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La polizia cinese si scusa con la famiglia del medico eroe Li Wenliang

Era stato ripreso per aver avvisato i colleghi dei primi casi di Covid-19. È morto per aver contratto il virus il 7 febbraio scorso
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Dopo l’ammonimento e la sua “messa al bando”, la polizia di Wuhan si è scusata con il medico-eroe Li Wenliang, che per primo lanciò l’allarme sul coronavirus, morendo in seguito proprio per aver contratto il Covid-19. Li era stato convocato e costretto a firmare un documento col quale si impegnava a non divulgare ulteriori informazioni sulla malattia. Nei suoi confronti e nei confronti di altri sette colleghi, la polizia aveva formulato l’accusa di «diffusione di false informazioni su internet».

Ma a seguito dell’indagine di una apposita commissione d’inchiesta, l’Ufficio di pubblica sicurezza della città focolaio ha scritto in una nota che sul caso «ci furono applicazione errata della legge e procedure irregolari». Le scuse arrivano dopo le conclusioni della National Supervisory Commission, secondo cui «l’azione della polizia non fu appropriata».

 

 

Li aveva inviato un messaggio ai suoi ex compagni di scuola di medicina il 30 dicembre, avvertendo che una manciata di pazienti a Wuhan presentava sintomi simili al virus della sindrome respiratoria acuta grave (Sars) e li esortava a essere cauti. Le schermate del messaggio di Li erano diventate virali online. «Volevo solo ricordare ai miei compagni di classe di stare attenti», ha detto in seguito alla Cnn. «Quando li ho visti circolare online, mi sono reso conto che era fuori dal mio controllo e probabilmente sarei stato punito». Li fu così costretto a firmare una lettera in cui riconosceva che «stava facendo osservazioni false».

 

Il documento firmato da Li

 

Il dottore si era recato presso l’ospedale centrale di Wuhan il 12 gennaio, dopo aver rivelato a Weibo che gli era stato diagnosticato il nuovo coronavirus, per poi morire il 7 febbraio.

«Durante la lotta contro il nuovo focolaio di coronavirus, Li Wenliang, un oculista del nostro ospedale, è stato infettato – aveva dichiarato l’ospedale centrale di Wuhan poco dopo la sua morte -. Gli sforzi per salvarlo sono stati inefficaci. È morto alle 2.58 del 7 febbraio. Ci rammarichiamo profondamente e piangiamo per la sua morte». La morte di Li ha suscitato indignazione pubblica, spingendo la Commissione centrale cinese per l’ispezione della disciplina a inviare degli investigatori per esaminare «i problemi sollevati in relazione al dottor Li», ha riferito Reuters. Gli investigatori hanno dunque ravvisato che la stazione di polizia di Zhongnan Road ha «impartito istruzioni improprie» e ha seguito procedure di applicazione della legge «irregolari». L’ufficio di pubblica sicurezza della città ha in seguito affermato che il vice capo della stazione di polizia Yang Li aveva ricevuto un demerito e un avvertimento all’ufficiale di polizia Hu Guifeng. Li è stato uno dei numerosi medici detenuti per aver trasmesso informazioni sull’emergenza del coronavirus a Wuhan alla fine di dicembre.

Li aveva iniziato a mettere in guardia i colleghi sulla diffusione della malattia in un articolo diffuso su WeChat il 30 dicembre, intitolato «!Sette casi di Sars sono stati confermati nel mercato di frutta e frutti di mare di Huanan”. Li fu così portato alla stazione di polizia di Zhongnan Road, «accompagnato dai suoi colleghi», riporta il rapporto, e lì ha ricevuto un avvertimento scritto. Il rapporto descrive anche in dettaglio come Li fosse stato rimproverato dal suo datore di lavoro del Central Hospital di Wuhan. Dopo la sua morte, tutta la Cina gli ha reso omaggio e ha suscitato l’indignazione di molti intellettuali e accademici che, chiedendo maggiore libertà di parola, hanno sostenuto che la crisi avrebbe potuto essere evitata se Li fosse stato libero di avvertire i suoi colleghi dell’emergere del coronavirus.

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