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Pipicelli: «Su Adriatici è pesato il clamore mediatico, ma il diritto non funziona così»

Parla l'avvocato dell'assessore leghista ai domiciliari per aver ucciso un 39enne marocchino a Voghera
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«Sempre più spesso viene inserita una sorta di lettera D all’articolo 274 del codice di procedura penale: tra le esigenze cautelari viene inserito anche il clamore mediatico. È accaduto in questo caso, ma accade troppo spesso anche in altre situazioni». A parlare è Gabriele Pipicelli, presidente della Camera penale di Verbania e difensore di Massimo Adriatici, assessore alla sicurezza del Comune di Voghera ai domiciliari per eccesso colposo di legittima difesa, avendo sparato e ucciso il trentanovenne Youns El Boussettaui.
Avvocato, perché Adriatici girava con una pistola col colpo in canna?
Con la sua pistola – una Beretta modello 21, calibro 22 – il colpo si può tenere in canna o non in canna. Se voglio avere un’arma da utilizzare in modo efficace per difendermi, nel caso in cui io non abbia il colpo in canna devo usare le due mani per scarrellare, far entrare il colpo e poi poterla usare, altrimenti non sparerà mai. Adriatici ha avuto un addestramento in polizia e sa che quando si ha a disposizione un’arma bisogna decidere come usarla, per evitare situazioni in cui andare sotto stress e in confusione. Se decido di avere una pistola col colpo in canna è per non avere il problema di dover pensare a come usarla. Ed è un porto dell’arma legittimo. Da nessuna parte sta scritto che non si possa viaggiare con l’arma col colpo in canna. Adriatici aveva un porto d’armi, rilasciato dalla prefettura dopo una verifica di idoneità. Ma ci deve essere anche un valido motivo per averlo, ovvero la sussistenza di un pericolo alla persona che viene valutato non sulla base di mere dichiarazioni, ma sulla base di un’istruttoria che di anno in anno viene rivalutata.
Quindi si sentiva in pericolo per un motivo particolare?
Come avvocato è stato minacciato di morte in un’aula di giustizia, il che è documentato. Ma il pericolo derivava anche da attività estremamente delicate in cui era stato coinvolto come poliziotto, in forza delle quali personaggi di un certo spessore sono stati attinti da condanne pesanti. Riteneva che ci fosse una situazione di pericolo, non certo legata al ragazzo che è rimasto ucciso.
Cos’è successo allora quella sera?
Stava uscendo, come tante altre sere, per fare una passeggiata. Era al telefono con un amico quando si è ritrovato davanti la vittima. Lo ha visto entrare in un bar e lanciare una bottiglia verso la piazza, cosa documentata da alcuni video, e molestare alcune persone. Adriatici, notando questa situazione, ha chiamato le forze dell’ordine. Prima facendo il 113, poi, per evitare il centralino, chiamando direttamente la Questura. Da lì è iniziato questo colloquio con l’operatore, al quale ha descritto i movimenti di El Boussettaui. Notando questa situazione, la vittima si è avvicinata ad Adriatici, che era di spalle. Quando si sono ritrovati faccia a faccia, El Boussettaui si è reso conto che il mio assistito si trovava al telefono con la polizia e ha iniziato a inveire, mentre Adriatici lo invitava a stare calmo cercando di defilarsi. A quel punto ha sferrato il pugno che tutti avete visto in quel video, facendolo cadere e provocandogli lesioni al sopracciglio e alla tempia nonché alla nuca, oltre ad una serie di graffi. Il colpo che ha ricevuto è stato improvviso e ha provocato la caduta degli occhiali – lui è pesantemente miope – e mentre si trovava a terra El Boussettaui è sembrato girarsi per raccogliere qualcosa, per poi scagliarsi di nuovo su Adriatici. A quel punto, purtroppo, non si vede più nulla
Il colpo quando è stato esploso?
Nemmeno Adriatici ci sa dire esattamente se è partito quando ha ricevuto il pugno – si vede un movimento improvviso del braccio sinistro del ragazzo proprio nel momento della caduta dell’assessore – o nel momento successivo alla caduta e purtroppo il video è sprovvisto di audio.
Però questo vuol dire che Adriatici aveva già la pistola in mano.
Adriatici ha tirato fuori la pistola nel momento in cui El Boussettaui gli si è avvicinato con fare minaccioso per poi sferrargli un pugno.
Quindi la sua versione è che il colpo sia partito per sbaglio?
Non è in grado di ricostruire esattamente l’accaduto. In quel momento, offuscato anche dal colpo, si è verificata una disgrazia, anche perché il proiettile, che non è uscito dal corpo, ha colpito la vena cava, provocando un’emorragia interna.
Adriatici è stato trasferito in un luogo segreto. Cosa vi fa ritenere che la sua incolumità sia a rischio?
Il clima che si respira a Voghera è di caccia alle streghe. Anzi, di caccia allo sceriffo. Ma lei se l’immagina lo sceriffo che prima di sparare chiama la polizia? Uno che fa lo sceriffo opta subito per la giustizia fai-da-te. C’è un video, sul web, in cui si vede un uomo che, la sera prima della manifestazione indetta a Voghera, dà indicazioni su dove si trovi la casa di Adriatici. Tant’è vero che il corteo ha cercato di infilarsi proprio nella via di casa sua, ma è stato fermato dalla polizia in tenuta antisommossa, che ha precluso una certa parte del percorso. E sui social “assassino” era la cosa più gentile.
Cosa pensa possa accadere?
Io pensavo, ad esempio, che un gip potesse applicare solamente il diritto e limitarsi a valutare gli indici di una concreta ed attuale sussistenza di pericolosità sociale dell’indagato, ovvero il rischio che quell’individuo, se lasciato libero, possa ricommettere quel reato. E francamente mi sforzo di individuarli, ma al di là di apodittiche affermazioni anche nell’ordinanza di indizi non ne trovo. Ma al tempo stesso ero intimamente convinto di una cosa: che se sabato mattina vi fosse stato il provvedimento di rigetto, da parte del gip, di una richiesta del pm di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari a Voghera qualcosa sarebbe accaduto.
Quindi sta dicendo che la misura è dipesa da questioni estranee al diritto?
Dico che non è giusto che sia stata inserita una sorta di lettera D all’articolo 274 del codice di procedura penale, cioè che una delle esigenze cautelari sia anche quella del clamore mediatico. Accade in varie situazioni e in varie realtà. Ed è esattamente il contrario di quello che il legislatore voleva nell’indicare una serie di indici e nell’andare anche a riformare la custodia cautelare, inserendo il concreto, reale e attuale pericolo che si possa reiterare quel reato o altri gravi reati. E non hanno fatto bene di certo le esternazioni fatte sulla fiducia o d’impeto da parte di qualche politico. Tutta questa polemica ha fatto malissimo alla difesa di Adriatici. Quello che posso dire è che non ha mai avuto un richiamo, nemmeno per un ritardo, niente che sia legato ad armi o violenza, nemmeno come civile. E ora è distrutto per l’immagine di lui che sta circolando e che non è minimamente aderente alla realtà. E le dico un’altra cosa.
Prego.
Se Adriatici non fosse stato assessore alla sicurezza del Comune di Voghera e fosse stato un semplice cittadino non avrebbero applicato la misura cautelare. Basti vedere quell’oste di Lodi che ha sparato ai rapinatori in fuga ed è stato indagato – e poi prosciolto – a piede libero per eccesso colposo di legittima difesa, proprio come nel caso di Adriatici.
Però rimane il fatto che girare con un’arma comporta il rischio di poterla usare e di poter uccidere qualcuno, in questo caso anche disarmato.
Bisogna trovarsi in quell’esatta condizione, essere attinti da quella violenza e capire come parte quel colpo. Bisogna esserci, perché poi, a tavolino, diventa troppo facile giudicare. La legge richiede di capire se l’errore è scusabile o inescusabile. Ma ripeto, il fatto va valutato una volta acquisiti tutti gli elementi. Oggi (ieri, ndr) sono stati disposti accertamenti tecnici non ripetibili e ciò consentirà anche un contraddittorio, anche con la difesa delle persone offese. Il pm vuole accertare come sono andate veramente le cose. Ma questa è una questione su cui si può discutere nell’ambito di un processo. Tutto il resto sono chiacchiere.

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