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Un fedelissimo di Trump alla guida dell’intelligence

John Ratcliffe prende il posto di Dan coats sgradito al tycoon. Controllerà la Dsi, che coordina il lavoro di Cia e Nsa. A differenza del suo predecessore è noto per aver difeso la Casa Bianca nello scandalo del “Russiagate”
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Dopo mesi di frizioni con il presidente Trump, sul pericolo rappresentato da Mosca per le presunte interferenze russe nelle ultime elezioni presidenziali Usa, il direttore dell’Intelligence nazionale ( Dni), Dan Coats, è stato defenestrato. Al suo posto il fedelissimo John Ratcliffe deputato della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Texas e membro della Commissione della Camera sui servizi di intelligence.

Un fedelissimo del presidente
Le prese di posizione di Ratclife a favore di Trump sulla vicenda del Russiagate e i suoi attacchi al Fbi sono una garanzia per il presidente, che ora avrà un uomo di fiducia nell’influente Dni, che di fatto coordina il lavoro di Cia e Nsa.

Silurato con un tweet di «ringraziamento» invece Coats che ormai era diventato troppo ingombrante a causa delle sue posizione anti- russe. Il suo incarico a capo degli 007 americani, nell’ultimo anno e mezzo, gli ha riservato, soprattutto, contrasti con il presidente.

Un rapporto difficile
Trump aveva pensato di licenziare Coats già nel 2018, dopo l’incontro in Finlandia con il presidente russo Putin, in seguito al rapporto di Cia, Fbi e Dni secondo il quale il Cremlino ha cercato di influenzare le elezioni del 2016.

Il rapporto, però, non ha riportato prove che questa interferenza mirasse a facilitare l’arrivo del miliardario allo Studio Ovale. Già prima dell’incontro di Helsinki, il direttore dell’intelligence era finito nel mirino della Casa Bianca per aver ripetutamente ricordato come i cyberattacchi russi avessero minacciato la democrazia americana.

Alla conferenza sulla sicurezza, ad Aspen, Colorado, Coats aveva manifestato sorpresa quando Trump aveva invitato Putin alla Casa Bianca. Da quel momento in poi, il direttore dell’intelligence aveva scelto il basso profilo, evitando di contraddire il presidente, ma il rapporto di fiducia con Trump era ormai compromesso. Secondo fonti del Washington Post, vicine al presidente, Coats – un tempo funzionario disciplinato – era ormai ritenuto un «sovversivo».

 

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