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Il cardinale Pell: «Vi racconto le mie prigioni. Da innocente»

Il diario scritto dall'ex capo della segreteria per l’economica del Vaticano durante la prigionia - oltre 400 giorni - per abusi sessuali su minori, reato dal quale è stato assolto
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«La mia cella è lunga sette-otto metri, larga più di due sul lato della finestra opaca, dove si trova il mio letto; un buon letto, con una solida base, un materasso non troppo sottile, lenzuola, etc., e due coperte. Siccome la finestra non può essere aperta, abbiamo l’aria condizionata». Così il cardinale George Pell nel suo diario scritto durante la prigionia – oltre 400 giorni – nel carcere di Barwon in Australia, per abusi sessuali su minori (Pell è stato scagionato dalle accuse dall’Alta corte australiana ad aprile scorso). Il manoscritto sarà pubblicato negli Stati Uniti nella primavera del 2021. In esclusiva per l’Italia il mensile di apologetica Il Timone (in uscita l’8 ottobre) pubblica alcuni estratti, per gentile concessione dell’editrice Usa Ignatius Press, e che l’Agi ha anticipato.
Nel diario, Pell descrive la sua cella, la numero 11 dell’unità 8 della Melbourne Assessment Prison, «dove sono sta stato rinchiuso assieme a un terrorista musulmano (penso sia quello che ha cantato le sue preghiere stasera (giovedì 14 marzo 2019, ndr), ma potrei sbagliarmi) e Gargasaulas, l’assassino di Bourke Street», prosegue, fornendo anche i dettagli della cella. «Appena si entra, ci sono delle mensole sulla sinistra e un tavolo per la mia teiera e la televisione, e uno spazio per mangiare. Lungo la stretta corsia, sulla destra, c’e un lavandino con acqua calda e fredda, un water con una seduta alta e dei braccioli (viste le mie ginocchia), e un robusto vano doccia con una bell’acqua calda».
Poi qualche cenno all’ambiente carcerario, con parole di simpatia per le guardie: «Almeno un paio di prigionieri nelle circa dodici celle spesso urlano disperatamente di notte, ma di solito non per molto. È interessante come ci si abitui a questo rumore, come diventi parte del contesto. Mi trovo in una cella d’isolamento, con il permesso di uscire per un po’ di movimento per il massimo di un’ora e per le visite dei legali, degli agenti, degli amici, dei medici, etc. Le guardie sono differenti nella loro capacita di comprensione, ma sono tutte corrette, molte di loro cordiali, alcune amichevoli e disponibili. Posso ricevere lettere e telefonate nel tempo della ginnastica». E infine un piccolo sfogo sugli spazi, comunque angusti: «Ho richiesto un po’ più di spazio e più congeniale (rispetto al cortile che utilizzo attualmente) per camminare, un rientro più tardivo in isolamento e un po’ di compagnia. Dato il mio status le ultime due richieste non sono possibili e una cella con la propria piccola area per fare movimento sembra essere l’unica opzione».

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