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«Basta con i magistrati giudicati dagli amici, ora un’Alta Corte»

Al Forum di Cernobbio si torma a discutere di Alta Corte per i magistrati
A Cernobbio, un rapporto dello studio Ambrosetti, che organizza il Forum, rimette sul tavolo l’idea di Violante: portare fuori dal Csm i procedimenti disciplinari sui magistrati e affidarli a un organismo esterno in cui giudici e pm non siano più in maggioranza. Ma mentre il mondo delle imprese incoraggia la politica al giro di vite sulla magistratura, alla festa del Fatto quotidiano Scarpinato e Davigo accusano: «Dietro referendum e riforma Cartabia c’è l’assalto finale dei partiti che vogliono tornare alle mani libere». Insomma: il caso Palamara non ha fatto ridotto le toghe a più miti consigli
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Una dinamica sorprendente, ma che forse annuncia il futuro mood della giustizia. Il nuovo paradigma del conflitto fra magistratura e politica.

Domenica, al Forum di Cernobbio, l’ad di Ambrosetti Valerio De Molli rilancia l’idea di una «Alta Corte di giustizia» per valutare le condotte dei magistrati sul piano disciplinare. Un’idea antica, avanzata da Luciano Violante già diversi anni fa, ma che al Forum i padroni di casa inseriscono in un pacchetto di necessarie e auspicabili grandi riforme istituzionali. A segnalarlo è un editoriale firmato sul Corriere della Sera di oggi da Federico Fubini. Che cita Sabino Cassese e Gherardo Colombo tra le figure di alto prestigio chiamate da Ambrosetti a indicare le soluzioni per il futuro dell’Italia. Alla voce “giustizia” la priorità cade dunque sul nuovo tribunale per le toghe.

Poi c’è la partita giocata sul fronte opposto. Dai magistrati. Che alla festa del Fatto quotidiano, come riferisce lo stesso giornale di Marco Travaglio evocano un «assalto finale» della politica per una «nuova stagione delle mani libere». Parole di Roberto Scarpinato, pg di Palermo ma condivise nella sostanza, anche da Piercamillo Davigo e Nicola Gratteri.

Quindi, da una parte un l’addio alla “giustizia fai da te” dei magistrati. Idea già circolante in ambito politico (Andrea Orlando l’ha rilanciata in un’intervista al Dubbio nel maggio scorso, subito dopo che Enrico Letta l’aveva inserita nel Piano dem per la giustizia) ma fatta propria ora dal mondo delle imprese, di Confindustria e dell’università. Dall’altra parte le toghe, secondo le quali non sarebbero loro a doversi sottoporre a un sistema disciplinare meno “casereccio”, ma è la politica che casomai cerca inopinatamente nuove scorciatoie per l’impunità. Prima di tutto con il referendum, spiegano Scarpinato e Davigo, ma anche con la riforma penale di Cartabia.

Scontro serio, da non sottovalutare. Perché le migliori intelligenze del Paese riprendono l’ipotesi dell’Alta Corte come risposta agli scandali della magistratura (Palamara è solo un archetipo). E fino a pochi giorni fa sembrava che le toghe e l’Anm fossero sotto scacco, e che anche la riforma del Csm, destinata a entrare nel vivo tra poco, potesse riservare ai magistrati vari giri di vite. Ma a quanto pare la replica dell’ordine giudiziario consiste in un rovesciamento dello schema: non siamo noi ad avere bisogno di una giustizia interna più efficace e credibile, dicono in pratica le toghe, sono i politici che vogliono chiuderci in un angolo per tornare a prima di Mani pulite.

Certo, così descritto, il gioco politica-magistrati può apparire semplificato. Eppure rischia appunto di essere il tormentone prossimo venturo, non appena la riforma del Csm guadagnerà il centro della scena.

Nel dettaglio, la proposta di “Ambrosetti-The European House” ipotizza un’Alta Corte composta secondo un modello analogo a quanto previsto per la Consulta, e in ogni caso con una quota di magistrati che, diversamente da quanto avviene oggi al disciplinare del Csm, non sarebbe maggioritaria. L’organismo richiederebbe probabilmente una modifica costituzionale, che ragionevolmente non potrebbe entrare nel pacchetto Cartabia. Ma se venisse messa sul tavolo, come il Pd chiede da molto tempo, la partita si surriscalderebbe subito.

A proposito delle accuse mosse da Scarpinato e Davigo alla politica, non si tratta di voci estreme e isolate. Con richiesta di riservatezza, un autorevole magistrato con un forte peso nell’Anm, interpellato dal Dubbio, sostiene: «Il referendum sulla custodia cautelare voluto dalla Lega è uno scudo, essenzialmente, per i colletti bianchi: limitare il carcere preventivo sul pericolo di reiterazione incide proprio sui reati contro la Pa. Ma in realtà anche l’ipotesi di pagelle per i pm, che avvicina Pd e FI, favorisce gli accusati di corruzione: è in quei processi», secondo il magistrato, «che la complessità può esporci a insuccessi».

Ma una proposta come l’Alta corte può entrare nei piani di Cartabia? La ministra, sabato a Cernobbio, ha osservato due cose. Primo, che «i rapporti tra politica e magistratura sono infiammati non da oggi ma da tanti decenni» e «il viaggio della riforma si sta svolgendo, soprattutto su alcuni temi, in un’atmosfera turbolenta come sempre». Poi ha parlato di riforme che potranno compiersi «a piccoli passi». Un’Alta Corte, dunque, potrebbe non essere di immediata attualità ma neppure impensabile.

D’altra parte, secondo la guardasigilli, «i giudici sono contraddistinti dall’indipendenza e dall’autonomia: non solo l’autonomia dell’ordine giudiziario rispetto agli altri poteri, ma anche del singolo giudice». Della serie: più che il diritto alla “giustizia fai da te” nel Csm, va assicurata a ciascun singolo magistrato una giustizia anche disciplinare davvero efficace. Sembrano buone premesse culturali, quelle di Cartabia, rispetto a una svolta sugli “autoprocessi” delle toghe. Utili almeno per cominciare a discuterne.

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