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10 anni di Pd, Renzi fa la festa a D’Alema, Prodi e Grillo: “Il Pd non ha padroni”

Il leader dem parla al teatro Eliseo: "Qualcuno ha anteposto gli interessi personali a quelli del partito"
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Prima ha liquidato D’Alema, Bersani e Speranza: “Qualcuno ha anteposto gli interessi personali a quelli del partito. Chi va via dal Pd non tradisce i leader ma tradisce il popolo”; poi i 5 Stelle:  “Il Movimento 5 Stelle appartiene al figlio del fondatore, al nipote del fondatore e al commercialista del fondatore”; e infine ai grandi assenti, Prodi e Parisi, ai quali ha mandato a dire che “il Pd non appartiene a nessuno”. Solo dopo questi “chiarimenti” Matteo Renzi ha parlato del futuro – suo e del Pd – dal palco del teatro Eliseo di Roma, dove si festeggiavano i primi 10 anni del Partito democratico.

Il segretario dem ha parlato dopo Veltroni, la vecchia guardia che non ha “tradito”, e il premier Paolo Gentiloni. Il primo tema è quello della nuova Europa, il luogo dove la politica deve tornare protagonista: “La politica serve, in Ue serve political compact. La mancanza di politica in Spagna, rimasta senza governo, ha prodotto la frantumazione del tessuto sociale”, come dimostra la Catalogna, quindi “la politica serve”. Renzi all’Eliseo ha poi spiegato che “il percorso Ue si è incespicato e interrotto dopo la moneta unica, manca la politica nel dibattito Ue. Mettere in discussione il fiscal compact non è solo giusto, è una scelta di opzione politica, prima serve il political compact, il social compact”, ha detto il leader dem. Poi la centralità del Pd, perché, “senza il Pd la sinistra italiana sarebbe irrilevante. Se non ci fosse stato il Pd 10 anni fa oggi la sinistra in Italia sarebbe semplicemente irrilevante. Bisogna avere il coraggio di riconoscerlo mentre diciamo grazie a chi ci ha portato fino a qui” .

Prima del segretario, dal palco dell’Eliseo aveva parlato Veltroni: “Non abbiamo paura della parola sinistra, è un’idea del mondo e della giustizia, cambiata nel tempo come è dovere farlo, la sinistra ci ha messo troppo a capire che libertà e giustizia non sono separate”, ha detto l’ex segretario dem prima di rivolgere un appello al premier: “Vorrei che la legislatura si concludesse con l’approvazione dello ius soli. Paolo e Matteo fate ciò che è necessario”. Un appello che Gentiloni sembra aver raccolto: “Spero che saremo orgogliosi di poter dire che un altro diritto, quello dei bambini che frequentano le nostre scuole, che sono nei nostri quartieri e giocano nelle squadre di calcio, ma che sono nati da genitori stranieri, possano avere il diritto alla cittadinanza”.

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