Mai alleati «Escludo categoricamente qualsiasi alleanza coi 5 Stelle». A ripeterlo più volte senza lasciare spazio a equivoci è Alessandra Moretti, neoeletta del Partito Democratico al Parlamento europeo e reduce dal voto che ha eletto a presidente della Commissione Ue la tedesca Ursula von der Leyen.

Nessuno spazio per un’alleanza coi pentastellati, dunque, nonostante in Italia si rincorrano con decisione voci di possibili avvicinamenti, anche in vista di una possibile accelerazione verso la crisi di governo.

Nessun avvicinamento, quindi, tra Pd e 5 Stelle?

Nel modo più assoluto. Sarebbe una scelta sciagurata: il Pd non può assolutamente allearsi con un movimento che ci ha delegittimati in tutti i modi e offesi perennemente a colpi di fake news. I grillini hanno riempito di fango l’azione di tutti i governi di centrosinistra e troverei imbarazzante per un partito come il nostro scendere a patti con chi rappresenta ogni giorno un esempio di totale inaffidabilità.

A livello europeo, però, i grillini hanno sostenuto come voi Ursula von der Leyen...

Questo è un problema dei 5 Stelle: sono stati loro a votare insieme ai partiti europeisti, scegliendo una candidata che, in fondo, rappresenta la maggioranza che ha vinto le elezioni Europee, ovvero quella filo- europeista. Il Pd, in quanto parte del gruppo dei Socialisti e democratici, ha scelto di sostenere von der Leyen subito dopo la negoziazione avuta con lei, quindi molto prima dei 5 Stelle. Anzi, a me sembra che, anche a livello europeo, i 5 Stelle mostrino tutta la loro inaffidabilità. Non sono iscritti a nessun gruppo, quindi sono isolati e non hanno alcuna influenza.

L’elezione di Ursula von der Leyen dà fiato alle forze filoeuropeiste, anche in ottica italiana.

Le preciso un dato: von der Leyen non era la nostra candidata. Dopo aver ascoltato la sua relazione e dopo esserci confrontati con lei, però, è stato possibile convergere sulla base di alcuni punti fermi che noi come S& D abbiamo ritenuto determinanti per votarla: flessibilità economica e un piano straordinario di investimenti; il salario minimo europeo e l’indennità europea di disoccupazione; i temi ambientali ma soprattutto la questione migratoria con la modifica degli accordi di Dublino. Von der Leyen ha risposto positivamente alle nostre richieste, ha presentato un programma molto ambizioso ed ha fatto percepire in modo netto il suo sano europeismo e la sua determinazione nel difendere i valori europei, anche contro i sovranisti.

A proposito di sovranisti, da ieri in Italia soffia il vento di una possibile crisi di governo, spinta in particolare dal ministro Salvini.

Guardi, io credo poco alle crisi di governo anticipate. Per altro, vedo i due alleati di governo sempre molto attenti a trovare una ricomposizione, quando la tensione interna sale troppo. Del resto, non credo ci sia in Italia nessuna forza politica che voglia andare al voto, men che meno nella maggioranza.

Nemmeno la Lega?

Nemmeno la Lega, anche perchè tra pochi mesi il governo dovrà esprimere le nomine nei consigli di amministrazione delle partecipate. Per i grillini, invece, la ragione è chiara: sanno che se tornano al voto dimezzeranno i propri seggi, esattamente come succederà a Forza Italia.

Nemmeno il Pd ha interesse a tornare subito al voto?

Il Pd è al lavoro e sta attraversando una fase di ricomposizione e rafforzamento.

Ma sarebbe pronto?

In questo momento stiamo lavorando per definire un programma credibile e incisivo con cui presentarci agli italiani: le nostre priorità sono una profonda riforma della fiscalità e la lotta all’evasione; investimenti sul lavoro e contro la disoccupazione soprattutto giovanile; abbattimento del cuneo fiscale sulle imprese e taglio del costo del lavoro. Infine, dobbiamo essere in grado di dare risposte su come affrontare il tema migratorio, sia a livello italiano che europeo.