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«Meglio abusati che dati in affido». La relazione shock dei periti di Bibbiano

Ecco il parere degli esperti interpellati dalla Procura sui bambini allontanati dai genitori
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«L’allontanamento della bambina (…) l’ha certamente esposta a quelli che in letteratura vengono considerati dei danni iatrogeni, provocando un danno maggiore di quello che avrebbe potuto provocare l’esposizione ad un abuso sessuale». Quello appena riportato è uno dei passaggi contenuti nelle perizie tecniche disposte dalla procura di Reggio Emilia nel “caso Bibbiano”. Un’affermazione sulla cui base l’accusa è arrivata alla conclusione che i servizi sociali della Val d’Enza abbiano agito con dolo, con l’intenzione, cioè, di strappare dei bambini a genitori innocenti. Una mostruosità insopportabile, al punto da considerare meno dannoso rischiare di subire un abuso. E questa per Luigi Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta, fondatore, negli anni ‘ 70, del Centro studi di terapia familiare e relazionale, una delle più importanti scuole di psicoterapia in Italia, è una teoria «sconcertante». Tanto da decidere di scrivere un “parere pro veritate” per gli imputati dell’inchiesta “Angeli e Demoni”, non richiesto, né retribuito, ma «frutto delle cose in cui credo», in difesa dell’azione di Claudio Foti, psicoterapeuta coinvolto con tre capi d’accusa nell’inchiesta. Ma, soprattutto, «in difesa dei bambini», sottolineando che «nella giustizia il divario di poteri tra abusanti e abusati è troppo ampio». Alcuni punti di tale relazione sono stati enucleati ieri nel corso della conferenza stampa organizzata dal Partito Radicale sul cosiddetto “Caso Foti”, ovvero la storia della «costruzione di un mostro», di un processo mediatico, ancor prima dell’inizio di un processo vero e proprio. La premessa è d’obbligo: Cancrini, come Foti, è socio del Cismai, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia, le cui linee di indirizzo non sono riconosciute a livello nazionale. Così come quelle della Carta di Noto, che critica aspramente il cosiddetto “metodo Foti”. Due approcci scientifici ritenuti controversi, che qualcuno, secondo i Radicali, vorrebbe giudicare non in accademia, ma in tribunale. Alla conferenza stampa, oltre Cancrini, hanno preso parte Foti, l’avvocato radicale Giuseppe Rossodivita – uno dei difensori dello psicoterapeuta -, Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, Antonello D’Elia, presidente di Psichiatria Democratica e Marco Scarpati, avvocato, indagato e prosciolto nell’inchiesta “Angeli e Demoni”.

Il parere di Cancrini

Leggendo le carte del caso, lo psichiatra rimane sconcertato. A partire dalle consulenze tecniche richieste dal pm che rivolge un quesito, a suo dire, assurdo: chiarire se i minori abbiano subito «disfunzioni psicologiche e relazionali» o «un’alterazione nel normale sviluppo della personalità» a causa dell’allontanamento dai genitori. Il primo errore, per Cancrini, sta qui: la domanda giusta sarebbe stata, infatti, se quegli allontanamenti avevano o meno ragione d’esistere. La risposta, per Cancrini, è sì. Ma i consulenti, scrive, «stanno sempre e solo dalla parte di chi li ha interpellati» e utilizzando solo i documenti da essa forniti. Nessun contraddittorio, nessuna analisi degli atti dei servizi sociali incriminati. Insomma, una piena adesione alla tesi dell’accusa. Che parte da un assunto sbagliato: un numero di allontanamenti, in Val d’Enza, superiore alla media regionale. Una notizia «del tutto falsa»: la media, scrive Cancrini, è di tre l’anno. E dopo 40 anni d’esperienza, afferma, «credo di poter affermare senza ombra di dubbio che vi sono casi in cui l’allontanamento del bambino dalla sua famiglia d’origine è non solo opportuno, ma assolutamente necessario». Per Cancrini, inoltre, nessuna indagine tecnica è stata effettuata per valutare l’opportunità di effettuare tali allontanamenti, lavorando solo sulle testimonianze dei genitori – arrabbiati con i servizi -, le intercettazioni e alcuni testimoni. Inoltre, le consulenze sono state affidate a periti che, sugli stessi casi, avevano manifestato idee diverse da quelle dei servizi. Insomma: le conclusioni erano scontate. Ma soprattutto Cancrini non comprende come si possa parlare di dolo: «C’era forse un premio in denaro per il terapeuta che otteneva false dichiarazioni?».

La creazione del mostro

«Ogni volta che qualcuno viene “mostrizzato” cerchiamo di mettere le cose al loro posto», sottolinea Turco. Secondo cui si è di fronte ad un tentativo della giustizia di processare la scienza, con sentenza già emessa. A partire dalla marea di insulti, minacce e auguri delle peggiori disgrazie piovuti sul Partito Radicale per la scelta di indire la conferenza stampa di ieri. «Siamo convinti che Foti ne possa uscire anche in udienza preliminare – spiega Rossodivita -, ma ci vuole coraggio da parte del giudice dopo questa montagna di fango e disinformazione», che ha completamente «distorto la sua immagine e la sua reputazione». Foti è stato collocato al centro dell’inchiesta pur non essendolo. Definito come «il guru di Bibbiano», è stato proposto agli italiani come il colpevole di ogni fatto contestato, attraverso una campagna mediatica fatta di intercettazioni coperte da segreto rese pubbliche addirittura prima che arrivassero in mano alle difese. Perfino quelle relative alla sua vita privata, che nulla avevano a che vedere con l’inchiesta. «Abbiamo raggiunto abissi mai visti», commenta Rossodivita, costretto a chiarire, nonostante l’evidenza degli atti, che «Foti non ha mai affidato bambini: il suo ruolo era quello di psicoterapeuta per la cura del trauma, dopo un provvedimento del Tribunale dei minori». Dietro la «costruzione del mostro» ci sarebbero «interessi politici, partitici, elettorali, tutti strumentalizzati in questa vicenda e fatti cadere come un macigno sulle spalle di un cittadino innocente, perché tale è fino a sentenza». Accusato di essersi arricchito tramite il “rapimento” di bambini, Foti ha ricevuto, in tre anni, compensi per 12mila euro, spese incluse. Ma non solo: per l’accusa avrebbe manipolato lo stato psicologico di una ragazza per trarre in inganno «il giudice penale, che doveva verificare eventuali abusi da parte del padre. Peccato, però spiega Rossodivita -, che quando Foti ha iniziato la psicoterapia il processo penale era già stato definito, come ha fatto notare il tdl».

A raccontare la sua storia anche Scarpati, indagato in quanto legale dei servizi sociali e prosciolto durante le indagini. Costretto, però, a subire la gogna, che ancora continua. «Un giornale, pochi giorni fa, ha scritto che sono stato ai domiciliari, ma questo non è mai accaduto – racconta -. Così come sarei un estimatore di Foti: invece è noto che spesso siamo stati su posizioni opposte. E non è mai stato consulente della difesa, interveniva, come psicoterapeuta, su specifico ordine del tribunale». Per Cancrini tutto parte anche da un concetto sbagliato: «Sono i bambini che vanno difesi, non l’idea di famiglia. Le accuse a Foti di aver indotto ricordi non esistenti hanno aspetti di assoluta ridicolaggine – spiega -. Le cose che quella ragazzina ha dette in seduta erano già state raccontate anni prima, come si fa a dire che sono frutto della terapia?». Una vicenda emblematica, secondo D’Elia, «di dove stiamo andando rispetto ai diritti», con un dominio dell’adulto e la priorità della famiglia rispetto ai suoi membri. Durante la conferenza stampa Foti non parla. Ascolta, salvo sfogarsi un po’ alla fine. «Sono stato colpito da una tempesta di fango, l’attività della “Hansel& Gretel” ( il centro studi da lui diretto, ndr), che non è perseguita nel processo, è stata sospesa e i conti bancari bloccati, abbiamo subito aggressioni fisiche e un processo di demonizzazione. Sono sopravvissuto alla tempesta conclude – cercando, in ogni modo, di non provare rabbia».

 

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