dei magistrati?

Direi che un organismo del genere non dovrebbe essere composto in prevalenza dai magistrati. Oltretutto, va chiarito che nella mia proposta il procedimento disciplinare sulle toghe resta in carico agli attuali organismi, Csm e Consigli di presidenza delle altre magistrature. All’Alta Corte spetterebbe il giudizio su tutti i ricorsi, in primo e secondo grado, tanto in materia disciplinare quanto in materia amministrativa, come l’ assegnazione di incarichi direttivi.

Ma dietro riforme e referendum, alcuni magistrati vedono un “assalto finale”.

Del referendum le dirò tra un attimo. Sulle riforme va ricordato, innanzitutto, che oggi abbiamo una mole di fattispecie incriminatrici tale da scaricare sul singolo magistrato una responsabilità troppo grande: anziché applicare la norma al caso concreto, il giudice deve cercare di volta in volta quale sia la regola, talmente sterminato è lo spettro dei casi punibili.

Dobbiamo depenalizzare?

Depenalizzare è un’espressione che non aiuta. Dobbiamo individuare cosa, nel ventunesimo secolo, va ancora penalizzato. E credo debba trattarsi solo delle condotte più gravi. Il resto può essere sanzionato per via amministrativa o con risarcimenti in sede civile. Ecco, la prima, indispensabile riforma è limitare il peso della giustizia penale nella vita dei cittadini e delle imprese.

E per slegare il cappio del post Mani pulite?

Va tenuta presente una norma costituzionale sottovalutata, l’articolo 54: chi esercita funzioni pubbliche deve farlo con onore e disciplina. Vuol dire che, semplicemente, è necessario stare nelle regole. Vale per tutti: magistrati e politici. E guardi che il Paese ha un assoluto bisogno di affrancarsi dalla polemica spicciola, e di ricostruire un rapporto sereno fra istituzioni politiche e giudiziarie.

Ma servirebbe una politica autorevole, per pacificare il sistema: lei lo dice da tempo.

A me sembra che i provvedimenti incardinati e proposti dalla ministra Cartabia siano espressione di un disegno complessivo, nel penale come nel civile e, probabilmente a breve, anche riguardo l’ordinamento giudiziario. Siamo finalmente fuori dalla logica occasionale del singolo episodio che suggerisce una nuova legge.

Vale anche per le riforme che riguardano i magistrati?

Mi pare che ora le proposte guardino a obiettivi importanti per gli italiani. Anche nel sistema della giustizia è necessario mettere ordine. E mettere ordine non può essere considerato come una vendetta sui magistrati. Oltretutto, a proposito di autorevolezza e di quanto accennato sulle proposte della guardasigilli, conta l’autorevolezza complessiva della politica, non quella del singolo leader. Poi terrei a fare un discorso a se stante sul referendum.

Prego.

L’esistenza stessa del referendum significa che ci sono problemi non risolti. Separare drasticamente la carriera dei pm dal giudicante vuol dire fare del requirente una superpolizia con le garanzie della magistratura. Non mi pare un vantaggio, per i cittadini. Riguardo alla responsabilità civile, vorrei invece notare come i giornalisti vedano nelle richieste di risarcimento del danno una possibile lesione della loro indipendenza: non credono che il discorso valga anche per i magistrati? Non hanno l’impressione che con la responsabilità diretta si attiverebbe un meccanismo intimidatorio nei confronti del giudice?

Quindi il suo è un no ai referendum?

Però vorrei aggiungere che se un grande numero di cittadini li sottoscrive, vuol dire che c’è la necessità di affrontare il problema.

E l’Alta Corte è un modo per affrontarlo?

Può essere una delle strade in grado di raccordare la magistratura al sistema costituzionale complessivamente inteso. Così come è necessario alleggerire quel peso della giustizia penale sulla società, oggi insostenibile per gli stessi magistrati.

Le ha fatto piacere che al Forum di Cernobbio sia stata ripresa la sua proposta sull’Alta Corte?

Mi fa piacere che esca dallo stretto circuito della giustizia. E a proposito, credo che il Forum Ambrosetti possa avere a cuore anche una maggiore specializzazione del giudice penale che si occupa di reati societari, così come assai utile è stata, in ambito civilistico, la specializzazione nei Tribunali delle imprese. L’urgenza credo sia dimostrata da casi come quelli delle accuse ai dirigenti del Monte Paschi e nel processo Eni, in cui la grande distanza fra accusa e giudizio fa riflettere.

Prima di inserire l’Alta Corte nel proprio dossier il Forum Ambrosetti l’ha interpellata?

No, ma ripeto: che il mondo dell’impresa si interessi della giustizia è significativo.

Anche il Pd ha inserito l’Alta Corte nelle proprie proposte sulla giustizia: lo ha fatto dopo averne parlato con lei?

Certo, ci siamo sentiti, così come mi hanno chiesto pareri altri partiti. Con gli amici del Pd siamo sempre in contatto.

A proposito di giustizia troppo domestica: Cartabia a Cernobbio ha ricordato che conta l’indipendenza del singolo giudice prima che quella dell’ordine giudiziario inteso come corpo. Condivide?

Di sicuro man mano che la politica si è indebolita si è assistito, negli anni scorsi, a un processo di corporativizzazione della società, a cui la magistratura non è stata estranea. In questo senso, condivido l’osservazione della ministra.

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