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Dell’Utri torna libero: ha scontato la pena

Condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. A luglio 2018 era riuscito a ottenere I domiciliari per motivi di salute è ancora sotto processo a Palermo nell’appello della trattativa Stato-mafia
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Marcello Dell’Utri ha finito di scontare la pena di sette anni di condanna definitiva per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e da oggi è in libertà. Dell’Utri, 77 anni, palermitano, ex manager di Pubblitalia e tra i fondatori di Forza Italia è stato condannato in via definitiva nel maggio del 2014 e arrestato a Beirut, Libano, e poi estradato in Italia. Ha scontato gran parte della pena nei penitenziari di Parma e Rebibbia.

Dopo una lunghissima battaglia fatta di istanze e ricorsi dal luglio dell’anno scorso ha trascorso l’ultima parte della pena agli arresti domiciliari, disposti per motivi di salute. L’ex senatore, infatti da tempo cardiopatico e con una grave forma di diabete, è affetto anche da un adenocarcinoma prostatico. Patologie che, come hanno sempre sostenuto i suoi medici, lo rendevano incompatibile con il regime detentivo.

Nelle motivazioni della sentenza definitiva di condanna, i giudici hanno definito Dell’Utri come il garante “decisivo” dell’accordo tra Silvio Berlusconi e Cosa nostra. Per i giudici, “la sistematicità nell’erogazione delle cospicue somme di denaro da Marcello Dell’Utri a Gaetano Cinà sono indicative della ferma volontà di Berlusconi di dare attuazione all’accordo al di là dei mutamenti degli assetti di vertice di Cosa nostra”.

Le vicende giudiziarie dell’ex manager di Publitalia, però, non si sono ancora concluse: è imputato al processo di appello sulla cosiddetta trattativa Stato- mafia. In primo grado, il 20 aprile 2018, l’ex senatore è stato condannato a 12 anni di reclusione nell’ambito del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in cui era imputato per violenza o minaccia a corpo politico dello Stato. Dell’Utri ha scelto di non presenziare alle udienze del procedimento di primo grado, così come al processo di appello dove i suoi legali ( Francesco Centonze, Tullio Padovani e Francesco Bertorotta) – hanno chiamato come testimone, l’ex premier Silvio Berlusconi, perchè riferisse su «quanto sa a proposito delle minacce mafiose subite dal governo da lui presieduto nel 1994 mentre era premier».

Tuttavia, Silvio Berlusconi l’ 11 novembre scorso – in una rapida apparizione all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo e senza fornire il consenso ad essere fotografato e filmato, nella sua veste di testimone assistito, ha dichiarato davanti alla Corte d’Assise di volersi avvalere della facoltà di non rispondere. Tra l’altro Marcello Dell’Utri è sotto processo anche a Napoli e Milano per la sottrazione di centinaia di libri antichi.

 

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