Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Il Garante dei detenuti: «Sovraffollamento al 121,75%, dietro le sbarre anche 48 bambini»

Sono 15.716 le persone con un residuo di pena inferiore ai due anni: «Per il nostro ordinamento avrebbero potuto accedere già da tempo a misure alternative»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Sono 56.830 i detenuti attualmente in carcere, di meno rispetto ai giorni scorsi, ma i posti realmente disponibili rimangono comunque gli stessi: poco più di 47mila, confermando, dunque, la situazione di sovraffollamento.

Un dato che si evince dal bollettino reso pubblico dal Garante nazionale dei detenuti. Nonostante il calo, dunque, il tasso di affollamento rimane del 121,75%, in maniera disomogenea ul territorio nazionale. «Tutti gli organi di monitoraggio dei sistemi penitenziari europei e non solo, siano essi indipendenti o addirittura interni alle amministrazioni stesse, raccomandano che non si giunga mai al 100% di posti occupati – segnala Mauro Palma -, perché ci può essere sempre una necessità di spostamenti o di emergenze varie che richiedano una qualche flessibilità della sistemazione negli spazi disponibili. Questa possibilità teoricamente avanzata la stiamo vivendo direttamente e siamo a ben un quinto al di sopra di quel 100% che non si dovrebbe raggiungere».

Ciò significa che saranno necessari altri interventi, sia in termini numerici, affinché non si superi la soglia del 98% della disponibilità, sia in termini di rapidità, «perché gli interventi di decongestione producano effetti con un ritmo comparabile con quello inquietante e accelerato di ogni diffusione epidemica».

Ma c’è una terza questione, sollevata da Palma: «che qualunque misura venga adottata superi le contrapposizioni specifiche attorno alle modalità dell’esecuzione penale e si concentri sul bene specifico da tutelare in questo momento: un bene essenziale, nudo nella sua connotazione, che è quello della salute delle persone, quelle che sono ospitate nelle strutture privative della libertà, quelle che in tali strutture ogni giorno lavorano con professionalità e comprensibile apprensione, quelle che all’esterno di queste strutture potrebbero subire riflessi gravi qualora l’epidemia all’interno dovesse svilupparsi».

Un’attenzione, aggiunge il garante, ancora più importante alla luce delle notizie circa il fatto che l’assenza o l’inidoneità del domicilio proposto dalle singole persone detenute sta di fatto falcidiando le domande di detenzione domiciliare, «che pure avevano superato tutti gli altri ostacoli posti dall’articolo 123 del decreto-legge n. 18/2020». Questioni che non hanno a che vedere, dunque, con la pericolosità o con la condotta del detenuto, «bensì con la sua solidità o fragilità sociale ed economica».

In carcere ci sono, inoltre, ancora 42 madri con 48 bambini. «Anche considerando che 26 madri con relativi figli sono negli Istituti a custodia attenuta (Icam) e il resto nelle sezioni specifiche dell’usuale carcere, questo può essere il primo piccolo ma significativo numero a cui guardare per una attenzione centrata sulla vulnerabilità delle persone – ha sottolineato Palma -. Per simmetrica vulnerabilità, 986 persone detenute hanno più di 70 anni. Una serie di patologie presenti in maniera cospicua all’interno della popolazione carceraria può dare indicazioni per misure mirate che prendano atto di ciò che oggi viene richiesto perché quella tutela, costituzionalmente definita «fondamentale», sia concretamente effettiva».

La proposta di Palma è anche quella di trasformare il residuo di pena in detenzione domiciliare: sono 15.716 le persone con un residuo di pena inferiore ai due anni «e per il nostro ordinamento avrebbero potuto accedere già da tempo a misure alternative. Parallelamente, 17.468 persone sono anch’esse in carcere senza alcuna sentenza definitiva (di questi 8.854 sono ancora in attesa del primo grado di giudizio)».

 

Ultime News

Articoli Correlati