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Verini (Pd): «Basta correntismo, la riforma del Csm rigenererà la magistratura»

Il responsabile Giustizia del Pd Walter Verini
Il responsabile dem della Giustizia chiede che la riforma venga fatta «presto. E bene», perchè serve una fase nuova, di discontinuità, anche nella gestione del ministero di Via Arenula
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«Riforma, presto. E bene». Questo è il mantra di Walter Verini, deputato e responsabile Giustizia dei dem, che guarda con preoccupazione a ciò che sta avvenendo dentro e fuori dal Csm e ribadisce: «La magistratura va rigenerata, per farle recuperare piena credibilità».

La riforma del Csm non sembra più rinviabile. Da dove si parte?

In realtà siamo già partiti, perchè la riforma del Csm era contenuta nella legge di riforma del processo penale. Poi si è deciso di scegliere un iter autonomo, perchè si tratta di una riforma di carattere ordinamentale, ma la bozza di progetto già esiste e non si parte da zero. E ricordo che come Pd abbiamo depositato a iniziò legislatura una proposta di legge ( a prima firma Ceccanti) per la riforma del sistema elettorale dell’organo di autogoverno.  Nè è una novità di questi giorni l’opinione condivisa della necessità di contribuire, come governo e come Parlamento, a un recupero di credibilità da parte della magistratura. E’ urgente e necessario che ora inizi il dibattito, sia a livello di maggioranza che a livello parlamentare.

Dopo lo scandalo bisogna azzerare tutto per ripartire da capo?

Non confondiamo le cause con gli effetti. Le pratiche degenerative cui abbiamo assistito sono gli effetti di una degenerazione correntizia della magistratura, ma non è sempre stato così. Quando nacquero quelle che in origine erano le aree culturali della magistratura, tutti le valutarono positivamente come elemento di pluralismo nella visone del diritto. Il problema è nato quando, con il tempo, queste aree si sono trasformate in correntismo. E’ evidente, allora, che ora vanno cancellate  queste degenerazioni, non il pensiero plurale tra i magistrati. Ma, per farlo, serve una forte volontà dall’interno del corpo della magistratura.

Quali sono le linee maestre di questa riforma?

Bisogna ripartire dalle parole del Presidente Mattarella, pronunciate un anno fa dopo l’esplosione della vicenda Palamara e la catena  di dimissioni che  ne seguì.  La magistratura deve lavorare per una sua autorigenerazione, con l’obiettivo di ritrovare la terzietà e la credibilità necessarie per essere una componente fondamentale della nostra democrazia. Al Parlamento, invece, spetta il compito di indicare lo strumenti e sbocchi legislativi e costituzionali   di questa rigenerazione. Va cambiato il meccanismo elettorale: eliminando il sistema delle liste su base nazionale e divise in correnti, per introdurre collegi che coincidono con i distretti giudiziari. In questo modo si favorisce il voto sulla base della credibilità anche nei propri distretti giudiziari e non sulla base delle correnti. Naturalmente evitando dimensioni localistiche dell’esercizio della giurisdizione.   Bisogna poi scardinare il meccanismo per il quale le promozioni e le nomine dei vertici avvengono “a pacchetto” e favoriscono le logiche spartitorie, introducendo invece criteri il più possibile oggettivi, sulla base di merito, produttività e performance del singolo. Infine, è necessario distinguere dentro il Csm il momento disciplinare da quello legato alla decisione degli incarichi. Serve una distinzione e un ritorno al plenum aumentato, in modo che chi sta nella commissione disciplinare non sia anche tra i votanti per decidere le promozioni. Queste tre coese aiuteranno la rigenerazione che potrà restituire alla magistratura piena credibilità.

Sul meccanismo delle nomine non è facile incidere…

Siamo consapevoli che i giudizi ai singoli magistrati vengono dati dai consigli giudiziari ed è rarissimo vedere giudizi men che positivi. Per questo, credo sia necessario articolare di più le componenti nei consigli, rafforzando la presenza dell’avvocatura come soggetto importante – tra gli altri – per valutare le performance dei magistrati.

Oggi il tema della riforma del Csm è tornato dopo le dimissioni dei membri della giunta dell’Anm. Vale anche per loro ciò che diceva in merito alla autorigenerazione?

Io credo fortemente nell’indipendenza della magistratura, dunque non mi permetto di dire nulla. Sottolineo solo come esista una differenza tra correnti e correntismo. Al Paese serve una svolta che archivi l’attuale organizzazione correntizia per dar vita a un nuovo inizio dell’associazionismo in magistratura, fondato sulle idee, la cultura giuridica e pluralismo. Sarebbe in qualche modo anche  un gesto di generosità democratica, oltre che di necessità. La giustizia, infatti, non è dei magistrati o degli avvocati, ma dei cittadini, che hanno diritto a venire giudicati in modo giusto e rapido.  E anche la politica avrebbe il dovere di favorire un clima di rinnovamento, facendola finita con gli “opposti estremismi” del populismo giustizialista e e del garantismo a corrente alternata. Giustizia giusta e rapida, garanzie e diritti: devono stare insieme.

Le intercettazioni di Palamara contro l’ex ministro Salvini, però, hanno aperto il vaso di Pandora anche sul rischio di una non equidistanza della magistratura dalla politica.

Io penso che il magistrato, in qualsiasi sede, sia tenuto a sobrietà e rigore anche nel linguaggio. E’ evidente che quelle parole tra due magistrati su Salvini siano state infelici e sbagliate, però attengono a una conversazione privata tra due persone. Per questo, pensare che la magistratura intera abbia un pregiudizio nei confronti del capo della Lega mi sembra un pretesto: non c’è alcun riscontro che permetta di considerare una conversazione privata un orientamento generale della magistratura, né di pensare cge ci sia in atto una persecuzione. Del resto, anche in questo caso Salvini si dimostra ultra-garantista con se stesso e per nulla garantista quando si tratta dei diritti dei soggetti più poveri e fragili della società e gli ultimi del mondo.

Quindi, per lo stesso principio, non bisogna nemmeno considerare quello di Palamara un “sistema” diffuso?

Non nego che ci siano stati e ci siano singoli magistrati che, per protagonismo, abbiano con le loro inchieste o con le loro parole cercato di condizionare la politica. Tuttavia, penso che il fenomeno non debba venire ascritto a tutta la magistratura. Aggiungo: negli anni ci sono anche stati pezzi della politica che hanno tentato di condizionare l’autonomia della magistratura. Oggi, quel che conta è che la strada maestra torni ad essere il rigoroso rispetto della separazione dei poteri. A tutela dei magistrati, delle istituzioni e della politica. E quindi della comunità nazionale.

Eppure, tutto è nato a causa della pubblicazione indebita di intercettazioni, per altro senza alcuna rilevanza penale. Non è anche questo una parte del problema?

A luglio entrerà  in vigore la riforma delle intercettazioni Orlando, sia pure  con qualche correzione. Quel  testo è nato proprio per tenere insieme l’esigenza del diritto all’informazione e quello alla privacy  e punta a responsabilizzare gli uffici, impedendo la pubblicazione di materiale senza rilievo penale. Le intercettazioni sono uno strumento di indagine essenziale che non va toccato, ma è altrettanto essenziale che le captazioni senza rilievo vengano tenute riservate.

La domanda, ora, è se questo governo avrà la forza di approvare le riforme che lei dice.

Noi abbiamo riaffermato con forza questa necessità. CSM,  Penale, Civile, Ordinamento Penitenziario. Sone le architravi.Bonafede sarà in grado di portare avanti una legge così controversa, dopo che il suo ruolo è stato messo pesantemente in discussione con due mozioni di sfiducia?Il ministro non è uscito indebolito da quel voto. Ad essere indebolito, secondo me, è chi voleva usare il terreno della giustizia per far cadere il governo. Il tentativo è fallito.

Eppure ammetterà che la giustizia rimane un campo minato.

Per questo deve aprirsi una fase nuova. Bonafede ha capito e toccato con mano di non essere un ministro 5 Stelle, ma il ministro di una coalizione. Ha visto la lealtà del Pd. Ma ora si deve aprire una fase nuova, anche dì discontinuità. L’urgenza di risollevare il Paese dopo la pandemia, comprende anche una rigenerazione della giustizia. E ha sul tavolo quelli che per noi sono i punti cardine. Insieme a un impegno senza sosta per contrastare le mafie e la corruzione.

Il Pd, dopo avergli rinnovato la fiducia, rilancia?

Sì, e chiediamo che metta il turbo sulle quattro questioni fondamentali: la riforma del Csm; la riforma del processo penale che dovrà far durare il processo cinque anni, in modo da depotenziare anche il problema della prescrizione; la riforma del processo civile e la riforma dell’ordinamento penitenziario, improntato al carcere come extrema ratio e con il potenziamento delle misure alternative. Dobbiamo essere capa

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