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Pd pronto all’intesa Ma Zingaretti chiede la svolta sui migranti

I dem: via i vicepremier, priorità ai programmi. Consentito per motivi sanitari lo sbarco dei 31 profughi a bordo della “Mare Jonio” a terra anche le 104 persone sulla “Eleonore” che ha forzato il blocco navale
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«Stiamo lavorando con pazienza e serietà per un governo di svolta vera, perché questo è quello che serve all’Italia. Si stanno facendo passi in avanti in questa direzione, siamo fiduciosi e ottimisti e continueremo a lavorare per questo risultato».

La giornata del segretario dem Nicola Zingaretti si è chiusa così, con una breve ma ottimistica dichiarazione dopo l’incontro con il premier incaricato Giuseppe Conte. Il mantra del Pd, per tutto il giorno, è stato semplice: niente discussioni sulle poltrone e sui nomi, ma priorità ai programmi, da realizzare presto e bene.

Così, in attesa dell’esito della consultazione grillina di oggi sulla piattaforma Rousseau, l’attenzione dei dem si è concentrata principalmente sui temi da portare sul tavolo di Conte: riaccendere i motori dell’economia, «che nell’ultimo anno si è fermata», tagliare le tasse sul lavoro, per aumentare i salari, «specialmente quelli più bassi», investire nella Green Economy, sulla scuola e sullo sviluppo economico delle imprese. Insomma: un cambio radicale rispetto a «quello che abbiamo visto finora».

Ma in cima alla lista dei desideri del Pd c’è la falce sul Decreto Sicurezza, con una svolta radicale sul tema dei migranti.

Poche ore prima era stato il deputato Matteo Orfini a lanciare l’appello: «Il Pd pensi ai migranti a bordo della Mare Jonio e non alle poltrone dei vicepremier». E Zingaretti, approfittando della situazione di stallo, ha rilanciato, chiamando in causa direttamente Conte.

«Quanto sta avvenendo in queste ore nel Mediterraneo, tra sbarchi continui sulle nostre coste e divieti disumani, conferma che le politiche in materia di immigrazione di questi mesi non hanno risolto nulla – ha scritto su Facebook – Torno a chiedere al presidente Conte di affrontare immediatamente la situazione delle persone bloccate in mare in condizioni di emergenza umanitaria e, ovviamente, continuiamo a chiedere che ci si prepari a una svolta radicale nelle politiche su questi temi».

Ed è una coincidenza se, proprio ieri, la situazione si è sbloccata, anche se non per ordine di Conte. A decidere di far scendere i 31 naufraghi ancora sulla Mare Jonio è stata la Capitaneria di Porto, dopo aver letto le relazioni mediche sulla situazione psicologica dei migranti.

Ma a incidere è stato anche lo sciopero della fame proclamato dopo la burrasca che aveva sferzato la nave la notte precedente, in seguito alla quale era stata chiesta nuovamente l’autorizzazione allo sbarco. «Siamo pronti a morire – hanno protestato di fronte all’ennesimo no – piuttosto che continuare in questo modo». A consentire l’approdo delle 104 persone a bordo della nave Eleonore è stata invece la decisione di sfidare il divieto d’ingresso firmato dai ministri Salvini, Trenta e Toninelli.

Una trasgressione che ha portato al sequestro del mezzo e, di conseguenza, all’evacuazione dello stesso a Pozzallo. Ma la giornata di Zingaretti è stata scandita anche dall’ok alla proposta dell’ex ministro dem Dario Franceschini di rinunciare ai due vicepremier, nel tentativo di chiudere la polemica con Luigi Di Maio – per il quale il «il problema non esiste più» – e dalla cabina di regia durante la quale i vertici del partito hanno fatto il punto sui programmi.

Un meeting declassato a semplice «incontro tra amici» dal tesoriere dem Luigi Zanda e al quale hanno partecipato anche il presidente del partito, Paolo Gentiloni, i vice segretari Andrea Orlando e Paola De Micheli, i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio, le vice presidenti Anna Ascani e Debora Serracchiani.

La riunione è servita per ribadire le linee guida del programma da sottoporre a Conte e sul quale il premier incaricato dovrà trovare una sintesi con i punti portati in dote dal M5s. I nodi fondamentali, oltre alla modifica del decreto Salvini, sono quelli che riguardano il taglio del cuneo fiscale, nonché gli investimenti per le infrastrutture “green”.

Ma tra i punti di contatto tra i due partiti ci sono anche il blocco dell’aumento dell’Iva e l’idea di un’istruzione progressivamente gratuita per le famiglie a reddito medio- basso. «Riaccendiamo l’economia – questo l’appello di Zingaretti – uniamo il nord e il sud del Paese, investiamo in green economy, lavoro, innovazione in scuola, ricerca e università. Questi sono i nostri primi obiettivi».

A ciò si aggiunge l’allarme lanciato dall’ex premier Matteo Renzi. «Per l’undicesimo mese consecutivo l’attività manifatturiera italiana è in contrazione – ha affermato Questa è l’emergenza vera e questo giustifica ed impone un governo subito».

Il tema più complicato da affrontare sembra rimanere quello dei migranti. Di Maio ha infatti difeso il decreto sicurezza, dicendosi disponibile a modificarlo solo nei punti rilevati dal Quirinale. E da lì è pronto a partire anche il Pd, che però vuole anche «una nuova legge quadro sull’immigrazione – ha sottolineato il senatore dem Antonio Misiani – una politica sull’integrazione e modifiche al regolamento di Dublino».

 

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