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Partito Radicale e Nessuno Tocchi Caino: un appello per la liberazione di Nasrin Sotoudeh

Politici, magistrati e avvocati chiedono al Parlamento e al governo di intervenire sulle autorità iraniane «per ottenere la liberazione di Nasrin Sotoudeh e porre fine alle pene e ai trattamenti inumani e degradanti che le sono stati inflitti».
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Si allarga il fronte di mobilitazione a favore del rilascio di Nasrin Sotoudeh, l’avvocata iraniana da anni in prima fila per difendere i diritti civili nel Paese, che è stata condannata a 38 anni di carcere e 148 frustate per “collusione contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro lo Stato”, “istigazione alla corruzione e alla prostituzione” e per “essere apparsa in pubblico senza hijab”.

L’ultimo invito ad agire in ordine di tempo è quello di Nessuno Tocchi Caino che ieri in una conferenza stampa convocata insieme al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito si è appellato «al Parlamento e al governo italiano e ai rappresentanti dei parlamenti e dei governi europei perché intervengano con urgenza sulle autorità iraniane per ottenere la liberazione di Nasrin Sotoudeh e porre fine alle pene e ai trattamenti inumani e degradanti che le sono stati inflitti».

«Riteniamo vergognosa e inaccettabile la condanna» di Nasrin, proseguono i numerosi firmatari provenienti dal mondo politico, dalla magistratura, dall’avvocatura e dalla cultura. «La condanna a una pena assurda di 38 anni e la tortura medioevale della fustigazione sono un insulto alla civiltà giuridica, alla dignità della persona e al senso di umanità, che sono principi basilari e valori universalmente riconosciuti», ma non Iran purtroppo, come sappiamo da troppo tempo.

Grazie alle decennali attività di monitoraggio e di campagne per l’abolizione della pena di morte nel mondo, l’associazione radicale Nessuno Tocchi Caino ha un occhio privilegiato su quello che accade nella repubblica teocratica in cui vige un sistema giuridico basato sulla Sharia, tanto è vero che nell’appello ricordano come la condanna dell’avvocata – braccio destro di Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace, e vincitrice del Premio Sakharov del Parlamento europeo nel 2012 – «è stata annunciata appena qualche giorno dopo l’elezione di Ebrahim Raisi a capo del sistema giudiziario iraniano, noto a tutti per essere stato componente negli anni Ottanta della cosiddetta “commissione della morte”, responsabile di decine di migliaia di esecuzioni di prigionieri politici effettuate nel decennio successivo alla Rivoluzione Islamica».

L’Iran, con le 309 condanne a morte eseguite nel 2018, rimane il Paese con il più alto numero di esecuzioni pro capite. Il numero potrebbe essere molto più alto, perché i dati ufficiali spesso non corrispondono alla realtà. Secondo il dossier di Nessuno Tocchi Caino «le esecuzioni di donne sono state nel 2018 almeno 5 secondo le notizie raccolte: 1 attraverso fonti ufficiali e 4 non- ufficiali. Due di loro erano minorenni al momento del fatto. Con quelle del 2018, salgono ad 86 le donne giustiziate sotto la presidenza Rouhani. Le esecuzioni di minorenni sono continuate nel 2018, fatto che pone l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato. Sono stati giustiziati almeno 6 presunti minorenni al momento del fatto, di cui 1 caso riportato da fonti ufficiali e 4 da fonti non- ufficiali (tutte per omicidio)».

In Iran ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Migliaia di ragazzi subiscono frustate per aver bevuto alcolici o aver partecipato a feste con maschi e femmine insieme o per oltraggio al pubblico pudore. Per Elisabetta Zamparutti, di Nessuno Tocchi Caino, «se questo accade in Iran è anche per responsabilità dei governi che non pongono il rispetto dei diritti umani e dello Stato di Diritto come primo punto all’ordine del giorno in tutte le loro relazioni di cooperazione, politiche ed economiche, con questo regime misogino. Tutti lo considerano la soluzione dei problemi dell’area mediorentale quando invece ne è la causa. Un cambio è possibile sostenendo movimenti di opposizione democratici e liberali».

( I firmatari dell’appello: Laura Arconti, Presidente del Tribunale delle Libertà Marco Pannella, Liliana Cavani, regista, Deborah Bergamini, deputata Forza Italia, Bianca Berlinguer, giornalista, Anna Maria Bernini, senatrice Forza Italia, Rita Bernardini, Partito Radicale, Cinzia Bonfrisco, senatrice Lega, Stefania Craxi, senatrice Forza Italia, Francesca D’Aloja, scrittrice, Ilaria d’Amico, conduttrice, Alda d’Eusanio, conduttrice, Valeria Fedeli, senatrice PD, Flavia Fratello, giornalista, Lella Golfo, Presidente Fondazione Bellisario, Simonetta Matone, magistrato, Maria Teresa Meli, giornalista, Renata Polverini, deputata Forza Italia, Elisabetta Rampelli, Presidente Unione Italiana Forense, Barbara Saltamartini, deputata Lega, Debora Serracchiani, deputata Pd, Barbara Spinelli, Consiglio Nazionale Forense, Giulio Maria Terzi, Global Committe for the Rule of Law- Marco Pannella, Elisabetta Zamparutti, Nessuno tocchi Caino)

 

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