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Calenda: «Il Recovery Plan di Conte? Trentuno pagine di fuffa assoluta»

Il Recovery Plan di Conte? «Fuffa assoluta». Il taglio dei parlamentari? «Stupidità pura». La raccolta firme per il superamento del bicameralismo perfetto lanciata da Zingaretti? «Buffonate di marketing». La versione di Calenda
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Il Recovery Plan di Conte? «Fuffa assoluta». Il taglio dei parlamentari? «Stupidità pura». La raccolta firme per il superamento del bicameralismo perfetto lanciata da Zingaretti? «Buffonate di marketing». Carlo Calenda, leader di Azione ed erudeputato, non è certo uno che gira attorno alle parole per rispondere a una domanda. Va dritto al punto.

Partiamo dalla legge elettorale. Cosa pensa del testo base approvato in commissione Affari costituzionali?

Io preferisco il maggioritario. Ma se si deve fare questo benedetto proporzionale, facciamo in modo che ci sia una soglia di sbarramento alta, almeno al 5 per cento, e le preferenze, per censentire al le persone di scegliere i propri rappresentanti.

Lo sbarramento c’è, anche se probabilmente verrà abbassato per accontentare Leu e Italia viva, ma le preferenze per ora sono solo un’idea…

È vero, ma i cinquestelle sono favorevoli, e questo è forse l’unico argomento su cui sono d’accordo con loro, spero che facciano valere la propria posizione in maggioranza.

Zingaretti è stato criticato da una parte del Pd per aver schierato il partito sul Sì al referendum in assenza dei correttivi necessari. Con la legge elettorale incardinata il leader dem può tirare un sospiro di sollievo?

No, perché il problema non riguarda il testo base di una legge elettorale, ma la stupidità della riforma costituzionale. Del resto, basta ascoltare gli interventi degli esponenti Pd in Aula per convincersi a votare No al referendum.

Mi dica un buon motivo per votare No.

Bisogna ragionare su cosa significa fare un taglio lineare all’interno di un sistema bicamerale perfetto. Facciamo un esempio, pensiamo a una commissione Attività produttive composta da solo dodici persone. Succederà che in sede referente i provvedimenti si intopperanno e ci vorrà molto più tempo per approvarli, avremo un Parlamento più inefficiente, altro che velocità. In passato ho sostenuto il taglio dei parlamentari, ma da realizzarsi attraverso il taglio di una Camera elettiva, come proponeva il referendum del 2016.

Proprio per questo Zingaretti ha lanciato una raccolta firme per una legge che superi il bicameralismo paritario. Condivide l’inizativa?

Ma quale raccolta firme, sono buffonate di marketing escogitate da un partito allo sbando con un segretario debole. Se sei al governo fai proposte in Parlamento, non raccogli firme, ma Zingaretti sa che i cinquestelle sono sempre stati contrari al superamento del bicameralismo perfetto, non ha alternative.

Muove sempre critiche severe al suo ex partito. Ieri Orfini, pur essendo in minoranza tra i dem, ha detto che chi, come lei o Renzi, ha lasciato il Pd per lanciarsi in nuove avventure ha commesso un grave errore. Perché ha rinunciato a condizionare la linea del partito dall’interno?

Se il tuo partito tradisce tutti i valori che ha professato per anni e tu decidi di rimanerci dentro stai solo optando per una scelta di comodo, di puro opportunismo. Un conto è fare la minoranza sulla linea politica, un altro farlo su un sistema di valori traditi. È chiaro che è più sicuro restare all’interno di una forza del 18- 20 per cento che andare in mare aperto a cercarsi i voti.

Quali valori avrebbe tradito il Pd?

Fino a poco tempo fa eravamo tutti convinti che il M5S rappresentasse l’idea di tutto ciò che bisogna combattere: il lavoro senza istruzione, il reddito senza lavoro, la giustizia senza garanzie, l’uno vale uno.

Il Pd sostiene di aver cambiato i connotati a un partito considerato fino a un anno fa come lo spauracchio delle cancellerie europee…

Chi sostiene tesi cose deve essere in grado di indicarmi un solo provvedimento euroscettico portato a casa dal Conte uno. Perché è vero che M5S e Lega hanno guadagnato consensi dicendo “usciamo dall’Euro”, ma è vero pure che tre secondi dopo la nascita del loro governo hanno cambiato idea. E dopo quattro, di secondi, si sono fatti prendere a ceffoni dall’Europa sul deficit. La realtà è che tutti i provvedimenti contestati dal Pd a quell’esecutivo sono ancora in vigore e l’agenda continua a dettarla il M5S. Sono stati i grillini a cambiare i connotati al Pd, non viceversa.

Riconoscerà almeno che il M5S ha rinunciato ai toni aggressivi di un tempo?

Sì, è cambiata la propaganda. Ma bisogna sempre guardare i fatti. Pochi giorni fa Bersani ha detto che chiunque non sia di sinistra è necessariamente di destra. Vorrei fargli una domanda: è di destra o di sinistra tenersi il presidente del Consiglio del governo giallo- verde, i decreti sicurezza, la legittima difesa? Io giudico le politiche perseguite da questo governo, che di sinistra non hanno nulla. Sono la prosecuzione della visione assistenziale e populista del Conte uno. Certo, non c’è Salvini che blatera e va in mutande al Papeete, ma quota 100 sta ancora là.

Sta ancora là però anche il reddito di cittadinanza. È un provvedimento di destra o di sinistra?

È semplicemente stupido, perché costruisce solo un meccanismo assistenziale, come dimostra il fallimento delle politiche per il lavoro. Lo definirei un provvedimento peronista. Era molto più serio, giusto e bilanciato il reddito di inclusione.

E Carlo Calenda è di destra o di sinistra?

Sono un liberal-socialista, il nostro partito si chiama Azione proprio perché si richiama all’esperienza del Partito d’Azione, crediamo nel ruolo forte dello Stato nelle sue funzioni fondamentali: istruzione e sanità su tutti. A proposito, vorrei ricordare che eravamo gli unici a parlare della fragilità del servizio sanitario nazionale ben prima del Covid. E ancora questi scappati di casa non vogliono prendere il Mes non si sa bene per quale motivo.

Dicono che il Mes possa nascondere condizionalità pesanti per l’Italia…

Abbiamo visto i 5S festeggiare in Parlamento per aver ottenuto il Recovery Fund, un fondo molto più condizionato del Mes. Siamo al surreale.

Per Cottarelli il Mes è importante ma non così tanto da far cadere un governo in caso di rinuncia. Ha torto?

Non condivido affatto questa posizione perché conosco le condizioni in cui versa la sanità. Mediamente ci vogliono tredici mesi per fare una mammografia e gli italiani sono costretti a spendere 40 miliardi di euro l’anno per curarsi privatamente e aggirare le liste d’attesa. Non riusciamo neanche a finanziare 9 mila borse di specializzazione per i laureati in medicina. La verità è che in Italia parliamo solo di fascismo, comunismo, sardine e totani, ma nessuno si occupa di gestire e far funzionare le cose perché, come fosse un’attività tecnica, non politica. Magari discutiamo di Mes ma non abbiamo preparato un piano dettagliato su come investire eventualmente quei soldi.

A proposito di piani. Conte ha annunciato la stesura delle linee guida per il Recovery Plan italiano. Ha avuto modo di leggerle?

Sì, le ho qui davanti. Sono esattamente 31 pagine di fuffa assoluta. C’è scritto che gli alberi sono belli, che bisogna decarbonizzare e che l’istruzione è importante. Accanto a questo documento, sulla mia scrivania c’è anche il Piano francese, non le linee guida. Sono 300 pagine con un dettaglio di tutti i fondi necessari, c’è scritto come verranno impiegati e che risultati dovranno ottenere.

Se dovesse indicare al governo tre punti dettagliati da inserire nel Recovery Plan quali sceglierebbe?

Prima di tutto la sanità. Abbiamo presentato già a novembre un piano dettagliato su come accompagnare il servizio nazionale ad affrontare le sfide di una società che invecchia. Il secondo pilastro è lo stimolo agli investimenti ambientali e digitali. C’è un progetto che ha funzionato molto bene, si chiama impresa 4.0, e ha portato i nostri investimenti a superare quelli tedeschi nel 2016 e nel 2017, bisognerebbe potenziarlo. Terzo punto: un sistema scolastico che preveda il tempo pieno in tutte le scuole fino alla fine delle medie superiori.

Mi consenta un’ultima domanda sulle Regionali. Perché avete deciso, insieme a Renzi, di fare concorrenza al Pd in Puglia, rischiando di consegnare la Regione a Fitto?

Quella pugliese è una situazione straordinaria, c’è un candidato, Michele Emiliano, che secondo me è il peggior populista d’Italia: dalla xylella alla Tap, passando per l’Ilva, ha fatto disastri. Dall’altro lato c’è un candidato di Giorgia Meloni. Noi non vogliamo scegliere tra un populista e un sovranista, per questo ho chiesto al Pd, fin dal primo giorno, di individuare un candidato diverso, chiunque altro, ma non hanno voluto ascoltare. Alla fine sosterremmo Ivan Scalfarotto, una persona molto qualificata, con un profilo di altissimo livello.

 

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