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Salvini, il flop senza l’effetto Guazzaloca. M5S sul precipizio da alleato schizofrenico

Attenzione: la spinta propulsiva di Salvini non è esaurita, il Pd deve avere una nuova strategia al governo. Le sardine: una risorsa e un rischio
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In Emilia- Romagna Salvini non è riuscito a fare quello che conveniva a lui ma che sarebbe risultato letale per il Pd: spostare il livello del conflitto dal locale al nazionale. Alla fine scelta di Bonaccini, che tendeva a contrastarne la strategia ancorando il confronto sulle tematiche regionali e chiedendo ai leader nazionali del PD di tenersi ad una distanza discreta, è risultata vincente. E, forse, anche l’endorsement delle Sardine, ormai divenute un brand riconosciuto e gradito al popolo progressista, portando al voto grappoli di dispersi, ha aiutato il presidente uscente a mantenere il ruolo di governo, con un risultato personale che lo proietta ormai fuori dalla scena regionale.

La sfida salviniana nella storica regione del “buongoverno della sinistra”, non è riuscita, dunque, a ripetere la piccola “stagione Guazzaloca”, che, al crepuscolo del secolo scorso ( 1999/ 2004) portò la destra berlusconiana a conficcare la sua bandiera nel palazzo municipale di Bologna, preannunciando il risultato vittorioso delle successive politiche del 2001.

Per le tonnellate di enfasi che si sono depositate sulla sfida emiliano- romagnola, disegnata dagli osservatori come l’ordalia della legislatura, il risultato sembrerebbe un tonico eccellente per il Pd di Zingaretti. E in effetti lo è: una sconfitta di Bonaccini avrebbe avuto anche un significato “psicologico”, anche oltre l’oggettiva portata della competizione.

Attenzione, però, adesso: la rivendicazione “localistica” della vittoria rischia anche di essere un limite all’uso del risultato come chiave di lettura per il quadro nazionale.

Per molte ragioni, a partire dalla peculiarità regionale non replicabile, che proviamo a riassumere. 1) Il risultato della destra: Salvini non ha vinto in Emilia Romagna, certo, ma ha fatto un risultato importante e ha trascinato alla vittoria la Calabria. Alle viste, dunque, non c’è ancora l’inizio di una rovinosa discesa. 2) Invece è macroscopicamente in atto lo squagliamento del M5S.

Attenzione: il MoVimento precipita, ben oltre la sua storica incapacità di fare risultato nelle elezioni locali. Siamo largamente sotto le due cifre e, se la tendenza, già manifestatasi nelle regionali umbre dovesse ancora consolidarsi, rischierebbe al prossimo turno ( con parlamentari ridotti e sbarramento innalzato) di rimanere fuori dal Parlamento. 3) Ancora sul M5S: la bizzarria del suo interagire con gli alleati di governo non può durare di più.

Gli atteggiamenti divaricatiinsieme a Roma, in conflitto negli Enti Locali- nuocciono all’alleanza: si pensi a cosa avrebbe potuto significare per il governo nazionale la vittoria della Bergonzoni su Bonaccini a causa di quell’inutile grappolo di voti preso dal candidato Cinque Stelle. 4) Continua l’avanzata delle liste civiche, mentre è difficile trovare tracce dei partiti, salvo i già citati, cui aggiungeremmo Fratelli d’Italia.

Siamo a qualche passo dal consolidamento della riduzione dei parlamentari e dalla ennesima ( sesta in 27 anni) legge elettorale che prefigura uno sbarramento al 5%. È possibile, dunque, che la tentazione di correre al voto subito con il sistema che c’è ( 3% di sbarramento ) e con il numero di parlamentari in formato “normal” e non bonsai, cominci a serpeggiare tra qualche player di questa maggioranza che non riesce a trovare i riscontri di consenso che si aspettava nel territorio.

5) Il governo Conte oggi è più forte o più debole? Il risultato sembrerebbe lasciare impregiudicata la posizione del premier, almeno per il momento, ma non nasconderebbe l’esigenza di un cambio di passo per compagine governativa, forse anche con nuovi attori. Occorre nuova energia e nuova strategia all’azione di governo. Guai, infatti, per il PD a puntare tutto sull’esaurimento della spinta propulsiva di Salvini: rischia più lo sfinimento chi sta al governo.

6) In ultimo le Sardine. Il luccichio più nuovo e più fresco nell’area riformista vive il suo momento più difficile per il carico di aspettative che si è addensato su questi giovani.

La forma espressiva del “movimento” avvicina le Sardine ai Cinque Stelle, ma il contenuto le colloca nel lato opposto, dove la politica è proposta capace di farsi colta e gentile.

Può essere una straordinaria risorsa per la politica italiana, ma può rischiare anche di rappresentare un brand da cucire sui risvolti di qualche giacca vintage senza più mercato. Speriamo bene.

 

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