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La destra americana lancia la crociata contro l’aborto

Georgia, Ohio, Kentucky, Mississippi, Alabama, Texas, l'offensiva dei governatori repubblicani. Con il supporto della Casa Bianca e della nuova Corte suprema
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È un’offensiva a tutto campo quella lanciata dalla destra d’oltreoeano contro il diritto all’aborto. Dopo anni di retroguardia e di battaglie stantie, tra le involate della chiesa evangelica e il dimesso lobbismo dei Tea Party, gli avversari dell’interruzione di gravidanza ora alzano la testa.

E prendono di mira la storica sentenza Roe vs. Wade del 1973, vero e proprio pilastro della giurisprudenza Usa che permette alle donne di abortire entro la 25esima settimana di gravidanza.

D’altra parte non sono più isolati come un tempo e possono contare su due sponde d’eccezione: la Casa Bianca di Donald Trump e la Corte suprema ormai a maggioranza conservatrice proprio grazie alle ultime nomine del tycoon, su tutte quella del controverso giudice Brett Kavanaugh, fervente apologeta del Vecchio testamento.

L’ultimo caso di una lunga serie riguarda la Georgia dove lo scorso 7 maggio è stata approvata una delle leggi più restrittive di tutti gli Stati Uniti. Difese con devozione dal governatore repubblicano Brian Kemp, le nuove norme proibiscono l’aborto dopo la sesta settimana, uno stadio in cui la gran parte delle donne non sa nemmeno di essere incinta ma che viene identificata dai medici come il momento in cui viene percepito il «battito cardiaco» del feto.

Dopo l’Ohio, il Kentucky e il Mississippi la Georgia diventa così il quarto Stato a promulgare una legge che, per proteggere il feto, criminalizza l’Ivg.

In Ohio il principio del «battito cardiaco» è stato adottato il mese scorso come prologo a una legge più ampia che vuole impedire alle compagnie di assicurazione di coprire le spese mediche per l’aborto, ma anche quelle per la contraccezione come i rimborsi per la pillola e la spirale.

Ancora più sanguinoso il caso dell’ Alabama dove lo scorso 9 maggio i senatori repubblicani ( tutti maschi) hanno provato a far passare un emendamento sinistro, che oltre a vietare ogni forma di aborto, stabilisce una pena di prigione di 99 anni per chiunque lo pratichi o aiuti a farlo. Il divieto riguarda qualsiasi situazione, anche quando la donna ha subito violenza sessuale o la sua stessa vita è in pericolo.

L’emendamento non è ancora passato per la strenua opposizione dei rappresentanti democratici, ma verrà comunque votato la prossima settimana con buone possibilità di venire approvato. «Dobbiamo superare la Roe vs. Wade e ci riusciremo», promette la repubblicana Terri Collins, ideatrice del provvedimento.

In Texas, invece, verrà presto discussa una proposta di legge che equipara l’aborto all’omicidio volontario, il che lo renderebbe passibile addirittura della pena di morte. Se il parlamento locale ( a maggioranza repubblicana) darà il via libera, chiunque partecipi a un’interruzione di gravidanza, medici, infermieri, pazienti e familiari, potrà dunque essere incriminato per omicidio.

«La faremo passare senza tenere conto delle leggi federali, degli ordini esecutivi o delle indicazioni dei tribunali», tuona il pro- life Tony Tinderholt che, tra le altre cose, è noto per le sue battaglie contro i matrimoni gay e a favore della «famiglia naturale», pur essendosi sposato cinque volte e divorziato quattro.

Sono una dozzina gli stati che si apprestano a legiferare contro il diritto all’aborto, un attivismo reso possibile dall’amministrazione Trump, in prima linea  in questa crociata anche grazie agli offici dellinfluente consigliera Kellyanne Conway, le cui posizioni sui diritti civili rasentano il fanatismo religioso.

Se lo scorso 2 maggio ( durante la “giornata annuale della preghiera”) il presidente ha fatto sapere che renderà più facile l’obiezione di coscienza tra il personale medico, il decreto che priva di ogni aiuto federale le associazioni che aiutano le donne ad abortire è stato congelato da un giudice poco prima di entrare in vigore. Si tratta di una storica ossessione dell’alt-right statunitense provare a cancellare dalla faccia della Terra la Roe vs. Wade, ma, nonostante i vari tentativi effettuati nel corso dei decenni, finora non ci è mai riuscita.

I tribunali federali e la stessa Corte suprema hanno, fin qui, sempre difeso il principio del diritto alla scelta della donna la quale si fonda su un’interpretazione del 14esimo Emendamento condivisa da tutti i principali giuristi americani e che ormai è entrata a far parte del senso comune.

Questa vague proibizionista serve al presidente Trump per “compattatare” il suo campo politico attorno alle parole d’ordine della destra radicale ( un po’ come accade con il tema dell’immigrazione), non certo per conquistare il ceto medio che oscilla tra i due schieramenti politici.

Anche perché tutti i sondaggi realizzati sul tema parlano chiaro: il 65% dei cittadini americani considera l’aborto come un diritto acquisito che non deve venire modificato e disapprova la svolta reazionaria della Casa Bianca e l’azione dei governatori repubblicani.

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