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Se i riders riescono a vincere anche senza rappresentanza

L’assunzione di 4mila riders di Just Eat è avvenuta nell'indifferenza della politica. Il M5S non rappresenta più un punto di riferimento per i precari
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Per quanto spazio i media abbiano effettivamente dedicato ai tre fatti verificatisi in sequenza negli ultimi 10 giorni, lo sciopero di Amazon, quello dei riders e poi il contratto di JustEat, l’importanza dei tre episodi concatenati è in linea di massima sfuggita. Non si tratta solo di vertenze di particolare importanza perché avvenute in settori segnati da sfruttamento estremo, l’assenza di diritti e salari miserrimi. Per la prima volta si è resa visibile una fascia sociale, destinata a diventare presto soggetto sociale a pieno titolo, sin qui sommersa. Che esistesse lo sapevano tutti. Che potesse avere voce e dunque chiedere rappresentanza, reclamare diritti e di conseguenza attendere qualche soggetto politico capace di interpretarne i bisogni, le necessità e le richieste però sembrava essere non contemplato.

I 5S sono la forza politica che, almeno sino a tutta la fase del governo gialloverde, più si sono avvicinati a occupare quella postazione, a farsi rappresentanti di un soggetto sociale col quale condividevano un dato quasi anagrafico, lavoratori da un lato e Movimento dall’altro altrettanto nuovi e distanti dai modelli del Novecento. La natura stessa del Movimento di allora, che si nutriva di ogni disagio e dunque anche se non soprattutto di quello di lavoratori spesso giovani e sempre costretti in condizioni quasi di neoschiavismo, sembrava destinare la forza creata da Beppe Grillo a incontrare quell’area sociale già dilagante oggi e destinata a crescere molto rapidamente: i precari, i senza diritti, i lavoratori messi in condizione di ricattabilità permanente da un mercato del lavoro nel quale l’offerta sopravanza di molte lunghezze la domanda.

Non è andata così. Proprio quando ha sterzato a sinistra, prima timidamente poi sempre più decisamente via via che le circostanze lo obbligavano a farlo, i 5S hanno derubricato la rappresentanza dei nuovi schiavi a tema tra i tanti, mai dimenticato ma neppure promosso a centrale ed eminente. Conte, nel discorso di due sere fa ai gruppi parlamentari, ha in realtà citato la necessità di un nuovo Statuto dei lavoratori adeguato ai tempi. Ma lo ha affiancato alla Carta dei diritti degli imprenditori e di quella dei consumatori, tornando così all’ottica del partito pigliatutto che, mirando a rappresentare tutti, non rappresenta in realtà nessuno. Soprattutto, arrivato alla critica accorata delle diseguaglianze, ha citato quelle territoriali, di genere e generazionali. Dimenticando, oooppppssss, quelle sociali.

La circostanza è solo apparentemente inspiegabile. Non bisognerebbe dimenticare che il principale provvedimento a favore di quei precari, il Reddito di cittadinanza, è stato varato dal governo gialloverde, non da quello giallorosso. Voluto dai 5S è stato fatto proprio dalla Lega, non dal Pd che anzi, almeno sino alla pandemia, lo avrebbe volentieri eliminato. Lo stesso Pd, pur insistendo nel considerarsi la prima forza della sinistra italiana, appare ancora del tutto disinteressato a misurarsi con quel soggetto sociale. Il discorso d’investitura di Enrico Letta, al momento dell’ascesa alla segreteria, era al contrario tarato su una visione strettamente novecentesca, cioè sulla concertazione tra imprenditori e lavoratori a tempo indeterminato e garantiti lasciando nei margini nei quali già si trovano quei non garantiti che nel sistema produttivo sono al contrario sempre più centrali.

Una politica che in Italia si è abituata da tre decenni, con pochissime eccezioni, a sorvolare proprio sulla rappresentanza di interessi sociali, cioè su quello che dovrebbe essere il ruolo eminente dei partiti, occupata da forze che si presentano invece nella migliore delle ipotesi come generici “partiti d’opinione” e nella peggiore come compagnie di ventura al soldo del leader di turno, è del tutto inadeguata a misurarsi con l’emergere di una soggettività sociale come quella che ha appena iniziato a emergere. Tuttavia è destinata a doverci fare i conti, sia perché sarà sempre più centrale nelle relazioni industriali e di lavoro, sia perché è quella messa ulteriormente a rischio sia dall’innovazione digitale che dalla riconversione energetica. Molto più che non dalla struttura che partiti ripiegati su se stessi sapranno darsi sarà dal rapporto con quel soggettività sociale che dipenderanno a breve i connotati della politica in Italia.

 

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