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L’ultimo atto di Trump: esercitare la pena di morte

È la prima volta in 130 anni che non vengono fermate le esecuzioni federali durante il periodo di transizione tra due presidenti
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Nuova esecuzione federale negli Stati Uniti, la decima da quando l’amministrazione Trump ha interrotto la moratoria di 17 anni. Alfred Bourgeois, 56enne condannato a morte per aver ucciso la figlia di due anni, è stato ucciso con un’iniezione letale nel Federal Correctional Complex di Terre Haute, in Indiana. La sua esecuzione è avvenuta all’indomani di quella di Brandon Bernard, un altro afroamericano di 40 anni che a 18 faceva parte di quattro persone condannate per un duplice omicidio. Molti esponenti politici, tra i quali il reverendo Jesse Jackson, e del mondo dello spettacolo, tra i quali Kim Kardashian West, avevano chiesto la grazia per Bernard. E, di fronte a nuovi elementi del caso emersi sono recentemente, anche cinque membri della giuria che l’aveva condannato hanno affermato di aver cambiato idea. È la prima volta in 130 anni che non vengono fermate le esecuzioni federali durante il periodo di transizione tra due presidenti. Anzi in queste ultime settimane di presidenza Trump, il dipartimento di Giustizia sembra aver accelerato il ritmo: oltre a queste due esecuzioni da qui al 20 gennaio è previsto che vengano mandati a morte altri quattro condannati, tra i quali Lisa Montgomery. La sua esecuzione, fissata per il 12 gennaio, sarà la prima esecuzione federale di una donna dal 1953.

Se tutte le altre esecuzioni avranno luogo, prima dell’insediamento di Joe Biden che si è impegnato ad abolire la pena capitale federale e dare incentivi agli Stati che non vi faranno ricorso, Trump concluderà il suo mandato con il triste record del maggior numero di esecuzioni federali in una presidenza in oltre un secolo. «Brandon Bernard dovrebbe essere vivo oggi, dobbiamo mettere fine a tutte le esecuzioni federali ed abolire la pena di morte: in un mondo di incredibile violenza, lo Stato non dovrebbe essere coinvolto in un omicidio premeditato», ha dichiarato su Twitter il senatore, ed ex candidato democratico alla Casa Bianca, Bernie Sanders commentando l’esecuzione di Bernard. Quando sono riprese le esecuzioni federali, i primi condannati ad essere mandati a morte sono stati bianchi, ma ora dopo Bourgeois e Bernard – e Christopher Vailva, condannato per lo stesso duplice omicidio di Bernard ed ucciso a settembre – vi saranno le esecuzioni di altri tre condannati afroamericani.

Questo ha riacceso l’argomento di chi afferma che le sentenze capitali vengono inflitte in modo sproporzionato ad imputati di colore. Secondo il Death Penalty Information Center al momento vi sono 53 persone nel braccio della morte federale: 23 afroamericani, 21 bianchi, sette ispanici, un asiatico ed una donna bianca. Da quando è stata reinserita nel 1977 la pena di morte negli Stati Uniti, quasi 300 condannati afroamericani sono stati mandati a morte per l’omicidio di un bianco mentre solo 21 bianchi per l’omicidio di un afroamericano, si legga ancora nel rapporto che esamina come nella storia americana la pena capitale sia stata usata come strumento di potere nei confronti degli afroamericani.

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