Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

La sinistra non perde il vizietto antico degli attacchi ad personam: ieri Berlusconi, oggi Matteo Salvini

È l'immancabile delegittimazione morale dell'avversario. E questo resta il tarlo del peggior moralismo e dell'arroganza culturale. Oggi tocca subire al vicepremier
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

C’è poco da fare. Il vecchio detto che “il lupo perde il pelo ma non il vizio” è sempre attuale e dietro l’angolo. Ce lo hanno ricordato alcuni commentatori politici a proposito della strategia del segretario del Pd, Zingaretti.

Un partito che, dopo aver predicato, praticato e condotto un feroce antiberlusconismo per svariati lustri – condotto prevalentemente dalla sinistra con il relativo cambiamento delle sigle dei partiti nel corso degli anni – adesso ha individuato il suo nemico mortale nel segretario della Lega e vice Premier Matteo Salvini. Ogni giorno assistiamo, infatti, ad una serie infinita di stilettate polemiche e personali contro il “salvinismo” e il suo leader, accusati di incarnare tutto il male possibile della politica contemporanea.

È il solito, e ben noto e collaudato, vizio della sinistra e di tutto il caravanserraglio che la accompagna.

Ovvero, accanto al seppur e scontato attacco politico, l’immancabile delegittimazione morale dell’avversario. E questo resta il tarlo del peggior moralismo e dell’arroganza culturale che da sempre animano gli esponenti che storicamente provengono dalla filiera del Pci/Pds/Ds ma che, purtroppo, ha avuto una deriva pericolosa e scivolosa negli ultimi tempi.

Un comportamento che conosciamo da tempo, per non dire da sempre appunto. È appena sufficiente ricordare gli attacchi violenti, smisurati e senza remore che venivano scagliati dai principali dirigenti del Pci contro alcuni statisti democristiani. Per esperienza diretta, ne ricordo uno su tutti: Carlo Donat- Cattin, di cui in questi giorni si svolgerà la commemorazione in Parlamento. E non per le vicende drammatiche che dovette subire nei primi anni ‘ 80 ma anche, e soprattutto, come ministro della Sanità per le sue concrete scelte politiche.

Tuttavia, per tornare all’attualità, con l’attacco a testa bassa, smisurato e violento, contro Salvini e il salvinismo come interpreti del male assoluto della politica italiana, si rischia di produrre lo stesso effetto che ebbe la crociata contro Berlusconi condotta a partire dall’inizio degli anni ’ 90 per oltre 20 anni.

Con altri argomenti, com’è ovvio, ma con lo stile immutato nella sostanza. E quindi, con un misto di attacco politico, delegittimazione morale e critica personale. Il tutto condito con le ormai note accuse sul “ritorno del fascismo”, la “regressione autoritaria”, la “minaccia eversiva” e stupidaggini varie.

Infine, e per arrivare al vero punto politico – e condivido, al riguardo, l’esortazione dell’ex direttore della Stampa Marcello Sorgi – forse sarebbe opportuno che il nuovo segretario del Pd Zingaretti, anche se è un interprete coerente ed ufficiale della cultura e della prassi comunista, invertisse un po’ la rotta. E cioè, prima di lanciarsi nei soliti slogan e negli ormai consueti attacchi politici, morali e personali contro l’avversario da distruggere, si soffermasse un po’ di più sul progetto politico che intende declinare dopo il disastro e la voragine in cui è precipitata la sinistra in questi ultimi tempi.

Perché non saranno più sufficienti gli altrettanto noti e conosciuti “appelli” dei testimonial progressisti. Tra l’altro, sempre tutti milionari, elitari, aristocratici e alto borghesi. No, deve ritornare protagonista la politica perché una credibile e seria alternativa politica e di governo al centro destra non passa più solo e soltanto attraverso l’attacco personale, la delegittimazione morale e la violenza verbale della polemica politica contro l’avversario prescelto. Adesso serve di più.

Anche per un bravo professionista della politica come Zingaretti.

 

Ultime News

Articoli Correlati