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Trentino, i residenti “denunciano” i turisti alla polizia locale

Ma l'unica misura è stata presa nei confronti di una famiglia che era arrivata dopo l'11 marzo, data in cui il decreto del premier Conte aveva vietato tutti gli spostamenti fuori dal comune di residenza
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Ecco i primi effetti della ordinanza presidenziale firmata dal governatore leghista del Trentino, Maurizio Fugatti. Giovedì scorso  è stato disposto l’obbligo di rientro nei comuni di residenza per tutti i turisti e i proprietari di seconde case in Trentino (lo stesso ha fatto anche il governatore autonomista dell’Alto Adige, Arno Kompatcher) e nei giorni scorsi sono iniziate le segnalazioni alla Polizia locale da parte dei trentini, per “denunciare” la presenza di non residenti.

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Come riporta il quotidiano online Il Dolomiti, alcuni cittadini della val di Fassa, nota meta di vacanze estive e invernali, hanno chiamato la Polizia per allertarla sulla presenza di turisti che ancora soggiornano nei paesi, con tanto di nomi e indirizzi.

La polizia ha confermato di aver effettuato dei controlli ma anche di aver denunciato una sola famiglia, che per altro stava rientrando nel proprio comune di residenza, perchè era arrivata in Trentino dopo l’11 marzo (data del decreto “Io resto a casa” che ha trasformato tutta la penisola in zona rossa). Questo, dunque, il discrimine e non il decreto presidenziale di Fugatti.

Attualmente, tutti i varchi delle valli sono video-sorvegliati, in modo da controllare i veicoli in ingresso e poter fermare chi prova a raggiungere le seconde case in montanga. Il decreto emanato dal premier Conte, infatti, vieta ogni spostamento non necessario fuori dal proprio comune di residenza.

Come invece verrà applicato il decreto di Fugatti è ancora poco chiaro, anche rispetto a come si coordinerà con qualto previsto dalle norme nazionali di emergenza.Gli unici, infatti, ad aver violato le regole sono i non residenti che si sono spostati nelle seconde case non di residenza nei giorni successivi all’11 marzo. Chi, invece, si è mosso prima della data di entrata in vigore del decreto ed ora è rimasto “bloccato” in Trentino, lo ha fatto in piena legalità perchè i divieti riguardavano solo le zone rosse.

I medici, gli infermieri e i sindacati trentini hanno confermato che le cure verranno garantite, come del resto prevede la Costituzione, a tutti i cittadini, senza alcuna distinzione tra residenti e non.

 

 

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