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India, Cina e Pakistan, i monsoni provocano morte e distruzione

Oltre 140 le vittime, soprattutto nel Kerala. Nella provincia dello Zhejiang almeno 44 morti, un milione di persone evacuate, dighe collassate, blackout, migliaia di voli e treni cancellati
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Sono oltre 140 persone sono morte a causa delle piogge torrenziali che stanno devastando il Sud e l’Ovest dell’India.

INDIA E MYNAMAR
Lo riferiscono le autorità degli Stati più colpiti, tra i quali il Kerala. Centinaia di migliaia gli sfollati. In Myanmar soccoritori e militari sono in azione per mettere in salvo migliaia di civili intrappolati a causa delle alluvioni che investono diverse regioni, in particolare quelle sud- orientali, con un bilancio di almeno 59 morti nelle frane nello Stato di Mon.

Le scene sono ovunque le stesse, anche negli stati del Kachin e del Karen, dove le strade sono ricoperte d’acqua, le case vengono scoperchiate, gli alberi sradicati e i ponti trascinati via, interrompendo i collegamenti terrestri e complicando le operazioni di soccorso.

Due terzi di Ye, capitale dello Stato di Mon e terza città del Paese, è ricoperta dalle acque e le drammatiche immagini diffuse sono riprese dei droni che mostrano solo tetti delle case, antenne paraboliche e punta degli alberi. Sommerse più di 4 mila abitazioni, evacuati con barche più di 25 mila residenti accolti in monasteri e pagode.

Dal 2015 il Myanmar viene classificato dagli scienziati come uno dei paesi al mondo a maggior rischio ambientale, sempre più colpito dai cambiamenti climatici. Dall’inizio dell’anno almeno 100 persone hanno perso la vita in alluvioni e centinaia di migliaia sono tutt’ora sfollati. Lo scorso anno circa 500 persone sono morte per le inondazioni, tra le peggiori del secolo. Per i prossimi giorni è prevista un’attenuazione delle precipitazioni.

CINA
E si aggrava ancora il bilancio del potente tifone Lekima che ha investito la provincia orientale dello Zhejiang da sabato scorso, con venti fino a 187 chilometri orario. Almeno 44 morti, un milione di persone evacuate, dighe collassate, blackout, migliaia di voli e treni sotterranei cancellati. Come conseguenza diretta le intese piogge hanno fatto crollare una diga naturale a nord di Wenzhou, nel zona di Yongjia, provocando frane che in dieci minuti hanno fatto salire di 10 metri il livello di un fiume locale, intrappolando 120 abitanti di un villaggio. Delle ultime vittime, sette si trovavano nello Zhejiang e altre cinque nel Shandong mentre altre 16 risultano disperse. In tutto nello Zhejiang 800 mila persone sono scappate di casa, oltre ai 250 mila residenti evacuati a Shanghai, 200 abitazioni sono crollate e più di 66 mila ettari di colture sono stati distrutti.

Le autorità hanno ordinato la chiusura delle attività industriali costiere, lanciando l’allerta per il rischio di esplosione e emanazione di gas tossici da impianti chimici e raffinerie di petrolio. Dopo aver raggiunto Jiangsu e attraversato il Mar Giallo il tifone ha colpito anche la provincia del Shandong.

 

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