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«Così il carcere non regge». L’appello del neo presidente della Consulta Giancarlo Coraggio

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Il numero uno della Consulta invoca soluzioni contro il sovraffollamento
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Il primo intervento è importante, nonché pieno di emozione. Giancarlo Coraggio, 44esimo presidente della Corte costituzionale, eletto ieri all’unanimità, ha indicato la via dei diritti, come da sempre fa la Consulta. Come nel caso del carcere per i giornalisti o del suicidio assistito, temi sui quali la Corte si è spinta fino al limite dell’interferenza con il legislatore, stabilendo l’incompatibilità delle norme con il sistema dei diritti e lasciando poi la palla alla politica, che spesso ha deciso di temporeggiare. E come nel caso del sovraffollamento delle carceri, problema cronicizzato, per il quale è tempo di mettere mano alle norme in maniera seria. «Servono interventi strutturali – ha dichiarato ieri nel corso della sua prima conferenza stampa da presidente -, ma questo è il caso classico di un problema politico nel senso più alto del termine». Bisogna però ricordare che «ci muoviamo su un terreno delicato», quello della legislazione, e «ciò ci deve indurre ad avere il senso del limite: non interferire e far rispettare la discrezionalità del legislatore e la sua fortissima legittimazione politica».

Coraggio, 80 anni, ex presidente del Consiglio di Stato, alla Corte dal 28 gennaio 2013, rimarrà in carica fino al 28 gennaio 2022, quando scadrà il mandato di nove anni di giudice costituzionale. Il suo primo atto da Presidente è stata la conferma del giudice Giuliano Amato come suo vice.

IL SOVRAFFOLLAMENTO

«La Corte ha avuto particolare attenzione alle carceri», ha sottolineato Coraggio. Che ha ricordato il viaggio della Consulta lungo l’Italia, per raccontare nei penitenziari la Costituzione, iniziativa sulla quale, all’inizio, ha ammesso di aver nutrito delle perplessità. «Mi chiedevo che cosa potesse dire un giudice costituzionale, che a differenza di un parlamentare, che poi può tornare alla Camera e fare delle proposte concrete, rischia di andare lì, ascoltare e manifestare i limiti della propria funzione, perché in effetti proprio questo abbiamo constatato», ha sottolineato. Il campo d’azione è limitato ai casi sottoposti alla Corte, alcuni anche in tema di sovraffollamento, e dunque alle indicazioni che il giudice delle leggi può dare al Parlamento. «Ci siamo resi conto che il problema è risolvibile in un quadro molto più vasto – ha aggiunto -. Tempo fa c’è stato un messaggio di Napolitano proprio sul sovraffollamento e a seguito di questo una serie di iniziative vennero intraprese. Ma è una panoplia di iniziative che devono essere prese, di carattere strutturale, sulla pena, le pene alternative, il lavoro possibilmente fuori (dal carcere, ndr) -, i rapporti con la famiglia, un complesso di interventi che sono improcrastinabili, questo è pacifico. Le Corti sovranazionali ce l’hanno detto in tutti i modi. Però purtroppo è un caso classico di problemi che non possiamo risolvere noi, possiamo favorire nei limiti del possibile, ma è un problema politico nel più ampio senso del termine».

IL TITOLO V E I DPCM

La pandemia e i dpcm hanno rispolverato questioni non risolte. Come il problema del rapporto tra Stato e Regioni, sul quale Coraggio ha invitato alla leale collaborazione, primo strumento di risoluzione dei conflitti. Ma la sensazione, ha sottolineato, è che «in un momento di emergenziale il meccanismo fatica a rendersi operativo». Un problema c’è, ha aggiunto, invitando all’equilibrio nell’utilizzo dei dpcm. E criticando anche l’obbrobrio» del maxiemendamento in tema di legge di Bilancio. «Qualche tempo fa Giuliano Amato ha detto che i Parlamenti sono nati in funzione della gestione finanziaria, che però è attribuita al governo ha sottolineato -. In italia il problema è stato risolto all’italiana con i maxi emendamenti e le questioni di fiducia. I primi sono quell’obbrobrio che sono, mentre la fiducia comporta di per sé la compressione dei tempi. Capisco come un senatore avverta la frustrazione di non poter esperire appieno il suo ruolo. È necessario però che non si arrivi a ledere il diritto di un parlamentare».

LA MAGISTRATURA ONORARIA

Coraggio ha anche invocato un intervento per la magistratura onoraria, definendolo «assolutamente urgente». Il presidente ha dichiarato che «fa impressione» sentire che c’è chi «fa lo sciopero della fame», ricordando la recente sentenza che ha riconosciuto il diritto dei giudici onorari al rimborso delle spese processuali relative a cause su responsabilità civili nell’esercizio delle funzioni. «Per la Corte – ha spiegato – è stata l’occasione per affermare un principio importante, ossia che giudicare è la stessa cosa sia che si giudichi di reati minori o di questioni di più grande impatto. I criteri sono gli stessi, poi bisogna vedere fino a che punto l’identità di funzioni deve riflettersi sul rapporto di lavoro».

GLI AUGURI

«Esprimo vivissime congratulazioni, a nome di tutto il Consiglio nazionale forense, al presidente Giancarlo Coraggio per l’alto incarico alla guida della Corte costituzionale e gli auguri per un sereno e proficuo lavoro nel comune interesse per la tutela dei valori costituzionali». A dirlo la presidente facente funzioni del Cnf, Maria Masi. Gli auguri sono arrivati anche da David Ermini, vice presidente del Csm, secondo cui «il nuovo presidente saprà guidare al meglio la Corte nel prezioso ruolo di difesa dei valori del diritto e dei principi fondamentali». Il presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi, ha rimarcato le doti professionali e umane di Coraggio, con cui «la Corte proseguirà l’opera di custode dei diritti e di garante delle attribuzioni costituzionali dei poteri pubblici». Auguri di buon lavoro anche da Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera.

 

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