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«Questo virus non è naturale…». La versione del virologo Palù

Giorgio Palù, professore emerito all'Università di Padova ed ex presidente della Società europea di virologia, rilancia l'idea del virus "prodotto" nei laboratori cinesi
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Giorgio Palù, professore emerito all’Università di Padova ed ex presidente della Società europea di virologia, è lapidario: il Governo vuole solo pieni poteri perché dietro l’emergenza politica non ne esiste una sanitaria.

Professore cosa ne pensa della decisione del Governo di prorogare lo stato di emergenza?
Da scienziato mi chiedo quali siano le ragioni che hanno spinto il premier Conte ad assumere questa decisione. Potrebbe avere un senso, come ha detto il prof. Bassetti al vostro giornale, se significasse avere mano libero sul bilancio, per assumere medici, investire per la ricerca in virologia, o addirittura per produrre in casa il vaccino, anziché farlo fare all’estero. Io ho l’impressione che invece dietro ci sia la volontà di lasciare al Governo i pieni poteri, bypassando il Parlamento e le Regioni. Mi pare che i Governatori abbiano gestito la situazione molto meglio dell’esitante Governo e di quel CTS pletorico. Se persino il prof. Sabino Cassese da giurista di fama riconosciuta ha dei dubbi sulla validità della proroga, da non esperto di diritto posso solo esprimere forti perplessità sull’utilità e vantaggi di questa decisione.

Ma secondo Lei ad una emergenza dettata dalla politica corrisponde una emergenza sanitaria?
A mio modesto parere si tratta di una emergenza prettamente politica voluta dal Governo per avocare a sé tutti i poteri, tenere in mano il Paese, fare pressione sul cittadino e infondere paura dinanzi ad una pandemia che continua sì ad espandersi ma che dal punto di vista sanitario non è così allarmante da mettere a rischio la capacità di risposta del nostro sistema sanitario. La maggior parte dei contagiati sono asintomatici, le rianimazioni sono sotto controllo con 290 posti occupati, i casi attualmente positivi sono circa 53000, di cui la maggior parte sono in isolamento domiciliare, i ricoverati sono circa 3000, il tasso di letalità è ora intorno allo 0,5%, numeri assolutamente diversi da quelli di marzo- aprile scorsi. In più sappiamo come trattare i pazienti più gravi e come usare al meglio i farmaci attualmente a disposizione. Certo, dobbiamo essere consapevoli che si tratta di un nuovo virus con cui dovremmo convivere ancora per diverso tempo, per cui dobbiamo preoccuparci di tenere più bassa possibile la curva dei nuovi casi incidenti.

Quindi l’andamento della curva dei contagi non deve allarmarci troppo? È eccessivo pensare a dei lockdown mirati? Se ci fossero alcuni focolai abbastanza estesi dove il contagio si impenna in maniera esponenziale si potrebbe pensare a dei lockdown circoscritti nel tempo e nello spazio. Un nuovo lockdown generalizzato sarebbe un disastro per il Paese e per le generazioni future. Però mi domando: le Regioni non hanno dimostrato di avere la capacità di decidere in autonomia? Gli esponenti locali hanno più consapevolezza del territorio, dialogano con i cittadini, hanno il termometro di quanto avviene in tempo reale oltre che dati epidemiologici e clinici aggiornati. Mi aspettavo dal Governo linee guida generali ma non uno stato di occupazione del Parlamento e una subordinazione dell’autonomia regionale.

A proposito di Regioni, c’è l’ipotesi di un divieto per loro di adottare norme anti- contagio meno restrittive di quelle del Governo. Sarebbe d’accordo?
Sostanzialmente il Governo prende tutta l’iniziativa e lascia pochissima, se non alcuna, autonomia alle Regioni. Da virologo mi chiedo quali norme di salute pubblica troveremo in questo nuovo dpcm: se è stato fatto per dire di mettere in tutta Italia le mascherine all’aperto o per adottare qualche misura come la proroga del CTS o del commissario straordinario, allora è ridicolo.

Quindi non è favorevole ad adottare l’obbligo delle mascherine all’aperto?
Pur condividendo appieno l’uso delle mascherine e di tutte le misure atte a prevenire la diffusione del contagio non capisco il senso dell’obbligatorietà all’aperto e magari in pieno giorno. Se sono solo in aperta campagna o in un vicolo di un piccolo paese che motivo ho di indossarla? Se c’è una piazza affollata o una via intasata o un ristorante che non mantiene la distanza di sicurezza allora ha senso la mascherina. Quindi, invece di un generico obbligo, mi aspetterei di trovare nel dpcm le technicalities, ossia indicazioni precise circa le condizioni chimico- fisiche che contribuiscono alla diffusione del virus e che spingono a prendere una tale decisione: una certa umidità, la velocità dell’aria, la temperatura, la radiazione solare, il numero di ricambi d’aria in ambiente chiuso e come utilizzare i sistemi di condizionamento che dovrebbero essere a doppia mandata.

Secondo Lei sull’aumento dei contagi ha influito la riapertura delle scuole? I francesi che hanno numeri superiori ai nostri riguardo i contagi non sono nella direzione di bloccare l’attività scolastica. Adesso poi abbiamo dei sistemi di misurazione del virus che sono molto meglio dei tamponi molecolari: hanno un basso costo, non sono invasivi specie per i più piccoli, si fanno in pochissimi minuti, si possono ripetere più volte, danno indicazioni sulla concentrazione del virus, parametro questo legato alla contagiosità. E comunque dobbiamo entrare nell’ottica che è impossibile azzerare il contagio e rincorrere gli asintomatici. Quando mai succede con l’influenza che ogni anno infetta milioni di persone e ne uccide circa 10.000 in Italia? Perché quando siamo stati di fronte ad una pandemia influenzale nel 2009 non si è parlato di stato di emergenza?

Li- Meng Yan, la virologa cinese fuggita negli Stati Uniti, è convinta che ‘ si sia creato un virus letale al fine di diffonderlo senza poter risalire agli autori’. Lei cosa pensa della possibilità che il covid- 19 sia un virus artificiale?
Io dico che esiste questa possibilità da prima della Yan. A breve lo affermerò con dettagli in un libro di prossima uscita. Non sono l’unico a sostenerlo, siamo un collegio internazionale di virologi, di matematici, di fisici, di statistici che hanno già prodotto una serie di lavori a riguardo. Quello che le posso dire è che le ipotesi sull’origine del virus sono due: o il virus lo ha creato la natura o è uscito da un laboratorio BL- 4 di Wuhan dove da dieci anni si coltivano virus dei pipistrelli. Che possa essere di origine naturale è un po’ difficile: deriva sicuramente dal pipistrello, è identico al 96/ 97% al RaTG13, che è un virus del pipistrello che tuttavia vive nella parte più meridionale della Cina, quindi lontano da Wuhan. Tale virus però non infetta più il pipistrello, ma solo l’uomo. Si deve spiegare come è passato dal pipistrello all’uomo non avendo trovato lo stesso virus in entrambi e inoltre non si è mai rintracciato un ospite intermedio che possa aver favorito per ricombinazione il salto di specie. Bisognerà dimostrare quale delle due ipotesi sia vera: ne discuteremo su un articolo in pubblicazione sul Journal of Medical Virology. Sarà la comunità scientifica a decidere valutando quanto verrà pubblicato e fornire un’interpretazione a riguardo. Sta di fatto che i cinesi, a cui è stato chiesto di fornire il virus originario e le sequenze sui virus dei pipistrelli, hanno dichiarato di non avere più nulla, da Wuhan quindi non si ottiene più niente.

 

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