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Rivolta nelle carceri: morti, incendi e fughe di massa

Equilibrio fragilissimo negli istituti penitenziari italiani: a far scattare le proteste il no ai colloqui e le scarse misure contro il coronavirus
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Morti, incendi, proteste e fughe: gli ultimi due giorni, per le carceri italiane, hanno rappresentato la dimostrazione che l’equilibrio – in realtà solo immaginario – su cui si reggevano era non solo instabile, ma anche fragilissimo. Era solo questione di momenti e la scusa, anche in questo caso, è stata rappresentata dal Coronavirus. Mischiare la paura per un contagio alla privazione della libertà, agli spazi angusti, a diritti sempre più risicati e disconosciuti con l’impossibilità di mitigare tutto ciò con il conforto degli affetti è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E così da nord a sud, la bolla è scoppiata.

L’ultima rivolta, in ordine di tempo, è quella iniziata poco fa davanti a Rebibbia, dove è stata bloccata via Tiburtina dai familiari dei detenuti. Si tratta di donne soprattutto, con bambini al seguito Sul posto c’è la polizia. Continuano intanto le proteste all’interno del penitenziario dove sarebbero stati dati alle fiamme diversi materassi. Le uscite sono controllate dalle forze dell’ordine. Il reparto mobile della Polizia di Stato ha fatto irruzione nel carcere per sedare la rivolta in corso, mentre sono intervenuti i Vigili del fuoco per la segnalazione di roghi nei diversi bracci. La rivolta, come in altri carcere del Lazio e d’Italia, è scattata per la sospensione dei colloqui dovuta all’emergenza coronavirus. Protesta in corso anche nel carcere romano di Regina Coeli dove, secondo quanto si apprende, sarebbe stato segnalato del fumo. La protesta sarebbe però molto più contenuta rispetto a quella di Rebibbia e in via di risoluzione. Sul posto le forze dell’ordine.

Attimi di tensione a Bologna

Poche ore prima nel carcere la Dozza di Bologna, i detenuti della sezione giudiziaria sono riusciti a sfondare i cancelli. Le forze dell’ordine, compresi i vigili del fuoco, sono accorse per far fronte alla rivolta. E mentre i detenuti della sezione penale – dove tra l’altro funziona molto bene l’opera trattamentale – si sono sottratti alla protesta, i detenuti della sezione giudiziaria si sono impossessati del carcere sottraendo le radiotrasmittenti agli agenti penitenziari. Non c’è la luce e gli agenti non riescono ad entrare dentro. Alcuni detenuti sono stati feriti, altri intossicati e ancora non è chiaro se sia accaduto qualcosa di molto più grave. L’azienda locale sanitaria di Bologna, con grande efficienza, ha allestito un ambulatorio in aula bunker per soccorrere tutti i feriti.

Nel frattempo Il garante nazionale delle persone private della libertà, esprimendo forte preoccupazione per le proteste da giorni in corso in diversi Istituti penitenziari, invita a mettere in campo misure straordinarie «volte ad alleggerire le situazioni di sovraffollamento superando un concetto di prevenzione fondata sulla chiusura al mondo esterno, affiancando a provvedimenti di inevitabile restringimento misure che diano la possibilità di ridurre le criticità che la situazione carceraria attuale determina e che permettano di affrontare con più tranquillità il malaugurato caso che il sistema sia investito più direttamente dal problema».

Le proteste di Salerno, Modena, Frosinone, Bari e Napoli

Tutto è iniziato con la rivolta di Salerno, sabato pomeriggio. La violenta protesta, che ha visto coinvolti 100 detenuti della prima sezione,  sarebbe scoppiata  nel momento in cui la direzione della casa circondariale ha comunicato la decisione di sospendere i colloqui per l’allerta Coronavirus, come previsto dal decreto del governo. Ma il caso, come si temeva, non è rimasto isolato. Domenica, infatti, ad aprire le danze è stato il carcere Sant’Anna di Modena, dove i detenuti hanno appiccato il fuoco tentando la fuga. Per sedare la rivolta sono stati chiamati anche agenti liberi dal servizio. A scatenare la protesta non solo il divieto di colloqui dal vivo con i familiari, ma la paura del contagio.

 

 

Stessa situazione anche al carcere di Frosinone. Alle 13 di ieri, nel penitenziario di via Cerreto, si sono sviluppati i primi incendi nelle celle, ai quali sono seguiti tentativi di evasione. La protesta ha coinvolto circa un centinaio di detenuti. Anche in questo caso la rivolta è scoppiata soprattutto per protestare contro misure di sicurezza contro il coronavirus ritenute poco adeguate. Tra le richieste una maggiore assistenza sanitaria e una soluzione relativa alla fatiscenza delle strutture.

E mentre era in corso la protesta a Frosinone, anche  a Poggioreale è scoppiato il caos. Decine di detenuti sono saliti sui muri e sui tetti di alcuni padiglioni e hanno bruciato materassi chiedendo provvedimenti contro il rischio dei contagi dal Coronavirus all’interno della struttura. Sono giunte ambulanze e camionette della polizia per far fronte alla rivolta e alle possibili conseguenze.

 

 

In serata è arrivata anche la notizia di disordini in corso al carcere di Bari dove sono intervenute le forze dell’ordine. Il motivo, ancora una volta, riguarda la sospensione dei colloqui a vista. Alcuni hanno invocato l’amnistia, mentre una trentina di persone, probabilmente familiari, solidarizzavano con i detenuti.

 

 

Disordini in corso anche al carcere di Bari dove sono intervenute le forze dell'ordine. Il motivo è la sospensione dei colloqui a vista. Alcuni urlano invocando l'amnistia. Una trentina di persone, probabilmente familiari, solidarizzano con i detenuti.Damiano AliprandiLEGGI ANCHE: https://www.ildubbio.news/2020/03/08/carceri-rivolta-modena-e-frosinone/

Gepostet von Il Dubbio am Sonntag, 8. März 2020

 

Le vittime a Modena e l’evasione a Pavia

Quando tutto sembrava esseri calmato, la tragica notizia: a Modena la rivolta ha provocato delle vittime. Tre, il numero diffuso nella serata di ieri, arrivato a sei oggi. Ancora sconosciute le cause della morte, quello che è certo però è che i cadaveri sono stati trovati dopo la rivolta e dopo l’intervento della polizia. Ma la serata non è finita qui: a Pavia, dopo una rivolta che ha coinvolto circa 400 persone e iniziata verso le 19.30-20 ancora una volta per il divieto delle visite dei parenti a causa delle norme di contenimento del coronavirus, due agenti penitenziari sono stati presi in ostaggio. Uno dei due agenti sarebbe stato liberato dagli stessi carcerati mentre il secondo a seguito di un intervento della polizia penitenziaria.

L’evasione a Foggia e la protesta a San Vittore

E oggi la giornata non è stata meno impegnativa. Prima l’evasione dal carcere di Foggia di un gruppo di detenuti, che hanno sfasciato i cancelli riuscendo a fuggire, per poi essere catturati qualche ora dopo dalle forze dell’ordine. Poi il fuoco e le proteste nel carcere milanese di San Vittore, dove almeno una quindicina i detenuti sono saliti sul tetto urlando, mentre altri, all’interno, appiccavano le fiamme.

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