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«Secondigliano, ha il Covid da 50 giorni ma non gli somministrano terapie»

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L'associazione Yairaiha Onlus ha segnalato il caso del detenuto positivo al Covid nel carcere di Secondigliano malato di Covid alle autorità competenti
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C’è un detenuto al carcere di Secondigliano che denuncia di non ricevere adeguate cure, nonostante sia positivo al Covid 19 e con sintomi. È l’associazione Yairaiha Onlus che ha raccolto questa denuncia e l’ha segnalata alle autorità competenti. Si tratta di A.C., detenuto in S2 con i sintomi da Covid 19 già dal 23 dicembre del 2020; il primo tampone è stato effettuato il 10 gennaio ed è risultato positivo, il secondo tampone è stato eseguito in data 28 gennaio ed è ancora positivo. «La cosa più grave – segnala Yairaiha – è che non gli è stata somministrata nessuna terapia né altri accertamenti; solo negli ultimi giorni è stato spostato dal 2° al 5° piano sempre senza nessuna terapia specifica». L’associazione condivide la preoccupazione della moglie di A.C. «sia per la superficialità con cui si sta trattando un caso Covid, ormai infetto da oltre un mese e sia la modalità di svolgimento delle videochiamate che avvengono con diversi detenuti in attesa nello stesso stanzone, utilizzando lo stesso telefono senza che l’apparecchio venga igienizzato nel passaggio da una persona all’altra».

I sacrifici dei familiari dei detenuti

Yairaiha sottolinea che i familiari e i detenuti stanno facendo enormi sacrifici ad accettare la sospensione dei colloqui, ormai da un anno, proprio per limitare il rischio di veicolare il virus all’interno della prigione. «Purtroppo – osserva sempre l’associazione -, come era ampiamente prevedibile, e come si è dimostrato, il carcere non è un luogo impermeabile al Covid. Né si possono chiedere ai familiari che risiedono fuori regione ulteriori sacrifici vietandogli di poter effettuare colloquio con i propri congiunti. Riteniamo quest’ultima una discriminazione vera e propria che lede unicamente il diritto all’affettività e senza alcuna utilità ai fini del contenimento dei contagi». Per questo l’associazione chiede di intervenire prontamente affinché innanzitutto il detenuto venga adeguatamente curato e, successivamente, gli venga garantito il diritto di far colloquio con i propri familiari al pari degli altri detenuti residenti in regione Campania

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