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Doping di Stato, la Russia esclusa dai Giochi olimpici 2020

L'Agenzia mondiale antidoping è intenzionata a colpire la Russia per la falsificazione dei dati per i suoi atleti. A rischio le maggiori competizioni internazionali. Nel mirino anche dirigenti ed esponenti politici
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Se confermata la notizia potrebbe essere clamnorosa, non solo per quanto riguarda l’ambito sportivo ma anche per quello politico. L’agenzia mondiale antidoping (Wada) ha infatti deciso di escludere la Russia da tutte le competizioni internazionali per quattro anni.

La ragione sta nella recidività circa la falsificazione dei dati per i suoi atleti da parte l’Agenzia antidoping russa (Rusada) consegnati lo scorso gennaio. Era infatti già in corso una sospensione dal 2018 e nel 2015 uno scandalo era scoppiato in occasione dei Giochi invernali di Sochi del 2014.

L’ esecutivo della Wada quindi ha raccolto le raccomandazioni del Crc (Comitato di controllo della conformità) della stessa organizzazione e ora per la Russia sono a fortissimo rischio le prossime Olimpiadi di Tokyo 2020 e i Giochi Invernali di Pechino 2022.

Le eventuali sanzioni non riguardano solo la partecipazione ad eventi sportivi ma anche la possibilità di organizzarli. Inoltre sarebbero colpiti anche i dirigenti ed esponenti politici.

Ora la Rusada ha 21 giorni per appellarsi contro il divieto. In tal caso, l’appello verrà deferito al Tribunale arbitrale per lo sport (Tas). Gli atleti che riusciranno a dimostrare la propria estranietà al “doping di Stato” potranno gareggiare sotto una bandiera neutrale.

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