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Né Draghi né Franceschini: è Enrico Letta il nome per la Fase2

Le manovre di Renzi per liberarsi di Giuseppe Conte e mettere un dem a palazzo Chigi
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Domenica, 3 maggio, Conte, i capodelegazione e poi anche i ministri hanno speso la vigilia dell’apertura della Fase 2 discutendo e litigando sul dl aprile che nel frattempo è diventato dl maggio. Di mezzo ci sono le condizioni di vita e a volte di sopravvivenza di milioni di persone.

Per tutti quelli che già avvertono e molto più avvertiranno in futuro il peso della crisi è un problema strettamente materiale. Per il governo, per la maggioranza, per l’opposizione è un nodo strettamente politico. Matteo Renzi non è un novellino. Se ha fatto in modo che dal dibattito in Parlamento della settimana scorsa emergesse chiaramente che il suo era ‘ l’ultimo appello’ è perché considera possibile e anzi probabile la scelta di far cadere il governo nei prossimi mesi, quando il contagio lo terrà ancora al riparo dal rischio di elezioni. Lo scambio di telefonate tra il leader di Iv e Gianni Letta da un lato, Matteo Salvini dall’altro, è fittissimo. Il Cavaliere che in questa crisi ha saputo recuperare un ruolo di destra moderata e credibile in Italia e in Europa, è convinto che Conte abbia di fronte ancora poca strada, essendo destinato a sbattere contro la crisi sanitaria se ripartirà o più probabilmente contro quella economica. Salvini, il primo a lanciare l’idea del governo istituzionale, è tenuto a freno dall’indisponibilità all’ammucchiata di Giorgia Meloni ma in una situazione in movimento aspetta solo il varco giusto.

Solo che non è affatto detto che la sorte di Conte sia segnata. Il Pd ormai lo sopporta poco e lo fa capire in tutti i modi ma è consapevole di non potersene sbarazzare senza mettere a rischio la tenuta del M5S. I 5S, più che mai divisi, hanno proprio nel sostegno a Conte l’unico muro che li separa dalla scissione. La fragilità della maggioranza, il gioco a incastri delicatissimo che la tiene insieme è il principale punto di forza di Giuseppe Conte, in tandem con il consenso di cui ancora gode nel Paese. Ma quelle due dighe sarebbero entrambe travolte se il governo si dimostrasse incapace di gestire la crisi economica e sociale. Se il governo crollerà sotto i colpi di maglio della crisi Renzi prospetta due distinte vie d’uscita. Se si arriverà alla dall’ex premier auspicata scissione dei 5S, con la sostituzione dei duri pentastellati con le truppe di rincalzo berlusconiane sarà un governo politico a guida Pd, con Franceschini indicato come il primo della lista dei papabili.

Se invece neppure i governisti del M5S considereranno possibile il sacrificio di Conte in nome di un governo con ‘ l’uomo nero’ del Movimento per eccellenza, Silvio Berlusconi, sarà un governo di unità nazionale e in questo caso il nome che tutti ripetono da settimane è ovviamente quello di Mario Draghi. Il cui parere però non è stato richiesto e non è affatto detto che sia disponibile.

Per questo, sia nel caso di governo politico che in quello di esecutivo di unità nazionale, il nome che circola nei conciliaboli del partito trasversale della crisi è un altro: quello dell’ex premier Enrico Letta. Il suo livello di affidabilità in Europa è secondo solo a quello dello stesso Draghi. E’ un esponente del Pd ma lontano dalla prima linea da oltre un lustro. Il suo nome, oltre tutto, basterebbe per ovvi motivi a parare l’accusa di una ennesima manovra occulta renziana.

Se si arriverà davvero alla crisi nei prossimi mesi il suo sarà certamente uno dei più realistici nomi in campo. Ma se si arriverà alla crisi dipenderà da come il governo saprà affrontare le conseguenze della crisi economica.

 

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