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Ergastolo ostativo, permesso premio solo per 5 detenuti su 1.271

I numeri sul permesso premio sull'ergastolo ostativo sconfessano quanti, dopo la precedente sentenza della Consulta, hanno gridato al “libera tutti”
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Ergastolo ostativo: la Consulta ha rimandato a maggio dell’anno prossimo la trattazione della questione di legittimità costituzionale della preclusione assoluta della liberazione condizionale per chi non collabora con la giustizia. Nel frattempo ha auspicato che sia il legislatore ad intervenire, tenendo ben presente che quella parte del 4 bis è incostituzionale. Quindi sì, la preclusione assoluta è illegittima. Ma veniamo al punto. Non si parla di alcun automatismo nel concederla. Attualmente, per chi è in ergastolo ostativo, il magistrato di sorveglianza non può valutare se il detenuto abbia o meno i requisiti per ottenere questo beneficio penitenziario. Questione importante, perché si continua a disinformare sul punto.

A distanza di due anni dalla decisione della Cedu Marcello Viola non ha ottenuto alcun beneficio

Nel 2019 si è fatto fuoco e fiamme per la decisione della Consulta (sentenza n. 253 del 2019 dove in quel caso ha deciso, senza scaricare la patata bollente al parlamento) in merito alla illegittimità costituzionale sulla preclusione assoluta del permesso premio per i non collaboranti. La disinformazione in atto, ha dato la percezione che si trattasse di indebolimento della lotta alla mafia. Ancora peggio, all’indomani della decisione della Corte Europea dei diritti dell’uomo sul caso Viola contro Italia, è passata la fake news che si fosse trattato di ”tana libera” tutti. Niente di più falso. Basti pensare che, a distanza di due anni dalla sentenza europea, Marcello Viola (ergastolo ostativo fin dal 2000) è tuttora in carcere e non è riuscito ad ottenere alcun beneficio. Così come c’è l’ergastolano Sebastiano Cannizzaro, colui che è stato oggetto della tanto criticata sentenza della Consulta, che non ha ancora ottenuto il permesso premio. Anzi ha subito anche una difficoltà per avere la scheda di sintesi necessaria per l’ottenimento del beneficio. Questo a causa del trasferimento dal carcere di Sulmona a quello di San Gimignano.

In un anno e mezzo solo 5 detenuti hanno ottenuto il permesso premio

Per quanto riguarda la sentenza della Consulta sul permesso premio per l’ergastolo ostativo, scopriamo che in un anno e mezzo pochi hanno ottenuto tale beneficio che, ricordiamo, si tratta di ottenere qualche ora di libera uscita con tanto di scorta al seguito. Secondo i dati elaborati da Il Dubbio, in un anno e mezzo soltanto cinque ergastolani hanno ottenuto il permesso premio. Solo cinque detenuti su 1.271 ergastolani ostativi. Numeri da prefisso telefonico.

I paletti rigidi previsti dalla sentenza della Corte costituzionale

Come mai questa difficoltà nell’ottenere tale beneficio? Semplice: la Consulta ha messo rigidi paletti. Da una parte c’è una apertura perché si dà al giudice di sorveglianza un margine di valutazione che fin qui non aveva; dall’altra però ci sono dei paletti: va provata la «non attualità della partecipazione all’associazione criminale» e va «escluso il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata».Questa affermazione viene articolata più ampiamente nella sentenza stessa e si arricchisce di ulteriori precisazioni. Si parte da un assunto: quando si tratta «del reato di affiliazione a una associazione mafiosa (e dei reati a questa collegati) (…) la valutazione in concreto di accadimenti idonei a superare la presunzione dell’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata – da parte di tutte le autorità coinvolte, e in primo luogo ad opera del magistrato di sorveglianza – deve rispondere a criteri di particolare rigore, proporzionati alla forza del vincolo imposto dal sodalizio criminale del quale si esige l’abbandono definitivo», e – continua la Consulta – «ciò giustifica che la presunzione di pericolosità sociale del detenuto che non collabora, pur non più assoluta, sia superabile non certo in virtù della sola regolare condotta carceraria o della mera partecipazione al percorso rieducativo, e nemmeno in ragione di una soltanto dichiarata dissociazione, ma soprattutto in forza dell’acquisizione di altri, congrui e specifici elementi».

Per la Consulta la sola dissociazione annunciata non vale

Si badi bene, i giudici delle leggi fanno cenno anche alla dichiarazione di dissociazione: checché ne dicano taluni giornali che evidentemente non sanno di cosa parlano, la Consulta ha scritto nero su bianco che non vale nulla la sola dissociazione annunciata dai presunti ex boss della mafia. L’essenza della decisione della Consulta sui permessi premio, la ritroviamo in questa sua affermazione: «La collaborazione con la giustizia non necessariamente è sintomo di credibile ravvedimento, così come il suo contrario (la mancata collaborazione) non può assurgere a insuperabile indice legale di mancato ravvedimento o “emenda”, secondo una lettura “correzionalistica” della rieducazione (…). La condotta di collaborazione ben può essere frutto di mere valutazioni utilitaristiche in vista dei vantaggi che la legge vi connette, e non anche segno di effettiva risocializzazione». Quindi, la sentenza del 2019, è stata sicuramente coraggiosa, ma piena di cautele. Tutto il resto è propaganda.

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