Editoriale del Direttore 20 Jul 2019 13:23 CEST

L’amicale non governo dei due vicepremier

Salvini&Di Maio

Tra i tanti aspetti distorsivi della crisi di governo perennemente annunciata e ancora mai ufficializzata, un posto di riguardo attiene al rapporto tra i due vicepremier e veri Lord Protettori dell’esecutivo: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Un rapporto che fin da subito si è caratterizzato per essere non di tipo politico bensì personale, generazionale, culturale. Intriso di “nuovismo” e impegno concorde per superare – e svuotare – le rispettive leadership di contrasto al fine di attingerne voti e consensi: Berlusconi per Salvini; Renzi e il Pd per Di Maio.

E’ stato ed è un rapporto personale, di tenore privatistico, amicale nel senso tecnico della parola. Per capirci, con uno sguardo all’etimologia: un rapporto amichevole è placido e gradevole; uno amicale è complice. E infatti su questa complicità si è basata la convergenza di coalizione con la scrittura del Contratto di governo. Ed è questa amicalità che, nelle parole stesse dei protagonisti, ora appare disgregata: «E’ finita la fiducia personale» con Di Maio, sbotta Salvini. «Mi ha pugnalato alle spalle, mi deve chiedere scusa», è la replica del capo pentastellato. Baruffe e rimbrotti tra amici- coltelli. Tra persone che hanno stabilito un vincolo di peculiare specificità.

Il punto è che guidare un Paese è tutt’altra cosa da intrattenere relationship personalistiche. Vale sia quando le cose vanno bene, sia quando peggiorano. In politica non esiste l’amicizia, e non è per forza un male. Esiste l’interesse, primo fra tutti quello generale dei cittadini da tutelare. Trattare gli affari di Stato come se fossero questioni private, da risolvere «a quattr’occhi», oppure far saltare provvedimenti e intese per improvvisi sbotti di sopracciò , permalosità, ripicche non solo è infantile: è irresponsabile.

Forse sarebbe opportuno che la coppia Di Maio- Salvini cambiasse registro. Che ci fosse tra loro più distanza personale e maggiore convergenza politica. Che ciascuno coltivasse i propri legittimi interessi per poi integrarli e pianificarli in un disegno strategico complessivo, comprensibile ed esplicito, da esporre ai cittadini. I rapporti amicali vanno bene per andare a cena la sera. La guida di uno degli Stati più avanzati del mondo si basa su scelte impregnate di politica, studiate e approfondite. Altrimenti si finisce nella Commedia dell’arte.

 

 

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