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Il Pd ora pensa alle urne. Traballa l’asse coi 5Stelle

Nei dem i dubbi sulla possibilità che questo governo possa affrontare una crisi come quella che si prepara sono dilaganti
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La tregua fra Pd e M5S raggiunta in extremis da Conte si basa su due smentite clamorose. Conte dice infatti che non ha senso azzuffarsi oggi sul Mes, dal momento che non se ne conoscono ancora le condizioni reali e che lui deciderà se accedere o meno al prestito solo quando dette condizioni saranno chiare. Con la prima affermazione sconfessa di fatto il suo ministro dell’Economia Gualtieri, che aveva assicurato l’assenza di condizioni seguito a ruota dai leader del Pd e di Iv. Con la seconda sconfessa se stesso, avendo meno di una settimana fa assicurato che l’Italia non chiederà comunque il prestito, non avendone bisogno.

La piroetta rende l’idea del caos che regna nel governo e in una maggioranza sull’orlo della spaccatura non su un fronte fra tanti, per quanto importante ma sulla stessa sua ragion d’essere: il rapporto con l’Unione europea. Un aspetto ulteriormente stupefacente è che questa spaccatura si stia profilando, tenuta in sospeso dalla tregua raggiunta a che è in realtà solo un rinvio, su un punto di valenza concreta molto limitata. La ‘ nuova linea di credito del Mes’ è un prestito, non un regalo. Il vantaggio è nel basso tasso di interesse ma non si tratta di uno scostamento tanto epocale da giustificare lo scontro in atto. Il Sole24 Ore parlava ieri senza peli sulla lingua di ‘ pochi spiccioli’.

Tanto più che gli elementi di ambiguità sono pesanti. La restituzione in 2 o anche 5 anni sarebbe il colpo alla nuca. La permanenza della possibilità di modificare le condizioni unilateralmente da parte delle istituzioni prestatrici creerebbe una situazione di massimo rischio per il futuro prossimo. L’insistenza sull’obbligo di rientro nei parametri a emergenza conclusa ( dove non è chiaro se si intenda emergenza sanitaria o economica) moltiplicherebbe quel rischio. In conclusione: la posta non vale comunque la candela, se la candela è una crisi politica al buio in una fase già segnata da crisi sanitaria, economica, sociale e probabilmente finanziaria.

Ancora più sorprendente è la tempistica scelta dal Pd per la sua offensiva. Il 23 aprile, il piatto forte sul quale si consumerà lo scontro al Consiglio europeo non è certo il Mes ma il Recovery Found. I punti in discussione, già a un primo e ancora non dettagliato livello, sono quattro. Il primo è la messa in campo del Fondo europeo, aggiungendo all’attuale Piano europeo ‘ a 3 gambe’ una quarta gamba. Il secondo riguarda le dimensioni del Fondo. Il terzo riguarda i tempi e l’ultimo, il più controverso, la modalità di finanziamento, se attraverso l’emissione di titoli comuni, gli eurobond, oppure tramite bilancio europeo, ipotesi al momento fumosa. Lo scontro su questo fronte sarà durissimo e la decisione di indebolire il premier italiano alla vigilia del vertice è difficilmente spiegabile. L’affondo del Pd per accedere al prestito del Mes sarebbe stato del tutto comprensibile subito dopo la riunione del Consiglio. Non lo è prima di quell’appuntamento. E’ per questi motivi che si è diffuso il comprensibile sospetto che l’attacco fosse diretto contro Conte più che contro il suo annuncio sul prestito del Mes. Nel Pd i dubbi sulla possibilità che questo governo possa affrontare una crisi come quella che si prepara sono dilaganti. Solo che le alternative sono a di poco impervie. Un governo di unità nazionale, sia nella versione light con Colao a palazzo Chigi sia in quella hard con Draghi premier in attesa di spiccare il balzo verso il Colle, sono entrambe poco credibili nell’attuale e più che mai lacerato quadro politico italiano. Il ricorso alle urne in autunno, dal quale il Pd è pure tentato, rischia di somigliare a un salto nel buio, tanto più che nessuno sa in quali condizioni si troverà il Paese in autunno.

In un quadro simile, Conte si giocherà moltissimo il 23 aprile. Se tornerà a casa con una mediazione avanzata sul Recovery Found, e tanto più se si parlasse davvero di eurobond, tornerà a Roma con la forza necessaria per imporre la sua scelta sul prestito Mes, sia che penda dalla parte del Pd che, al contrario, da quella dei 5S. Ma se tornerà senza nulla di serio nel carniere, e peggio che mai se le gambe del Piano europeo restassero solo le tre già note ( Mes, Bei e Sure) lui e il governo si scoprirebbero debolissimi e la maggioranza inesistente, a senza alcuna alternativa disponibile e con una fase di difficoltà estrema di fronte.

 

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