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Don Raffale Cutolo è vecchio malato e senza guappi ma è ancora al carcere duro. Chi ha paura di lui?

Raffaele Cutolo
L'ex boss della nuova camorra organizzata ha quasi 80 anni e da 57 è sepolto vivo in galera
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Come anticipato da Il Dubbio nella versione on line, il fondatore della Nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo è stato ricoverato urgentemente, mercoledì sera, nel reparto detentivo per i reclusi al 41 bis dell’ospedale di Parma. Il garante del comune di Parma dei diritti dei detenuti Roberto Cavalieri – raggiunto da Il Dubbio -, ha spiegato che, su sollecitazione dei familiari, è andato a far visita all’ex boss. L’ha fatto sia per verificare le sue condizioni e sia per chiedere all’amministrazione penitenziaria di anticipare i colloqui con i familiari che erano già fissati per sabato, come prevede il regolamento per chi è recluso nel carcere duro.

Quella di Raffaele Cutolo è stata l’ennesima crisi respiratoria, già verificatasi nel recente passato, ma nel frattempo le sue condizioni fisiche si sono aggravate a causa della lunga detenzione. Ha quasi 80 anni, detenuto da 57 anni, e fin dagli anni 90 è sepolto vivo ininterrottamente al 41 bis. Assume 14 pillole al giorno, ha problemi di diabete, quasi cieco e, come se non bastasse, è affetto da una seria prostatite e l’artrite non gli dà quasi più la possibilità di muove le mani. Lo scorso settembre, anche in seguito alla sentenza della Corte costituzionale in merito ai reati ostativi che vietano – in assenza di collaborazione della giustizia – i benefici penitenziari, il legale ha impugnato il regime di 41 bis ed è in attesa che il Tribunale di Sorveglianza di Roma fissi una udienza. Ha senso tenere recluso in regime duro una persona anziana che, di fatto, non ha più nessun legame con l’organizzazione criminale da lui fondata e disciolta da tempo immemore?

Raffaele Cutolo nasce nel 1941 a pochi passi dal Castello mediceo di Ottaviano, da genitori contadini. A soli 22 anni commette il suo primo omicidio per una questione d’onore. Dopo tre anni entra in carcere. Qui, con brevi periodi di latitanza, passerà l’intera sua vita, e da qui inizierà a lavorare al suo progetto criminale.Cutolo, all’interno del carcere napoletano di Poggioreale, formò un’associazione criminale sul modello di quella calabrese e siciliana, con una precisa data di fondazione: il 24 ottobre del 1970. I simboli, i rituali, le cerimonie erano fondamentali per ricostruire la “vera camorra”, ovvero una organizzazione che, secondo Cutolo, si sarebbe dovuta presentare come non individualistica, ma come una grande famiglia, rispettata e temuta, capace di aiutare e mantenere tutti i suoi affiliati, che, da fatto individuale, si trasformasse in una temuta macchina criminale. «La camorra-organizzazione venne formalmente ricostruita, ad oltre 70 anni dalla sua decretata fine. Era anche la camorra-massa: disoccupati, giovani sottoproletari, detenuti, in carcere per piccole rapine o furti isolati, pronti a fare il salto di qualità nel crimine organizzato.

La Nuova camorra organizzata (Nco) di Cutolo rappresentò il loro senso di identità sociale», scrive Gigi Di Fiore nel suo libro “La camorra e le sue storie. La criminalità organizzata a Napoli dalle origini alle ultime guerre”. Le vecchie famiglie reagirono e si riunirono sotto il nome di Nuova Famiglia (Nf). Lo scontro tra le due organizzazioni criminali fu spietata, i morti erano centinaia, e si concluse nei primi anni ottanta con la sconfitta della Nco. Anche la Nuova fmiglia smise di esistere. Nel 1992 ci prova il boss Carmine Alfieri a dare alla malavita organizzata campana una struttura verticistica creando la Nuova mafia campana (Nmc) anch’essa scomparsa dopo poco tempo. Attualmente la camorra si presenta come un’organizzazione di tipo orizzontale, (con varie bande territoriali più o meno in lotta tra loro) non verticistico. Il suo potere le consente il controllo delle più rilevanti attività economiche locali, in particolare modo nella provincia di Napoli.Raffaele Cutolo avrebbe anche avuto un ruolo importante per la liberazione di Ciro Cirillo, assessore regionale democristiano rapito nel 1981 da un comando di cinque appartenenti alle Brigate rosse nel garage della sua abitazione in Via Cimaglia, a Torre del Greco, in provincia di Napoli. Una storia ancora non chiarita del tutto. Durante il sequestro, il commando delle Br apre il fuoco, uccidendo il maresciallo della Polizia Luigi Carbone e l’autista Mario Cancello, che fanno parte della scorta di Cirillo, mentre il suo assistente, Ciro Fiorillo, viene invece gambizzato. La politica e i servizi segreti – a differenza di quando avvennecon il rapimento di Aldo Moro – avrebbero intavolato subito una trattativa, a cui avrebbe dunque partecipato anche la Nuova camorra organizzata di Cutolo, per liberare l’assessore della Democrazia cristiana. Dopo il pagamento di un riscatto di un miliardo e 450 milioni di lire, dopo 89 giorni di prigionia, il 24 luglio del 1981 Cirillo viene liberato in un palazzo in abbandono in via Stadera, a Napoli.

C’è un verbale di un interrogatorio di Cutolo reso nel 2016. «Aiutai – ha spiegato l’ex boss – l’assessore Cirillo, potevo fare lo stesso con lo statista. Ma i politici mi dissero di non intromettermi». Nel ’78 Cutolo era latitante e si sarebbe fatto avanti per cercare, ha sostenuto lui, di salvare Moro. «Per Ciro Cirillo si mossero tutti, per Aldo Moro nessuno, per lui i politici mi dissero di fermarmi, che a loro Moro non interessava», ha detto durante l’interrogatorio. Cutolo fu recluso anche al carcere speciale dell’Asinara nel 1982. Fu mandato lì su sollecitazione del presidente della Repubblica Sandro Pertini per porre fine a quello che allora veniva definito “il soggiorno” del boss nel penitenziario di Ascoli Piceno, dove si dice potesse contare su una camera elegantemente arredata, un segretario e un tuttofare. Un anno più tardi, si sposò all’Asinara – riaperto soprattutto per contenere i brigatisti rossi – che ha segnato duramente la sua esistenza: arrivò infatti da boss temuto e rispettato, se ne andò dall’Asinara poeta, dopo aver scritto il suo primo libro di poesie. Parliamo del maggio 1893 quando Cutolo, detenuto nel Bunker della diramazione centrale del carcere dell’isolotto sardo (quello dove poi fu recluso Totò Riina), convola a nozze con una giovane donna di Ottaviano conosciuta quando era già detenuto.

Lei è Immacolata Iacone e rimarrà per sempre affianco a lui. Grazie all’inseminazione artificiale, autorizzata dalla magistratura di sorveglianza, dodici anni fa hanno avuto una figlia, Denyse. Per il 41 bis, a 12 anni, ora è maggiorenne e non può più abbracciare il padre, ma salutarlo tramite un vetro divisorio. Ma davvero una ragazzina di 12 anni è adulta? Davvero può rinunciare senza traumi all’idea di toccare un genitore in carcere e tenergli la mano, anche se quel genitore si chiama “O Prufessore” e a suo tempo muoveva eserciti di guappi armati e dava ordini a gente che mangiava il cuore dei nemici? Ma questa è un’altra vicenda che riguardano tutte quelle misure afflittive contemplate dal 41 bis e che sono tuttora argomento di discussione.Resta il dato oggettivo che “Don Raffaè”, reso famoso da Fabrizio De Andrè in una canzone a lui dedicata, e da Giuseppe Tornatore nel film “Il camorrista”, interpretato da Ben Gazzara e ispirato al libro di Joe Marrazzo, ora è vecchio, malato e attualmente ricoverato in ospedale. Ha senso il 41 bis visto che lo scopo originario era finalizzato esclusivamente ad evitare che un boss mandi messaggi al proprio gruppo di appartenenza criminale?

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