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Corrao: «Al Sud Salvini pesca solo riciclati: non esistono leghisti veri sotto il Po»

L'eurodeputato grillino: «il dialogo coi dem? A suo tempo abbiamo rivolto la nostra proposta di contratto anche a loro. Ma allora preferirono lasciare il tavolo per mangiare i pop corn»
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Domani sarà il giorno del redde rationem. Ma alla vigilia del Consiglio dei ministri che deciderà il futuro di Armando Siri, la tensione continua a salire. Indagato per corruzione a Roma, il sottosegretario leghista ai Trasporti è finito anche nel mirino della procura di Milano per l’acquisto di una palazzina a Bresso. Ma per l’eurodeputato uscente del M5s Ignazio Corrao, siciliano, campione di preferenze nelle Isole anche alle ultime europarlamentarie, «sarebbe preferibile non arrivare al voto perché a questo punto Siri avrebbe dovuto già dimettersi».

Il premier Conte ha annunciato pochi giorni fa la revoca di Siri, ma la Lega finora ha fatto muro. In Consiglio dei ministri si andrà alla conta?

Di Maio e Salvini hanno detto che il governo andrà avanti. Certo è però che se la Lega decidesse di rompere, poi dovrebbe spiegare agli italiani perché, piuttosto che continuare a lavorare per gli italiani, ha preferito buttare tutto all’aria per difendere un sottosegretario sul quale incombe l’ombra della mafia. Magari alla fine sarà innocente, ma al momento sarebbe doveroso che Siri si accomodasse in panchina.

Siri è accusato di essersi messo al servizio dell’ex di Fi Arata. A sua volta legato a Nicastri, imprenditore che per i pm è vicino a Matteo Messina Denaro. Al netto delle inchieste in corso, vede da conoscitore del territorio siciliano il rischio che la corsa alla conquista del Meridione possa portare sul Carroccio personaggi riciclati come lamentato da alcuni esponenti nordisti della Lega?

Assolutamente sì. Alle recenti comunali siciliane il Carroccio ha riportato buoni risultati soltanto dove ha fatto asse con ex uomini di Cuffaro e di Alfano. Non esistono leghisti veri al di sotto del Po, ma solo vecchi politicanti a caccia di poltrone. I leghisti autentici continuano a essere gli stessi di un tempo: quelli della Lega Nord che ce l’hanno con i “terroni”.

A proposito di Nord, la Lega ha di nuovo alzato la voce sull’autonomia di Veneto e Lombardia. “O la facciamo o tutti a casa”, ha minacciato il sottosegretario Rixi. Ma il M5s vuole concederla oppure no?

Così com’è congegnata non va bene perché amplifica il gap tra Meridione e Settentrione. L’insistenza su proposte del genere evidenzia ancora una volta come la Lega sia rimasta Lega Nord. Del Sud non le importa nulla: sta solo utilizzando il vuoto della destra in Meridione per racimolare consensi.

Dal forum di Verona in poi avete cominciato ad attaccare la Lega su aborto e altri diritti civili. Solo una nuova strategia per recuperare consensi?

Personalmente ho sempre detto a chiare lettere che il Carroccio ha una visione retrograda in contrasto con i diritti civili. Vedere le mie posizioni condivise anche da altri non ha fatto altro che rendermi felice.

Da allora siete tornati a parlare un linguaggio di sinistra: salario minimo, tagli dei parlamentari, conflitto di interessi. Prove di una futura alleanza con il Pd?

A suo tempo abbiamo rivolto la nostra proposta di contratto anche ai dem. Ce n’erano di cose progressiste e di sinistra che avremmo potuto portare avanti insieme. Ma allora preferirono lasciare il tavolo per mangiare i pop corn.

Ora però c’è Zingaretti. Possibile riannodare il dialogo?

È naturale dialogare con tutti gli eletti in Parlamento. La domanda andrebbe però rivolta a loro: intendono fare finalmente qualcosa di coerente con i loro programmi o vogliono continuare a pensare soltanto al potere?.

Però voi avete votato il decreto sicurezza e la legittima difesa, salvo ora chiedere a Salvini meno propaganda e più concretezza dopo gli spari a Napoli e lo stupro di esponenti di Casa-Pound ai danni di una ragazza. Pentiti?

Personalmente non condivido i metodi comunicativi di Salvini. La propaganda leghista soffia sull’odio e sull’intolleranza verso lo straniero. Non ci sono delinquenti bianchi o neri, ma delinquenti e basta. E un ministro degli Interni deve occuparsi di far rispettare le regole a tutti, a prescindere dalla loro etnia.

Il M5s ha appena varato il nuovo europrogramma, ma nella vostra squadra europea mancano ancora all’appello due alleati. Riuscirete a contare davvero a Bruxelles?

Senz’altro. Dopo le elezioni europee ci confronteremo anche con altre delegazioni.

Avete criticato gli alleati negazionisti di Salvini in Europa, ma voi avete stretto patti con Kukiz 15, partito polacco omofobo e di estrema destra. Un autogol, non trova?

È una scelta che va contestualizzata. Nel panorama politico polacco anche il partito più a sinistra in Italia sarebbe collocabile nel centrodestra. Nessuna forza politica del resto può avere visioni identiche a quelle di un’altra. Ed è per questo che gli accordi che abbiamo stretto con Kukiz e gli altri si basano su punti precisi.

Tra i punti del vostro programma europeo spicca quello sui migranti improntato su ricollocamenti e corridoi umanitari. Tutto il contrario dei porti chiusi che avete sigillato in Italia insieme ai vostri alleati.

Alla Lega ci unisce la lotta ai trafficanti di uomini. Ma per il resto è inutile nascondere che sul tema abbiamo visioni opposte. Il M5s continuerà a lavorare in Europa per una soluzione di ampio respiro che coinvolga gli altri Stati membri. L’atteggiamento isolazionista della Lega e dei suoi alleati non potrà che crearci problemi perché non risolverà nulla: i flussi migratori non si cancellano con gli spot.

Le prossime elezioni potrebbero cambiare i vecchi equilibri dell’Europa così come l’abbiamo conosciuta. Quali i temi più urgenti da mettere sul tavolo?

In primis la lotta per l’ambiente: stop agli inceneritori e impulso all’economia circolare sono in cima alla lista. E poi l’estensione della legge Spazzacorrotti anche all’Europa e ai suoi rappresentanti, di cui la nostra direttiva è stata il primo mattone. E naturalmente la lotta all’austerity e la riforma della Bce. Ci aspettano altri cinque anni di dura battaglia.

 

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