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Caso Rubli, Salvini non andrà in Aula. I Dem insorgono

Di Maio gioca di sponda col Pd: «il vicepremier la smetta di sviare, si presenti davanti al paese». E da Mosca smentiscono i finanziamenti al Carroccio
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Caso Rubli. Ancora non è arrivata la disponibilità del ministro dell’Interno Matteo Salvini a fare un’informativa alla Camera sui presunti finanziamenti russi alla Lega, così come chiesto da Pd Leu e + Europa del gruppo Misto». La conferenza dei capigruppo a Montecitorio si conclude con la bagarre messa in scena dal Partito democratico, indignato per il “no” del ministro dell’Interno a rispondere in Aula sui presunti finanziamenti di Mosca alla Lega. Ma non solo.

Perché il fastidio per l’atteggiamento del leader Carroccio non coinvolge solo l’opposizione. Il Presidente della Camera Roberto Fico, che già in mattinata si era detto favorevole ai chiarimenti di Salvini in Assemblea, prende carta e penna per inviare una lettera a Roberto Fraccaro, ministro per i Rapporti col Parlamento, per reiterare la richiesta al capo della Lega di riferire con un’informativa alle Camere.

«In Aula ci vado due volte alla settimana per il question time Quello che mi chiedono io rispondo» , aveva detto Salvini nel pomeriggio, braccato dall’alleato di governo e dal Pd. Ma, aveva messo in chiaro con i grillini, «la mia pazienza non è infinita».

I pentastellati non sembrano però intenzionati a lasciar rifiatare il socio di maggioranza, per la prima volta in difficoltà dopo mesi di popolarità incontrastata. «Chi vuole incontrare i sindacati» sulla manovra economica «lo può fare», dice Luigi Di Maio, riaprendo anche lo scontro istituzionale sul tavolo con le parti sociali convocato al Viminale il giorno precedente.

«Quel che mi dà noia è che lo si faccia per sviare da una questione molto più grande, che è quella di un vice primo ministro che secondo me deve andare a riferire in Parlamento sulla questione Russia», aggiunge il capo politico, utilizzando il registro di solito riservato agli avversari politici. «Sono sicuro che ( Salvini, ndr) ci andrà e così ci darà anche modo, come maggioranza, di difenderlo. Quando il Parlamento chiama, è giusto che il premier, un vicepremier, un ministro, un sottosegretario, risponda».

Vicepremier contro. E il leader leghista risponde. A Di Maio. «Ci vado due volte alla settimana per il question time. Rispondo a ogni cosa sullo scibile umano, sulle questioni più varie e eventuali», replica Salvini.

«Rispondo, partendo dal presupposto che da dieci giorni mi sembra parlino del nulla. Ma ognuno occupa il suo tempo come vuole Io mi occupo di vita reale. Hanno assoldato pure James Bond per trovare questi soldi. Sono attaccato da chi governa con me», aggiunge, prima di spiegare la natura dei suoi rapporti con Gianluca Savoini, suo ex- portavoce e presidente dell’associazione Lombardia Russia, adesso indagato per corruzione internazionale.

Se fino a qualche giorno fa il vicepremier sembrava quasi rinnegare il suo ex collaboratore, ora rivendica: «Conosco Gianluca Savoini da 25 anni, dai tempi dell’università Statale di Milano. L’ho sempre ritenuto persona corretta e, fino a prova contraria, continuerò a ritenerlo persona corretta», dice.

Il terzo uomo. Resta ancora da capire il ruolo di Francesco Vannucci, l’uomo che in serata ha detto di essere il “Francesco” citato nell’audio del Metropol.

«Ho partecipato all’incontro in qualità di consulente esperto bancario che da anni collabora con l’avvocato Gianluca Meranda. Lo scopo dell’incontro era prettamente professionale e si è svolto nel rispetto dei canoni della deontologia commerciale. Non ci sono state situazioni diverse rispetto a quelle previste dalle normative che disciplinano i rapporti d’affari», dice Vannucci.

Adesso salvini teme una convergenza concreta tra M5S e Pd. Il segretario dei democratici, Nicola Zingaretti, oggi incontrerà il presidente della Camera, Roberto Fico, per ribadire la sua richiesta di un’informativa urgente del ministro dell’Interno sui presunti fondi di Mosca.

«Sulla vicenda Salvini- Russia non molliamo e porteremo avanti una battaglia per la verità senza permettere nessun insabbiamento», scrive su Facebook il segretario del Pd, restituendo al partito il ruolo di protagonista dell’opposizione. «Salvini venga in Aula per una discussione approfondita senza reticenze dopo le omissioni e reticenze perché gli italiani devono sapere la verità», conclude Zingaretti, che poi estende la sua richiesta di chiarimenti a Conte.

A dare una mano a Salvini ci pensa però il Cremlino, con una nota ufficiale di Dimitri Peskov, portavoce di Vladimir Putin, che smentisce categoricamente la notizia dei finanziamenti russi alla Lega. Non è molto ma per un ministro dell’Interno “circondato” è già qualcosa.

 

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