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Governo, riaperta la trattativa Pd-5S. Schiarita su Conte. Endorsement di Trump

Riaccesa la macchina della trattativa tra Pd e 5 Stelle. Una nota di palazzo Chigi smentisce che Di Maio volesse assolutamente il ministero dell'Interno. Schiarita anche sul nome di Conte. Il Pd si dice ottimista. Endorsement di T.rump per il presidente del Consiglio. Interviene anche Grillo.
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E così dopo uno “stop and go” da montagne russe la trattativa tra Pd e 5 Stelle sembra riprendere, alle 18 infatti si sono incontrati di nuovo i capigruppo dei due schieramenti.

Eppure la situazione sembrava precipitare verso un fallimento di qualsiasi colloquio questa mattina, quando è stato annullato il tavolo previsto per le 11.

A far bloccare tutto lo scontro sul ruolo di Luigi Di Maio che avrebbe chiesto per se il ministero dell’Interno e la carica da vice premier.

Irricevibile come proposta per il Pd e fine del dialogo. In realtà che la strada della trattativa per un nuovo governo fosse diventata irta di ostacoli lo si era capito nella notte, quando non erano bastate 4 ore di colloqui per dipanare la matassa.

Il nodo sembrava essere quello del nome di Conte, i grillini chiedevano un pronunciamento ufficiale da parte dei dem.

Pronunciamento che però non è mai arrivato pubblicamente anche se tutti davano per chiuso l’accordo. Ma al di là di Conte numerose fonti riportavano il fatto che contendere girava intorno a temi del programma come manovra economica, giustizia e decreti sicurezza.

I grillini si sono mostrati spazientiti, una nota del 5S esprimeva lo stato della situazione: «in una fase cosi delicata per il Paese non c’è tempo da perdere. Noi stiamo lavorando intensamente per dare risposte immediate ai cittadini. E dobbiamo sbrigarci perchè il tempo stringe. Nel partito democratico, però, hanno ancora le idee confuse. Predicano discontinuità ma ci parlano solo di incarichi e di ministeri, non si è parlato ne di temi ne di legge di bilancio».

Nel pomeriggio invece un nuovo ribaltamento di fronte. Con una nota ufficiale, mentre al Quirinale erano in corso le prime consultazioni, veniva smentito ciò che si era appreso nella mattinata: «In presenza del presidente Conte non è mai stata avanzata la richiesta del Viminale per Luigi Di Maio, né dal Movimento 5 Stelle né da Di Maio stesso».

Una mossa che ha riacceso la macchina della trattativa. Il segnale infatti è stato colto immediatamente dal capogruppo Pd Andrea Marcucci che non nascondeva la soddisfazione per aver registrato «passi avanti».

La dichiarazione è stata seguita da una nota del Movimento: «Bene la chiarezza fatta dalla presidenza del Consiglio circa le false indiscrezioni trapelate nelle ultime ore. Al contempo, accogliamo positivamente le parole di apertura di alcuni autorevoli esponenti del Partito democratico sul ruolo del presidente Conte. Sì a un dialogo sul programma e sui temi».

Nello scenario si sono inseriti poi due fatti che forse hanno avuto qualche peso, il primo proveniente dall’estero con l’endorsment per Conte arrivato con un tweet di Donald Trump: “Sembra mettersi bene per lo stimato primo ministro della Repubblica italiana, Giuseppi Conte ha rappresentato l’italia in maniera poderosa al G7. Ama molto il suo paese e lavora bene con gli Usa. Un uomo di grande talento che speriamo rimanga primo ministro”.

Ma forse più importante è quello che ha scritto Grillo sul suo blog e che lascia comunque intravedere una dialettica quantomeno vivace tra i 5 Stelle.

Con il suo solito stile immaginifico immagina di parlare con Dio che dice: Sbaglio oppure una delle paure più diffuse oggi in Italia è che lei torni in campo, signor Giuseppe? (…) Ora, faccia rientrare i vaffanculi signor Giuseppe, smetta di interferire e lasci ad ognuno la sua mediocrità. Li lasci lì senza un linguaggio: che la Babele si scateni!”.

A chi riferiva il fondatore del Movimento? Le ipotesi sono tante ma le interpretazioni dovranno lasciare il posto ai fatti che passeranno per lo studio di Mattarella che aspetta i partiti per capire e decidere come procedere.

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