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Salvini ironico: non durerà, nascono dall’odio e dalla fame di poltrone

Il leader della Lega evoca fantasmi, tasse sulla casa, sulla successione e patrimoniali. E dice: «il presidente del consiglio è stato trovato a Biarritz...»
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Dopo aver mandato tutto all’aria, e non essere riuscito a prendere tutto il potere andando alle elezioni, Matteo Salvini non mostra pentimenti. Solo rabbia per essere costretto all’opposizione dopo aver tentato il colpo gobbo, un recupero fuori tempo massimo offrendo a Di Maio la premiership.

«Al presidente Mattarella abbiamo detto che se nascesse questo governo ognuno si prenderà davanti agli italiani la responsabilità di quello che ha fatto e di quello che non ha fatto». «La verità vera è che 60 milioni di italiani sono in ostaggio di 100 parlamentari cacciatori di poltrone, che hanno paura di mollarla».

Salvini si sfoga dopo le consultazioni al Quirinale. «Poi qualcuno si stupisce che la gente non va più a votare». «Siamo stati rapidi, precisi e diretti. Onesti fino in fondo con il presidente della Repubblica, a cui abbiamo espresso lo sconcerto non della Lega ma di milioni di italiani per uno spettacolo indecoroso, un teatrino per la spartizione delle poltrone».

E ancora, senza nominare Conte con grande freddezza: «Il candidato presidente del Consiglio l’hanno trovato a Biarritz, probabilmente su indicazione di Parigi, Berlino e Bruxelles. Un Monti bis insomma. A qualcuno dava fastidio un governo che stava restituendo dignità al Paese». A qualcuno.

«Abbiamo l’impressione che ci sia un progetto che parte da lontano, non parte dall’Italia, che ha una idea di svendita di paese e delle aziende e del futuro di questo paese a poteri che non sono in Italia».

«Speriamo che questo governo non nasca – ha aggiunto – perché nasce dall’odio, dalla esclusione, dalla fame di poltrone». Lui le poltrone voleva cambiarle, fare come minimo un rimpastone, togliendo la Trenta, Toninelli e chissà chi altro. E se fosse andato alle urne con i sondaggi al 38% magari avrebbe varato un governo di centrodestra con la Meloni e Berlusconi, senza bisogno dei Cinquestelle. Il piano era questo.

«Comunque vada il giudizio popolare prima o poi lo devi affrontare, e noi lo affrontiamo a testa alta, mentre qualcun altro, se va avanti questo folle progetto si deve dotare di maschere non solo a Carnevale, perché gli italiani hanno memoria lunga».

Adesso non resta che sperare che l’alleanza M5S- Pd arranchi, tra le liti, i distinguo e gli scontri programmatici durando il meno possibile e costringendo il Quirinale ad una nuova crisi e finalmente alle elezio- ni anticipate.

Quello che potrebbe arrivare «sarebbe un governo debole. Mattarella chiede un governo di lunga prospettiva, mi dica qualcuno, senza ridere, se un ipotetico governo 5Stelle- Pd è di lunga prospettiva». Il capo della Lega fa ironia. Ha registrato speranzoso gli apprezzamenti di Di Maio sul lavoro svolto insieme, «non rinnego nulla», e il ringraziamento per la promessa di lasciargli la poltrona di premier ove fosse tornato sui suoi passi ricucendo l’alleanza gialloverde. Nella speranza che l’ex vicepremier grillino diventi una spina nel fianco del Pd, logorandolo.

Salvini gioca la carta della paura economica e sventola fantasmi: «Mi auguro che nessuno regali agli italiani una lunga agonia, già si sente parlare di patrimoniali, di tassazioni, di tassa sulla successione, sulla casa, Dio ce ne scampi».

La campagna elettorale è già ricominciata e non avrà soste. La Lega si mobilita nelle piazze e cerca di tenere su le quotazioni del suo leader che i sondaggi danno in ribasso, forse perché comunque gli italiani preferiscono la stabilità alle elezioni.

 

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