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Manlio Di Stefano (M5S): «Se Conte si iscrivesse al Movimento sarebbe il benvenuto, ma non abbiamo bisogno di tutele»

«Per le alleanze regionali col Pd siamo noi ci siamo. Ma è bene essere chiari: da loro pretendiamo un vero cambiamento». Parla Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri (M5S)
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Il governo non avrà nulla da temere finché riuscirà a dare risposte a un Paese provato dalla crisi economica generata dal Covid. O almeno di questo è convinto Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri del Movimento 5 Stelle.

Ha fatto bene Conte a invitare Pd e M5S a trovare un accordo per le regionali o è stata un’ingerenza?

Abbiamo già proposto al Pd, sia in Liguria sia in Campania, un candidato comune. Il Movimento 5 Stelle pensa che non esistano idee di destra o di sinistra, ma buone idee. Se si trova un accordo sui temi per i cittadini, per noi quello è l’importante.

Insomma, Conte non ha detto nulla di nuovo a quanto pare. Ma perché sembra impossibile trovare un’intesa a livello locale col Pd nonostante un anno di governo insieme alle spalle?

Le ripeto, noi sui temi siamo disponibili a confrontarci. Al Movimento 5 Stelle interessa che i cittadini abbiano risposte. È bene però essere chiari sin da principio, noi pretendiamo un vero cambiamento che dia una nuova visione alle politiche di chi guida il Paese come le Regioni e questo passa da uno sforzo comune di convergenza.

Rimane accesa qualche spiraglio per un accordo almeno in Liguria?

Le parti si stanno ancora confrontando. Mi auguro si arrivi a un bel risultato, ma servono segnali concreti nell’interesse dei cittadini liguri.

Franceschini da un lato e Buffagni dall’altro con due interviste parallele blindano il presidente del Consiglio. Eppure tutti i leader di governo sembrano preoccupati per la tenuta dell’esecutivo. C’è un problema di diffidenza mai superato tra voi e i dem?

L’Italia sta uscendo da una situazione di emergenza, una fase postbellica che il nostro Paese, grazie al presidente Conte, ha gestito molto meglio di tante altre nazioni. Non c’è nessuna diffidenza, altrimenti insieme non saremmo riusciti a mettere in campo quasi 100 miliardi per rilanciare il Paese.

Eppure da settimane si parla di un possibile rimpasto. Potrebbe essere l’occasione per ridare stabilità al governo?

Non c’è nessun rimpasto all’orizzonte. E il governo è stabile finché riesce a sostenere l’economia in un momento come questo e soprattutto nei prossimi mesi. Abbiamo vissuto gli ultimi decenni guardando la politica occuparsi unicamente di sé stessa, un’autoreferenzialità insopportabile mentre il Paese crollava a pezzi, noi vogliamo fare l’esatto contrario.

Il M5S si sentirebbe più tutelato se Conte si iscrivesse alla vostra organizzazione?

Non c’è nessun bisogno di tutele perché siamo solidi e strutturati nonostante qualcuno ci descriva come morenti. Il M5S pensa a lavorare h24 per i cittadini. Se Conte vuole aderire al MoVimento 5 Stelle è più che benvenuto.

Sembra che gli scogli sul dl Semplificazioni non siano stati superati. Il decreto dovrebbe essere approvato con la formula “salvo intese”. Siamo tornati all’epoca del governo giallo-verde?

Il decreto Semplificazioni, come l’ha descritto il presidente Conte, è la madre di tutti i decreti. Contiene norme che l’Italia aspetta da 20 anni, dalla riforma dell’abuso d’ufficio al codice degli appalti. Per questo mi sembra più che naturale che ci si prenda il tempo necessario per fare le cose per bene e intanto la semplificazione è già iniziata, basti pensare che le richieste di cassa integrazione oggi si possono fare direttamente all’Inps.

Sullo sfondo, a dividere i due principali partiti di maggioranza, restano Mes, Autostrade e scuola pronti. Il peggio deve ancora venire?

Ci dobbiamo concentrare sul Recovery Fund, in cui ci sono 172 miliardi per l’Italia. La ministra Azzolina sta lavorando per riaprire le scuole in sicurezza a settembre e su Autostrade il lavoro va avanti. L’Italia si merita che le autostrade vengano gestite seriamente e onestamente mettendo al centro la loro sicurezza invece del semplice profitto.

La preoccupa lo scouting della Lega tra i vostri senatori?

No, non mi preoccupa. I numeri al Senato per sostenere la maggioranza ci sono e comunque non mi appassiono ai soliti giochi di palazzo tanto cari alla Lega.

Mi dica almeno cosa ne pensa della disponibilità di Berlusconi a dare una mano al governo in caso di necessità.

In questo momento sarebbe più che sufficiente che l’opposizione desse un contributo in termini di idee. Noi non chiediamo altro.

Ha detto che ritirare l’ambasciatore italiano dall’Egitto non rappresenta la soluzione per rendere giustizia a Giulio Regeni. Cosa bisognerebbe fare allora per mettere sotto pressione le autorità del Cairo?

Mi creda, la pressione è già massima e la stiamo esercitando ad ogni livello e con ogni mezzo. Deve essere però chiaro che per fare pressione occorre esserci e farsi sentire, per questo credo che la presenza del nostro ambasciatore sia fondamentale. Sono certo che arriveranno progressi a breve.

Lei ha curato il Patto per l’Export italiano per rilanciare il “made in Italy” nella fase post emergenza Covid. A che punto siamo?

Stiamo sviluppando tutti gli strumenti dei sei pilastri che compongono il patto ovvero comunicazione, formazione/ informazione, finanza agevolata, sistema fieristico, e- commerce e promozione integrata. In Italia nessuno aveva mai fatto tanto per le aziende che esportano cui oggi abbiamo messo a disposizione circa 1.4 miliardi con cui ricominciare a essere presenti o affacciarsi per la prima volta ai mercati esteri. C’è una buona collaborazione anche con le Regioni e i feedback degli imprenditori sono ottimi.

Quali sono gli strumenti già disponibili?

Partiamo dalla buona notizia che parliamo di strumenti già varati e finanziati quindi operativi. Tra i tanti, lo strumento più potente è la riforma del fondo Simest che oggi garantisce un fondo perduto al 50 per cento del finanziamento richiesto fino a 800 mila euro e senza garanzie, soldi coi quali un imprenditore può pagarsi le certificazioni di conformità, formare un team dedicato all’export, assumere un export manager o aprire un magazzino in Italia destinato all’export.

È sufficiente questo per far ripartire l’export italino?

Lo Stato non aveva mai realizzato una strategia di supporto simile, l’idea che abbiamo avuto insieme al ministro Di Maio di gestire l’export dal Ministero degli Esteri, avvalendosi della rete diplomatico- consolare, si sta dimostrando vincente.

 

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