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Il M5S è una polveriera. Due “dissidenti” vicini all’espulsione

I deputati del M5S, Giovanni Vianello e Luca Frusone hanno votato contro la riforma Cartabia. E Conte potrebbe dare loro il "benservito": saranno espulsi?
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M5S in subbuglio dopo il voto favorevole della Camera alla Riforma Cartabia. Il Corriere della Sera, infatti, scrive che sarebbero due i deputati a rischio espulsione per non aver sostenuto il ddl penale voluto dal ministro della Giustizia, Marta Cartabia, poi revisionato dalla maggioranza sul tema dell’improcedibilità in appello, grazie all’esclusione di alcuni reati, quali quelli mafiosi.

M5S, due deputati verso l’espulsione

Per il Corsera, Giovanni Vianello e Luca Frusone potrebbero lasciare il Movimento Cinque Stelle. Sarebbe questa la linea di Giuseppe Conte, sul quale si addensano altre nubi interne dopo lo sfogo avuto in assemblea contro il parlamentare calabrese, Alessandro Melicchio, che aveva votato inizialmente contro alla riforma della giustizia. Per alcuni deputati, l’ex presidente del Consiglio «ha confuso l’autorevolezza con l’autoritarismo. Diversi parlamentari hanno mal visto quello sfogo» affermano alcuni esponenti del M5S. «E’ sembrato eccessivo, per questo c’è molta insofferenza nelle ultime ore». Altri, sempre al Corriere della Sera, fanno notare che nell’Aula della Camera dei Deputati erano assenti anche Vito Crimi e Paola Taverna. «Vogliono sanzionare gli assenti? Benissimo, iniziamo da Crimi e Taverna». Gli assenti, ieri, erano una dozzina, alcuni “giustificati”, altri meno.

«La dignità non si baratta»

Vianello, però, non intende fare passi indietro. «Mi dispiacerebbe se così fosse» circa l’espulsione dal gruppo e di conseguenza dal M5S «ma se mi vogliono cacciare perché ho votato contro trivella e inceneritori ne prendo atto. Per me la dignità e il rispetto della parola data non sono barattatili». Secondo il deputato pugliese, «non ci sono più le condizioni per stare in questo governo: stanno smontando tutti i nostri successi e sarà impossibile vigilare sul Pnrr», afferma al cronista di via Solferino. «C’è il rischio di impunità per i reati ambientali ed è inaccettabile proprio nel momento in cui parliamo di transizione ecologica. Oltretutto il problema della tagliola ai processi si pone anche nei confronti dei reati contro la pubblica amministrazione, che spesso vanno a braccetto con quelli ambientali».

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