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Altro che rinnovamento delle toghe: la galassia Palamara è ancora lì…

Luca Palamara
I vertici degli uffici giudiziari coinvolti nello scandalo delle chat sono quasi tutti al proprio posto
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E se per ridare credibilità alla magistratura dopo lo scandalo emerso con l’affaire “Palamara”, all’indomani della pubblicazione delle sue chat con i colleghi che aspiravano ad un incarico e con le successive rivelazione contenute nel libro- intervista “Il Sistema”, fosse necessario effettuare un gigantesco “reset” dei vertici degli uffici giudiziari?

Il tema è stato affrontato questa settimana nell’appello al capo dello Stato Sergio Mattarella, anche nella sua qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura, firmato da una settantina di toghe “dissidenti” che non si riconoscono nelle tradizioni correnti delle toghe. Toghe bollate, dai detrattori, come i “grillini” della magistratura.

«Siamo da tempo e restiamo fermamente convinti – si legge in uno dei passaggi dell’appello che la via per il ripristino della credibilità della giurisdizione, oltre che per un’inequivoca e pubblica risposta agli appelli alla trasparenza ( troppo spesso elusi, strumentalizzati o del tutto inevasi), passi ineludibilmente per una radicale riforma dell’Ordinamento giudiziario». «Tra coloro che sono stati investiti dalle rivelazioni dei mezzi di informazione, infatti, solo una parte, pur significativa ma certamente non completa, ha liberato l’Istituzione che rappresentava dal peso di una situazione divenuta oggettivamente insostenibile, facendo un passo indietro, con le dimissioni da taluni incarichi ricoperti o con l’anticipato abbandono dell’Ordine giudiziario», prosegue l’appello delle toghe.

La maggior parte dei vertici degli uffici giudiziari coinvolta nelle chat o nelle rivelazione di Palamara è, infatti, sempre al proprio posto. Se si vuole dar retta all’esistenza di un “Sistema”, come indicato dal titolo del libro di Palamara, l’attuale dirigenza degli uffici giudiziari sarebbe allora il frutto di accordi spartitori fra le correnti. Se poi si considera che la maggior parte delle nomine è stata effettuata proprio durante la gestione Palamara al Csm, il cerchio si chiude. Il motivo è noto. Nel 2014, governo Matteo Renzi, l’età pensionabile dei magistrati venne portata da 75 a 70 anni. Fu un passaggio repentino, senza che fossero previsti periodi transitori, tranne una proroga per i vertici della Corte di Cassazione.

La conseguenza fu che durante lo scorso Csm, quadriennio 2014- 2018, venne effettuato il numero più elevato di nomine della storia dell’organo di autogoverno delle toghe per coprire le scoperture che si erano venute a creare. Furono oltre mille gli incarichi assegnati dal Csm durante la “gestione” Palamara. Una quota rilevantissima di nomine venne fatta all’unanimità in Plenum. Che, sempre seguendo il ragionamento dell’ex presidente dell’Anm, sarebbe la prova della lottizzazione degli incarichi fra le correnti. Le cd nomine ‘ a pacchetto’. L’attuale Csm, invece, al termine del mandato avrà effettuato, salvo imprevisti, solo duecento nomine.

Ad impedire una seria riflessione su quanto accaduto, poi, la tanto discussa circolare del procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, titolare dell’azione disciplinare, che non ha ritenuto di sanzionare i tanti magistrati che si erano ‘ auto sponsorizzati’ con Palamara. Nel mirino da tempo delle toghe “dissidenti”, il tema della circolare verrà riaffrontato quasi certamente alla prossima riunione del Comitato direttivo centrale dell’Anm. Ad oggi, comunque, l’unico ad aver ‘ pagato’ è stato solo Palamara.

 

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