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Cerno (Pd): «Auguri Matteo, ma io resto nel Pd»

Intervista a Tommaso Cerno. «Renzi ha due strade davanti a sè: quella neocentrista e quella riformista. Se sceglierà quest’ultima, Italia Viva aiuterà il governo»
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Era dato per certo nel nuovo partito di Matteo Renzi, invece il senatore Tommaso Cerno, giornalista ed ex direttore dell’Espresso, ha scelto di rimanere nel Partito Democratico.

Tutti credevano avesse le valige in mano, perchè non ha seguito Matteo Renzi?

Checchè ne dicano tutti, io sono uno che ha sempre contribuito in modo sincero alla crescita della sinistra. Per questo, sto e rimango dove credo che la sinistra abbia bisogno di aiuto e supporto.

Quindi non condivide la scelta dell’ex premier?

Auguro di cuore tutte le fortune politiche a Renzi. Se le merita tutte, perchè ha moltissimo talento politico. Però il progetto personale che lui interpreta non può essere casa mia.

I tempi e modi scelti da Renzi sono un errore dettato dalla fretta o una scelta tattica?

Sicuramente questi tempi e questi modi hanno fatto parlare molto della sua decisione. Nella comunicazione conta il controtempo e una mossa fatta così non è sbagliata, perchè dà al movimento che nasce più attenzione rispetto a quella che avrebbe potuto ottenere in un tempo più ragionato. A fronte di questo, però, molte persone faranno fatica a capire come Renzi possa aver cambiato idea prima sui 5 Stelle, poi ci abbia fatto insieme un governo, infine abbia fondato un partito proprio. Nemmeno il Padre Eterno: lui almeno il settimo giorno riposò.

Il governo deve temere Italia Viva?

Il governo aveva da temere anche prima: nasce da una intuizione di alto profilo, ma è tutto ancora da verificare. Prima era l’esecutivo di due partiti, ora diventa l’esecutivo di tre, quindi ha un 33,3% di possibilità in più di entrare in crisi. Questo può anche essere uno stimolo positivo, però: tutte e tre le forze dovranno metterci ancora più buona volontà di prima e remare nella direzione del Paese e non dei loro interessi.

Dopo la scissione, Renzi avrà necessità di caratterizzare le sue posizioni.

Conoscendolo, tutti temono che Renzi eserciti il suo potere di veto, ma non è questo il punto. Lui aveva il potere di veto anche prima e nel Pd aveva uno spazio talmente ampio che, se avesse voluto giocare così la partita, lo avrebbe fatto senza lasciare il partito.

E quindi che farà?

Il movimento ha il suo volto e si chiama Italia Viva – più Italia che viva – e credo che Renzi vorrà imporre i temi all’agenda politica del governo. Il che a mio avviso è un bene, perchè il governo ha molto bisogno di un’agenda che non si circoscriva nei dieci punti dei 5 Stelle e nei cinque di Zingaretti. Serve lo slancio di un’Italia che va da qualche parte.

E in che direzione la porterà l’agenda di Renzi?

La natura del progetto politico di Renzi si capirà da questo. Le strade sono due: o quella neocentrista che guarda a una destra impura, e allora Italia Viva sarà un certo tipo di fenomeno politico e con lui il Pd avrà una dialettica complessa; oppure la linea sarà quella del riformismo di sinistra. In questo caso, le linee guida saranno, per esempio, l’odio per le patrimoniali, l’europeismo che tende a un’Europa più leggera e solida. In quest’ultimo caso, Italia Viva darà un contributo importante al governo.

Un governo che, però, lei ha già criticato.

Guardi, questo governo doveva essere rock, invece mi hanno restituito un giro di polka. Rock voleva dire novità, semplicità, ritmo e semplificazione. Oggi, invece, abbiamo un governo che ha cercato la strada più facile per unire A e B: l’arabesco.

Fuor di metafora?

Il governo era un’ottima idea, perchè scandagliava tutto ciò che c’è di profondamente simile tra 5 Stelle e sinistra progressista. Però è stato completato con le caselle del manuale Cencelli. Ma non si può governare con la calcolatrice in mano, attenti che Franceschini, Orlando o Lotti abbiano abbastanza posti.

Quindi il male oscuro del Pd sono ancora le correnti?

Ma certo. Solo che ora il segretario e Nicola Zingaretti, che ha il dovere di essere quanto di più lontano dalle correnti, perchè con le primarie è stato eletto con un plebiscito. Il segretario ha il dovere morale di cancellare la partitocrazia in un movimento che deve tornare a quella “certa idea di Italia” che diceva Pietro Gobetti e che non può essere scomposta in fazioni.

E oggi quale sarebbe?

Il Pd dovrebbe avere il coraggio di diventare un partito con il culto della modernità e dell’ambiente. Invece, il Pd vive ancora un complesso di inferiorità: dovrebbe rappresentare la novità, ma siccome ha paura che la gente non capisca punta tutto sulle infrastrutture, per sembrare il partito del fare.

Parla della Tav, visto che lei ha votato contro insieme ai 5 Stelle?

Anche. Il Pd deve denunciare ciò che in questi anni è stato fatto male. Ciò non vuol dire che la Tav non venga completata, anche perchè questo ormai trascende dalla volontà parlamentare. Ma il Pd deve avere il coraggio di dire basta allo scempio di cemento, gas e industria. Altrimenti non avrà mai il voto dei giovani. Ma, per ora, il partito rimane cieco e questo mi sta deludendo molto.

Domanda secca: questo governo durerà?

O morirà in fasce o morirà adulto, ma non adolescente. Durerà sei mesi oppure tre anni. Ma lei sbaglia domanda.

Solo se avrà il coraggio di dire chi è, ma per ora ha ancora troppa paura.

Quale dovrei farle?

Se, per la prima volta nella storia, il Pd sarà capace di governare tre anni e poi vincere le elezioni: in 12 anni non c’è mai riuscito.

E ce la farà?

Solo se avrà il coraggio di dire chi è, ma per ora ha ancora troppa paura.

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