Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

L’inciucio che serve a governare

Il ministro della Giustizia Bonafede e il premier Conte
Prendiamola da un diverso angolo visuale. Il “salvo intesa” sulla prescrizione siglato nel vertice di maggioranza è fragilissimo sotto il profilo normativo ed egualmente a rischio di incostituzionalità del testo entrato in vigore il primo gennaio.
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Prendiamola da un diverso angolo visuale. Il “salvo intesa” sulla prescrizione siglato nel vertice di maggioranza è fragilissimo sotto il profilo normativo ed egualmente a rischio di incostituzionalità del testo entrato in vigore il primo gennaio. Succede quando si parte col piede sbagliato e si cerca poi di rimediare: il risultato sono pasticci via via più intricati e perniciosi. La toppa peggiore del buco è un classico dei governanti.

Tuttavia alla labilità di merito fa riscontro un irrobustimento politico da non sottovalutare. Di fatto la crepa che, sotto costrizione dei partner di maggioranza, si è aperta nel monolite ideologico a Cinque Stelle ha un risvolto che coinvolge un pilastro ancor più basilare – nonché ormai fortemente disgregato – dell’identità grillina: l’abbandono del totem “mai alleati con nessuno” e la necessità di intrecciare compromessi per governare.

In sostanza, al di là del merito, comunque improponibile, il via libera a rivedere il no totale alla prescrizione significa accettare la logica di coalizione che impone la disponibilità a confrontarsi e il via libera a mediazioni. Diciamolo meglio: è un sì a quelli che una volta erano definiti con disprezzo “inciuci”. Non era così nel binomio gialloverde: il Contratto stipulato allora era nient’altro che l’affastellamento delle priorità dei due vicepremier: e si è visto com’è finita.

Se è così, si tratta dunque di una svolta che gronda conseguenze. Soprattutto se viene appaiata alla riforma elettorale in gestione. Il meccanismo proporzionale infatti – impropriamente etichettato Germanicum: manca il Cancellierato e scusate se è poco – salvo il caso mai accaduto di un partito (a proposito: dove sono?) che prende da solo il 51 per cento dei voti, obbliga coattivamente ad allacciare rapporti con le altre forze politiche. E a cedere su alcuni punti se si vuole costruire una piattaforma programmatica di governo. Che diventa percorribile solo e in quanto condivisa.Questo spiega i toni assai plaudenti del Pd: sarà il tema centrale del conclave di fine settimana nel reatino. E, all’opposto, spiega gli irrigidimenti di esponenti dell’ala oltranzista in orbita pentastellata. Ma non ci sono alternative. Per essere l’ago della bilancia bisogna accettare la bilancia con i suoi due piatti. E poi scegliere quale far pesare di più.

Ultime News

Articoli Correlati